Il rumore del treno

Suoni, rumori, immagini che rimangono impressi. E il ricordo di Kolbe, del suo ultimo viaggio. La testimonianza di Angelina, pellegrina ad Auschwitz.

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ʺFuori dal treno, dalle tenebre, viene un rumore assordante di ferro che taglia l’aria, di aria che taglia roccia… e quel ruggito nel buio”. Le parole di questa poesia di Monteiro Martins descrivono l’indicibile dei treni che trasportavano i prigionieri ad Auschwitz. Alcuni anni fa, in gennaio, mi trovavo qui, nel Centro M. Kolbe di Harmeze. Di notte mentre pregavo sentivo lo sferragliare, i sibili delle ruote e il fischio stridulo dei treni merci che passavano poco lontano. Pensavo ai prigionieri che arrivavano ammassati su quei treni, pensavo alla moltitudine di volti feriti ormai di morte, marchiati per sempre. Un’esperienza profonda e incancellabile.

Il 28 maggio 1941 Massimiliano insieme ad altri 304 prigionieri fu fatto salire sul treno che li avrebbe portati ad Auschwitz. Un gruppo di prigionieri vestiti di stracci e ammassati in carri bestiame partiva cantando: ʺAmata Madre, protettrice della nazione, ascolta, presta attenzione alla nostra supplica…”. Nelle immediate vicinanze della stazione un numero ancor maggiore di uomini, donne e bambini veniva ammassato nel ghetto di Varsavia.

Tra i binari del treno in corsa Kolbe non aveva smarrito le parole di speranza, di amore, il coraggio di creare buone relazioni, di dare il meglio di se stesso anche in quella situazione disumana e mortificante perché la pena si consola quando il dolore ha dei compagni. Massimiliano sapeva che la vita è come un viaggio in treno, con le sue stazioni, i suoi binari, i suoi incidenti. Nel suo ultimo viaggio ha miracolosamente conservato la fede e la fiducia in circostanze in cui la maggior parte di noi l’avrebbero perse, magari bestemmiando il cielo. Ha conservato la speranza proprio quando tutto sembrava perduto. Ha amato miracolosamente dando la propria vita quando nemmeno conveniva e quando sembrava davvero tutto in perdita. ʺSolo l’amore crea”, l’ha ripetuto fino all’ultimo respiro, anche nella cella della morte.

Vorrei dedicarti san Massimiliano, come segno di affetto, alcune parole di una poesia di Silvana Stremiz, penso proprio che te le meriti…

ʺHo preso il treno del cuore,

ho viaggiato sui binari dell’amore

attraversando gli abissi della mia anima per abbracciare la tua.

Ho sentito l’impossibile divenire possibile.

Ho compreso quanto può essere profondo l’amore

e che un attimo può valere una vita se quell’attimo è stato d’amore”.

Angelina Franch – Harmęże, agosto 2019

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Il deportato bambino di Auschwitz

Bogdan Bartnikowski, polacco, sopravvissuto all’Olocausto era adolescente quando venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. E’ autore di: “Infanzia dietro il filo spinato”, un libro che lascia un qualcosa nell’animo di diverso, non è solo un libro che racconta disumanità. Bodgan non ha mai smesso di pensare che oltre quel male e quella tragedia ci fosse ancora una speranza, ha avuto il coraggio di credere in queste piccole cose senza perdere mai la fiducia, come racconta nel suo blog Arianna Cordori.

 

Sopra la giacca indossa ancora un cartellino che lo identifica con nome, cognome e numero: Bogdan Bartnikowski era stato registrato ad Auschwitz  come prigioniero 192731.  

«È una giornata speciale – ha detto -. Proprio oggi, nel 1945, uscivo dal campo. Allora, quando si parlava di libertà, si intendeva solo quella conquistata attraverso i camini delle camere a gas. Per me è diverso: sono uscito dal cancello del lager tenendo per mano mia madre».

«Non provo alcun rancore per le nuove generazioni di tedeschi, in fondo loro non c’entrano nulla. È però attraverso il ricordo che non si ripetono gli errori».

Bartnikowski venne infatti deportato all’età di 12 anni durante l’insurrezione di Varsavia del ’44. «Si pensava di scappare, ma senza conoscere alla perfezione il campo era impossibile – ha proseguito -.  La fede? Ero troppo piccolo per capire. Quando Papa Giovanni Paolo II ha visitato Auschwitz si è però chiesto dove fosse Dio in quei giorni. Io rispondo che era in noi e continuare a crederci ci rendeva uomini pensanti».

intervista tratta da: http://www.lastampa.it/2017/01/12/edizioni/novara/la-testimonianza-agli-studenti-sono-stato-bambino-nel-campo-di-auschwitz-rVq3jGgwiljaRFU20phOBM/pagina.html

fede,speranza,carità

Continua la lettura “Le svolte della vita” di Roberto Parmeggiani – Ed Immacolata

Sono tre gli aspetti che hanno permesso a Massimiliano di trasformare la disperazione in speranza e che possiamo fare nostri.

corsaPrimo, l’allenamento quotidiano alla carità, in modo che nei momenti di maggior prova abbiamo il fiato per correre fino alla meta.

