Il popolo di Israele è vivo

Una giornata in visita ai campi di sterminio di Alberto Pezzotta

… Per lunghi minuti si sente solo il rumore del vento e dei passi di una massa di turisti che ora procede incolume e senza rischi. Poi si procede verso l’uscita. Dietro di noi, un folto gruppo di ragazze israeliane, con la bandiera e t-shirt bianche azzurre. Alcune sono falascià. Tra gli accompagnatori spiccano tre tipi grossi come armadi, con occhialetti neri e capelli rasati. Penso all’ingiustizia e alla violenza che continua a subire un popolo costretto ad andare in vacanza con le guardie del corpo. Le ragazze però sembrano allegre: improvvisamente cominciano a cantare, e non è il lamento funebre che un goy come me si aspetterebbe, ma una canzone gioiosa. Decido di avvicinarmi a uno dei presunti agenti del Mossad per chiedere che cosa cantano. Mi squadra sospettoso e mi risponde solo: “It’s religious”. A quel punto mi avvicina un signore anziano, amichevole, che mi mette una mano sulla spalla e mi spiega che cantano “Am Israel chai”, “Il popolo di Israele è vivo” Penso che solo loro, e in questo modo, possano dare un senso a tutto quello che abbiamo visto.
L’articolo completo:
http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_27/turismo-auschwitz-lettore%20_f3dbb5ea-689d-11e2-b978-d7c19854ae83.shtml

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Il dolore tra le note

Spesso canticchiamo “La canzone del bambino nel vento” di Guccini e ne leggiamo le parole per i più svariati motivi, ma ci siamo mai soffermati sul testo a riflettere? Nel 2006 hanno pensato di farlo i ragazzi delle classi 5A e 5B dell’ Istituto Comprensivo Statale “Antonio Gramsci” per conoscere e non dimenticare verità realmente accadute.


Di chi parla la canzone?
In questa canzone il protagonista è un bambino, probabilmente ebreo.

– Il protagonista dove si trova e perché si trova in quel luogo?
Il protagonista si trova in uno dei più grandi campi di sterminio: Auschwitz. È stato deportato in quel luogo perché era considerato di razza inferiore e ha subito la sorte di tutte le persone ritenute non degne di vivere.

– Cosa è successo al protagonista?
Il bambino è stato ucciso tramite le camere a gas e poi è stato cremato nei forni ed è salito, sotto forma di fumo, attraverso un camino, su nel cielo dove riposerà serenamente per sempre.

– Guccini come descrive l’ ambiente dove si trova il protagonista?
Guccini descrive Auschwitz, in inverno, come il posto più triste che esista, facendoci capire che, nella stagione fredda e il cielo grigio, il campo di concentramento è ancor più cupo di quanto si possa immaginare.-

– Cosa regna in quel luogo e perché è così strano che regni …?
In questo luogo, pur essendoci molte persone, c’era un gran silenzio perché vi era la paura di subire la stessa sorte di altri, la tristezza negli animi e il dolore nel cuore.

– Qual è il significato del seguente verso: “Non ho imparato a sorridere qui nel vento”?
In questa canzone uno dei versi più significativi è: “Non ho imparato a sorridere qui nel vento”; con questa triste frase il bambino vuole farci capire che anche se il vento lo ha accolto e lo ha portato su nel cielo, tutto ciò che aveva dovuto subire sulla terra, solo perché era considerato diverso, rimarrà nel suo cuore per sempre.

– Qual è la terribile domanda che si pone il protagonista?
Il protagonista si pone una domanda che purtroppo anche ai giorni nostri esiste: come può un uomo uccidere un suo fratello.

– Come spieghi questi versi: “Ancora tuona il cannone” – “Ancora non è contenta di sangue la bestia umana”?
In questa canzone l’uomo è paragonato prima ad un cannone e poi ad una bestia, nella prima situazione l’uomo è una macchina congegnata per uccidere, mentre nella seconda l’uomo è un animale che uccide tutto ciò che intralcia il suo cammino.

– Alla fine della canzone, cosa si chiede il protagonista?
Alla fine della canzone il protagonista si chiede quando un uomo potrà vivere senza ammazzare e così il vento si poserà.

– Perché è tanto importante che il vento si “posi”?
Quando si poserà il vento significherà che esso non dovrà più trasportare le anime delle persone morte verso il cielo e soffierà solo sugli alberi in autunno e nei campi in primavera.

