La forza del silenzio

Nell’ultimo libro del Cardinale R.Sarah – prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti – “La forza del Silenzio contro la dittatura del rumore”, il Cardinale si pone delle domande, le stesse che ogni pellegrino si fa mentre si aggira tra le baracche di Auschwitz-Birkenau e ciò che rimane delle persone che sono state deportate là.

L’umanità parla e Dio risponde con il suo silenzio.
Come è possibile comprendere gli anni della Shoah e il corteo abominevole dei campi di sterminio, come quello di Auschwitz-Birkenau, in cui sono morti tanti ebrei innocenti?
Come si fa a capire il silenzio di Dio?
Perchè Dio ha scelto di non intervenire mentre massacravano il suo popolo?

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La sofferenza dell’uomo diviene misteriosamente sofferenza di Dio.
Credere in un Dio silenzioso che “soffre” significa rendere il mistero del silenzio di Dio ancora più misterioso, ma anche più luminoso…
Il silenzio di Dio è un invito a custodire il silenzio per approfondire il grande mistero dell’uomo posto di fronte alle sue gioie, alle sue pene, alla sua sofferenza e alla sua morte.

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Il deportato bambino di Auschwitz

Bogdan Bartnikowski, polacco, sopravvissuto all’Olocausto era adolescente quando venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. E’ autore di: “Infanzia dietro il filo spinato”, un libro che lascia un qualcosa nell’animo di diverso, non è solo un libro che racconta disumanità. Bodgan non ha mai smesso di pensare che oltre quel male e quella tragedia ci fosse ancora una speranza, ha avuto il coraggio di credere in queste piccole cose senza perdere mai la fiducia, come racconta nel suo blog Arianna Cordori.

 

Sopra la giacca indossa ancora un cartellino che lo identifica con nome, cognome e numero: Bogdan Bartnikowski era stato registrato ad Auschwitz  come prigioniero 192731.  

«È una giornata speciale – ha detto -. Proprio oggi, nel 1945, uscivo dal campo. Allora, quando si parlava di libertà, si intendeva solo quella conquistata attraverso i camini delle camere a gas. Per me è diverso: sono uscito dal cancello del lager tenendo per mano mia madre».

«Non provo alcun rancore per le nuove generazioni di tedeschi, in fondo loro non c’entrano nulla. È però attraverso il ricordo che non si ripetono gli errori».

Bartnikowski venne infatti deportato all’età di 12 anni durante l’insurrezione di Varsavia del ’44. «Si pensava di scappare, ma senza conoscere alla perfezione il campo era impossibile – ha proseguito -.  La fede? Ero troppo piccolo per capire. Quando Papa Giovanni Paolo II ha visitato Auschwitz si è però chiesto dove fosse Dio in quei giorni. Io rispondo che era in noi e continuare a crederci ci rendeva uomini pensanti».

intervista tratta da: http://www.lastampa.it/2017/01/12/edizioni/novara/la-testimonianza-agli-studenti-sono-stato-bambino-nel-campo-di-auschwitz-rVq3jGgwiljaRFU20phOBM/pagina.html

La storia si ripete

Da poco conclusosi il pellegrinaggio 2017 in Polonia, ripartiamo con una piccola intervista a M.Angela, una pellegrina della provincia di Bologna.

Leggendo la tua precedente testimonianza mi colpivano queste tue parole: “Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito…” Puoi spiegarci meglio la tua motivazione? Cosa hai provato durante e dopo aver visto Auschwitz e Birkenau? E c’è stato qualcosa che ha attirato maggiormente la tua attenzione in questi luoghi?