 

Secondo, mattonela costruzione       della speranza, che è una “casa” fatta di piccolissimi   mattoni,  uniti con pazienza e costanza.

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Terzo, il desiderio della fede, che permette ai nostri occhi di vedere un po’ oltre l’apparenza, di scorgere nelle feritoie di una realtà desolata la buona notizia di un mondo migliore.

E ci rendiamo conto che si tratta delle tre virtù teologali, fede, speranza e carità, ma ciò non stupisce perché sono le tre virtù che riguardano Dio e che ci permettono di vivere in unione con Lui. La relazione con Dio, in fondo, è l’unico aspetto che ci può davvero permettere di trasformare luoghi di disperazione in luoghi di speranza. Se amiamo, sicuri per la fede che questo amore cambia il mondo, certamente vivremo la speranza già oggi.

Mi chiedo:

Se la speranza non è un semplice augurio ma la certezza di avere Dio con noi, qual è la mia relazione con Lui? È viva, reale, sperimentata? Desidero affidarmi a lui? In che modo sto allenando la mia carità? Quali sono i mattoni con cui costruisco la casa delle speranza? In che modo sto alimentando il desiderio della fede?

la vita è un dono

Un musical di Claudia Koll, attrice e regista il cui cammino di conversione è iniziato attraversando la Porta Santa al Giubileo del 2000, anche a seguito della domanda fattale da un’ amica che le disse: “Se non c’è verità nella tua vita, come ci può essere nel tuo mestiere?”.

“La vita va vissuta con responsabilità”. Come un dono, appunto. E in quanto tale la mostra la vicenda umana e religiosa del martire. Lo spettacolo, infatti, racconta attraverso una dozzina di quadri tutte le fasi della vita di padre Kolbe. In particolare il suo consacrarsi all’Immacolata e poi la parte finale nel campo di concentramento…
“Mentre preparavo il musical – spiega l’attrice e regista, che con la sua voce recitante collegherà i diversi quadri canori – mi capitò di leggere una lettera scritta dal comandante di Auschwitz alla moglie. Un documento accorato in cuiIMG_20150406_213422 questo militare ammette: ‘È tragico accorgersi di aver sbagliato tutto nella vita’. E allora lo abbiamo inserito anche nella rappresentazione, per far meglio comprendere agli spettatori che 
seguire il proprio io può portare al disastro, mentre si possono fare cose meravigliose quando ci si lascia permeare da Dio. Padre Kolbe lo comprende e nel momento della grande battaglia si schiera dalla parte del Signore. Anche a costo della vita” ….

fonte: BastaBugie testo integrale 

lasciarsi condurre

Dal libro: “La sofferenza in San Massimiliano Kolbe” di Raffaele di Muro


SOFFERENZA IN SAN MASSIMILIANO KOLBE0001
Nell’esperienza spirituale di san Massimiliano il frutto più significativo ed evidente del suo costante e convinto porsi nelle mani dell’Immacolata è rappresentato dal modo sereno con cui affronta la morte e dalla pace che infonde negli altri nove condannati e reclusi nel bunker della fame e della sete. A tal proposito un testimone racconta che nella cella della disperazione si odono canti alla Madonna. Le guardie rimangono sorprese, perché da quel luogo sono solite ascoltare imprecazioni e bestemmie. Dopo molti giorni di prigionia e di digiuno solo Massimiliano rimane in vita, al punto che c’è bisogno di un’iniezione letale per ucciderlo. Chi è presente all’esecuzione testimonia i tratti sereni del suo volto, che incanta e sorprende i killers. E’ lui stesso,prima di addormentarsi, ad abbandonarsi tra le braccia della sua Mamma celeste, Colei alla quale ha affidato, ormai, da sempre, le chiavi del suo cuore.