Tratto da: http://www.scuolalodivecchio.it/shoah/note.html

Numero A 5384

Sono il numero A 5384 di Auschwitz-Birkenau”. Così iniziava le sue “lezioni” la testimone sopravvissuta agli orrori dell’inferno.
“Andavo alle poste a ritirare la pensione e una volta ho, incautamente, appoggiato il braccio sul piano del banco. L’impiegato, incuriosito dal tatuaggio rimasto in vista mi ha chiesto che cosa era. Gli ho spiegato che era quello che mi avevano fatto al campo di sterminio. E lui mi ha risposto, ma se vi hanno sterminati, come mai siete così tanti?” (Forse si riferiva ai superstiti degli oltre duemila genovesi deportati nei campi di concentramento).
Oltre all’inferno tedesco, anche quello, imprevisto, trovato al ritorno nel “bel paese”.
Per le persone come Liana Millu, lo scopo della vita era quello di ricordare e raccontare, con la differenza, rispetto ad esempio a Primo Levi, di riuscire a rivivere il passato senza restarne vittime.
Al termine del suo cammino terreno, Liana Millu sceglie, anziché il rito del funerale, la cremazione e la dispersione delle ceneri, un modo, per chi era tornata dai forni crematori, di restare in vita. Contraddizione forse per l’atea ebrea ribelle, come la preghiera “laica” per cui sarà ricordata.

vento     

                   Liana Millu (Pisa 1914 – Genova 2005) – Scrittrice. Deportata ad Auschwitz.

 

articolo tratto da: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=48544

I cassetti della memoria

Dalla GMG in Polonia un’altra testimonianza di una giovane ragazza: Federica S. di Loiano si racconta.

E’ tutto pronto? Che cosa avrò dimenticato questa volta? Paure e preoccupazioni si sono già sistemate in valigia senza invito, ma il viaggio comincia. Dopo treni, aerei e pullman ecco che raggiungiamo la prima tappa e, già dai primi passi del mattino seguente, comincia a delinearsi quello che anche i giorni successivi ci avrebbero regalato. Meeting e JMJ 2016 - 23 de julho - 0146Un gruppo di persone provenienti da ogni parte del mondo si erano incontrate e piano piano provavano a iniziare a comunicare parlando nelle varie lingue, aiutandosi con i gesti e ci si riusciva incredibilmente a capire.  La visita ai luoghi e al museo di Padre Kolbe hanno guidato la mattinata, mentre lezioni di ballo, canto, risate hanno riempito la serata con grande allegria e divertimento.  Poi il viaggio riprende e raggiungiamo quei luoghi che fino a quel momento erano conosciuti solo tramite i libri di scuola, film o qualche racconto mentre ad un tratto si trovavano proprio davanti a noi.  Il silenzio si fa sentire e lo si può ascoltare ovunque  – già all’entrata dei campi di concentramento – ma tutto sembra parlare: le costruzioni rimaste, le pietre, gli alberi, le foto da cui le persone, le loro storie e i loro sguardi sembrano uscire ed arrivare direttamente ai nostri occhi. Anche gli oggetti visti nei luoghi visitati successivamente, le immagini e i disegni di una mostra hanno bussato alla nostra porta per raccontare. Una grande cascata di dolore è arrivata come un temporale in estate ed ognuno si è, a suo modo, confrontato con tutto questo. Tra quei passi di sofferenza e di fatica fuori e dentro di noi, c’era però anche qualcos’altro, qualcosa che andava oltre la parola morte che sembrava prevalere in quei luoghi. Meeting e JMJ 2016 - 23 de julho - 0163Il racconto di quell’uomo speciale, che ha saputo uscire dalla propria fila per donare la vita e che oggi vola nel vento insieme alle sue parole raggiungendo ogni parte del mondo per ricordare che “solo l’amore crea”. I parchi pubblici costruiti dove c’erano i campi di lavoro. La natura che, là dove sembrava non ci potesse essere più vita, si è ripresa il suo spazio e ha ridonato i suoi fiori e colori. Dopo lunghi sospiri si riprende il cammino e comincia tra fiumi di persone la condivisione delle giornate seguenti. La pioggia, il sole, i sorrisi, le lacrime, la stanchezza, la gioia ci hanno accompagnati fino a quando è arrivato il momento di riprendere la stradaMeeting e JMJ 2016 - 23 de julho - 0162 per tornare a casa. Tante sono le parole, i ricordi e le immagini che sono arrivate; ci sarà qualcosa che rimarrà nei nostri cassetti della memoria e qualcosa che se ne andrà, forse qualcosa ci avrà fatto stare male e qualcosa ci avrà donato gioia. In ogni caso tutto sarà stato una parte di strada percorsa insieme.