Sì, diciamo meglio che Auschwitz era la motivazione principale. Da molti anni mi interesso a quanto è avvenuto nei campi sia come passaggio fondamentale della storia del secolo scorso che nel significato più profondo del rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e i suoi impulsi più aggressivi, tra uomo e Dio, tra Dio e la storia. In questo Auschwitz è un caposaldo imprescindibile, un esempio assoluto. Avendo molta dimestichezza con Israele (ci sono andata tantissime volte) e avendo visitato più volte il memoriale della Shoa, lo Yad VaShem, a Gerusalemme – che tutti dovrebbero visitare anche chi va in pellegrinaggio cristiano – sapevo ciò che mi aspettava ma l’esperienza è stata diversa e molto più intensa. Le emozioni superficiali mi interessano poco perché non permangono; questi viaggi dovrebbero indurre la gente non solo a riflettere sul come e perché in un luogo così distruttivo della dignità umana – ancor prima di uccidere fisicamente – c’è stata gente che l’ha mantenuta e ha dato la vita per altri, ma a chiedersi come si è arrivati a tanto. Perché la storia si ripete e noi non ci accorgiamo, non diamo il giusto peso ai segni premonitori delle tragedie. E quando la situazione diventa troppo disperata non abbiamo la forza per reagire.

Ci sono poi grandi domande: certo dove era l’uomo ma anche dove era Dio. Come e se Dio interviene nella storia. Cosa sia la libertà e se e quanto l’uomo sia libero quando agisce – e per molto tempo – così come Auschwitz manifesta. Questioni non per addetti ai lavori o filosofi o teologi o storici ma per tutti noi, visto che Dio ci ha dato il cervello per ragionare. Potrei continuare per ore anzi forse dovrei. Non so se ho risposto alle tue domande. Mi piacerebbe però che si aprisse una possibilità di ragionamento comune, di approfondimento. Tra l’altro c’e’ una letteratura sterminata sull’argomento, io stessa ho una biblioteca piuttosto fornita, ci sono film non banali da vedere… Un abbraccio e anche grazie della possibilità che mi hai dato.

M.Angela F.

 

Matrimonio ad Auschwitz

Il 18 marzo 1944, nel campo di concentramento di Auschwitz,viene celebrato un matrimonio. Rudolf Friemel, era un prigioniero politico, Margarita Ferrer una francese. Erich Hackl ha riflettuto a lungo sul significato di questi destino straordinario. Ha esplorato gli archivi incontrato compagni del campo, i genitori. Con il matrimonio di Auschwitz, più di un testimone dice: una bella vista tentare di effettuare la letteratura un’esperienza pieno di amore e oblio.

Fu l’unico matrimonio celebrato nel Campo.  La coppia si conobbe in Spagna, dove Friemel combattè contro le forze del generale Franco nelle brigate internazionali. Dopo aver perso la guerra fuggirono in Francia dove si rincontrarono in un Campo di internamento. Furono poi separati quando la donna era gia’ in stato di gravidanza.

Margarita fu infine inviata ai lavori forzati in Germania. Friemel venne internato ad Auschwitz dove fu attivo nel movimento di resistenza. Come austriaco e meccanico delle SS ottenne con successo il permesso di legalizzare il suo rapporto con Margarita e la sposò nel Campo il 18 marzo 1944.

Rudolf, tentò di fuggire da Auschwitz ma fu catturato ed impiccato nel Campo il 30 dicembre del 1944, pochi giorni prima della liberazione insieme ad altri quattro fuggitivi. I nazisti gli fecero indossare la stessa camicia da sposo  indossata al suo matrimonio.

Margarita e il bambino riuscirono a sopravvivere alla guerra.

articolo tratto da: https://www.guida-auschwitz.org/blog/

14 agosto. Oggi ha vinto l’amore!

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San Massimiliano,

nelle tenebre di Auschwitz tu sei stato una luce,

hai donato fiducia e speranza ai tuoi compagni di prigionia,

hai donato tutto fino alla fine: la tua stessa vita, per amore.

Insieme a te, desidero pregare per la pace nel mondo,

per la giustizia, il rispetto della dignità e del valore di ogni persona.

San Massimiliano,

aiutami a diventare simile a te, strumento di comunione,

volto della tenerezza materna di Maria,

testimone di carità, voce che annuncia: «Solo l’amore crea».