E’ il trionfo dell’amore! Si tratta di un vero e proprio miracolo, perché l’offerta generosa, pacifica ed esemplare del frate polacco avviene in un posto terribile, ordinariamente terra di odio e di cattiveria. Questo prodigio di carità è possibile quando il credente si lascia guidare ed illuminare dall’esempio, dalla protezione e dalla benevolenza di Maria. A questo genere di atti eroici porta il quotidiano lasciarsi condurre dalla Madre di Dio.

il messaggio all’uomo sofferente di oggi

Dal libro: La sofferenza in San Massimiliano Kolbe  di R.di Muro – ed.Libreria Vaticana

Il santo frate è talmente immerso nel progetto missionario affidatogli dal Signore ed è così convinto della costante intercessione dell’Immacolata, che non si scoraggia al cospetto di evidenti problemi fisici: sa che, malgrado questo ostacolo, la forza conferitagli da Dio è tale da permettergli di superare ogni genere di difficoltà.Padre Kolbe aiuta il credente di oggi a superare lo scoraggiamento ed a continuare a perseverare nel cammino di fede e nel proprio percorso missionario. Da Dio proviene ogni vocazione, nonché la forza di portarla fruttuosamente a compimento.E’ evidente che il dolore fisico comporta non pochi problemi e disturbi al francescano polacco. Tuttavia egli, pur dispiaciuto per le limitazioni imposte all’attività apostolica, rimette tutto nelle mani dell’Altissimo, affidando serenamente la salute all’Immacolata…

Padre Kolbe è prostrato fisicamente e non può dar corso alla missione che porta nel cuore.Tuttavia, il suo atteggiamento e quello di continuare a compiere la volontà divina, accogliendo ogni situazione di contrarietà, onde conferire a ciascuna vicenda un valore legato alla sua santificazione ed al compimento del progetto dell’Altissimo.Vogliamo anche sottolineare la perseveranza del martire polacco, il quale è fortemente limitato nel parlare, data la situazione patologica dei suoi polmoni. Pur tuttavia, non esita a mettersi a disposizione della Chiesa per l’evangelizzazione e l’insegnamento.Non si abbatte e cerca, comunque, di valorizzare al massimo i talenti donatigli da Dio…

E’ il miracolo dell’affidamento, che si ripete in ogni situazione di sofferenza del santo, il quale, in questo modo, riesce a portare in pace la sua croce personale. Anche in prossimità del suo arresto, infonde nei suoi confratelli la calma e la pace necessarie per affrontare il tempo della persecuzione nazista.

La non violenza ad Auschwitz

dal Diario di: Etty Hillesum 1941-1943 giovane ebrea olandese che venne deportata ad Auschwitz nel mese di settembre del 1943. Dal vagone piombato riuscì a gettare una  cartolina, che venne poi raccolta e spedita da un contadino: Abbiamo lasciato il campo  (di smistamento di Westerbork) cantando“.


Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini  su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa:
cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il
domani, ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la
sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in questi
tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te in noi
stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. 
Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te.

Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in  questo modo  ti impedirò di abbandonarmi.  Con me vivrai anche tempi magri,mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio
territorio.  

                 Per il dolore grande ed eroico ho abbastanza forza, mio Dio,                      ma sono piuttosto le mille piccole preoccupazioni quotidiane a saltarmi addosso   e a mordermi  come altrettanti  parassiti.   Be, allora mi gratto disperatamente       per un po’ e ripeto ogni giorno:  per oggi sei a posto,  le pareti protettive di una casa ospitale ti scivolano sulle spalle come un abito che hai portato spesso e che ti è diventato famigliare, anche di cibo ce n’è a sufficienza per oggi, e il tuo letto con le lenzuola bianche e con le sue calde coperte è ancora lì,      pronto per la notte e dunque, oggi non hai diritto  di perdere neanche un attimo della tua energia in piccole preoccupazioni materiali.  Usa e impiega bene ogni minuto di questa giornata         e rendila fruttuosa, fanne un’altra         salda pietra su cui possa ancora reggersi il nostro povero e angoscioso futuro.        Il gelsomino dietro casa è completamente sciupato dalla pioggia e dalle tempeste  di questi ultimi giorni, i suoi fiori bianchi galleggiano qua  e là sulle pozzanghere scure e melmose che si sono formate sul tetto basso       del garage. Ma da qualche parte dentro di me esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre e spande il suo profumo tutt’intorno alla tua casa, mio Dio.  Vedi come ti tratto bene. Non ti porto soltanto le mie lacrime e le mie paure, ma ti porto persino in questa domenica mattina grigia e tempestosa, un gelsomino profumato. Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino e sono veramente tanti.
              Voglio che tu stia bene con me.     

E tanto per fare un esempio:  se io mi ritrovassi  richiusa in una cella stretta e vedessi passare una nuvola davanti alla piccola inferriata, allora ti porterei quella nuvola, mio Dio, sempre che ne abbia ancora la forza”.