la speranza che va oltre la fine

… E così m’iscrive in Te la mia speranza, fuori di Te non posso esistere
quando innalzo il mio “io” sopra la morte svellendolo da un suolo di sterminio,
questo avviene perché esso sta in Te come nel Corpo
che dispiega la sua potenza sopra ogni corpo umano
e rinnova il mio “io”, cogliendolo da un suolo di morte
in figura diversa eppure tanto fedele,
dove il corpo della mia anima e l’anima del mio corpo ritornano a congiungersi
fondando sulla Parola, per sempre, la vita fondata prima sulla terra,
dimenticando ogni affanno, come al levarsi, nel cuore, d’un Vento improvviso
al quale nessun uomo vivente può resistere                                                         
né le cime dei boschi,  né in basso le radici che si fendono.                                  Il Vento mosso dalla Tua mano, ecco, diviene Silenzio …

  Giovanni Paolo II (clicca e ascolta l’ audio)

La speranza vive tra le macerie della vita…

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Ritrovati ad Auschwitz due oggetti d’oro appartenenti ad una vittima del campo. Erano in un sottofondo di una tazza smaltata che veniva usata dai prigionieri. La persona era consapevole che gli oggetti potessero essere rubati, ma nello stesso tempo nutriva la SPERANZA che potessero essere usati in futuro.

il portavoce del museo – tratto da: ansa –> clicca e guarda il video

Auschwitz (canzone del bambino nel vento)

Son morto con altri cento, son morto che ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….                            

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…  

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…  Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento… 

 Ancora tuona il cannone, ancora non è contento  di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…  

 Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare  a vivere senza ammazzare e il vento  si poserà e il vento si poserà…         Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare  e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà… 

Francesco Guccini 1964

guarda il video su you tube  http://www.youtube.coom/watch?v=-o7XdF-fhfM

 

la vita…nella cenere di ogni figlio di Dio 2

Cosa le trasmette e/o le ha trasmesso il tornare ed il sostare nel campo di Auschwitz in preghiera o come accompagnatrice dei pellegrinaggi?

Mi trasmette il non fermarmi soltanto agli avvenimenti storici accaduti in questi luoghi, bensì fare memoria della vita di tante persone che li hanno vissuto, lottato, creduto, sperato, che sono morte indegnamente. Fare memoria del mistero dell’amore più grande consumato da GDSCN0954esù sulla croce e attualizzato in questi luoghi dell’olocausto. Un sentimento di gratitudine al buon Dio mi pervade mentre sono in cammino dentro i campi, perché la sua risurrezione fa splendere questi luoghi di una grande luce, di una novità di vita e di speranza, perché l’amore è più forte della morte, dell’odio, della violenza… E vedendo persone da tanti luoghi del mondo, da tante nazioni che nel silenzio camminano su quei viali non posso non pregare e chiedere al Signore il dono della pace per tutti i popoli della terra, perché si avveri al più presto il suo “sogno” di fraternità, di unità. Da questo assurdo di Auschwitz può rinascere un mondo nuovo…

Secondo lei non si corre il rischio che il tornare più volte e spesso al campo possa divenire un’abitudine, oppure c’è dell’altro?

Non ci si può fare mai l’abitudine visitando questi luoghi. Non ci si può mai sentire come prima dopo essere stati lì. Non si può dire non ritornerò mai in quel luogo. Ci ritorno spesso perché mi aiutano il silenzio, la preghiera a rinnovare il percorso di un cammino interiore segnato dalla lotta tra il bene e il male,tra la forza dell’amore e i miei egoismi, tra la libertà e le mie prigionie…
Si, ci ritorno sempre con la consapevolezza che li c’è Dio, nella cenere calpestata nella terra, nella cenere di ogni figlio di Dio che giace là…  DSCN1123

In mezzo al bosco c’è un albero completamente bruciato nel suo tronco, però ogni anno rinasce con rami e foglie nuove e piene di vita, le sue radici sono DSCN1125profonde… 
E lì a dirmi, che anche se il corpo può essere distrutto, la vita continua sempre, perché quando si è ancorati e radicati in Dio, la vita continua a fiorire…

San Massimiliano mi ha insegnato questo: è morto ad Auschwitz, il suo corpo cremato, le sue ceneri sparse al vento, però la sua testimonianza, il suo ideale, il fuoco dell’amore che ardeva nel suo cuore sono vivi più che mai… Si, l’amore di Dio, la tenerezza di Maria e la fraternità verso tutti rendono sempre bella e buona la nostra vita!

M.C. missionaria in Polonia