San Massimiliano Kolbe, prega per noi!

Ripartiamo… dalla Polonia

Tante le testimonianze del viaggio in Polonia di questa estate. Riportiamo solo alcune voci. Nel link la photogallery.

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Tanto avrei da scrivere sul mio pellegrinaggio in Polonia, ma mi limito ad esporre l’essenziale. La speranza e l’amore: accompagnati nel pellegrinaggio da tre grandi santi polacchi e visitando i luoghi della loro vita, in questa terra di grandi tormenti e dolori, tutto mi ha parlato di speranza e di amore. Nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, vive testimonianze di immani atrocità, nel mio intimo ho sentito la forza della speranza; nel bunker della morte san Massimiliano Kolbe, a seguito del suo  grande atto d’amore, con la sua presenza, con la sua fede , attraverso la preghiera e i canti ha donato ai fratelli la “speranza”; davanti alla sua cella, sotterranea e così buia,  ho vissuto nel mio intimo sentimenti di speranza, amore e di resurrezione, non di morte. Visitando poi i campi di concentramento e vedendo tutto il male commesso, nel mio cuore ho percepito anche forte e vivo un grande sentimento d’amore: ho subito notato la natura, verde, rigogliosa e bellissima nei campi di Birkenau, proprio dove sono ubicati i forni crematori e dove noi con tanto  raccoglimento abbiamo pregato e meditato la via lucis; mi è balzato subito all’occhio il contrasto tra il male che trasuda dal quel terreno martoriato e la viva presenza dell’amore di Dio che si riscontra nella bellezza della natura proprio in quel luogo, mi sono detta: è l’amore, è la speranza, è Dio che parla che ci dice che alla fine il bene, l’amore vincono sempre. Sono  molto contenta, ringrazio il Signore per le grazie ricevute, per il sapore di “buono” che mi porto ora nel cuore, per le tre perle che mi ha donato e sulle quali mi ritrovo a meditare per migliorarmi. Prima della partenza una mia amica mi ha detto: dal pellegrinaggio con le missionarie si ritorna diversi, rinnovati, al mio rientro l’ho ringraziata e ho confermato quanto lei mi aveva anticipato. Grazie missionarie, grazie Padre Tomasz e ad ogni compagno di viaggio, con tutto il cuore.  Maria Grazia di Verona

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…Voglio dire che sono stata molto contenta del viaggio della compagnia e di voi organizzatrici perché mi ha fatto vedere e apprezzare cose per le quali, sinceramente, non mi sarei unita al viaggio. Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito.. infatti ho sofferto un poco di esserci stata così poco tempo.. ci ritornerò certamente. Comunque grazie di tutto veramente e arrivederci.   Maria Angela F.

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Ciao Lucia, grazie a te a Tiziana e alle missionarie polacche per il bel viaggio organizzato molto bene, i posti visitati non si possono scordare. Riguardo ai campi di concentramento bisogna visitarli per capire gli orrori commessi contro un popolo colpevole solo di credere ai propri ideali. Grazie ancora, saluti, Gabriele B.

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E’ stato un viaggio intenso e interessantissimo.  L’accoglienza  veramente splendida. Il gruppo che si è  formato veramente unito e in amicizia, non poteva essere diverso visto i protettori che ci accompagnavano.  Non abbiamo nessuna rimostranze da fare.  Tutto è andato oltre le aspettative. Un grazie particolare alle missionarie che ci hanno accolto, a voi e anche ai compagni di viaggio. Vista la perfetta organizzazione speriamo in altre opportunità. Un saluto e un abbraccio,  Sergio e Marisa S.

 

Guarda la photogallery del viaggio in Polonia 2017

 

Edith Stein, patrona d’Europa

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«Il pomeriggio del 2 agosto 1942 due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare suor Stein insieme alla sorella Rosa. Destinazione: il campo di smistamento di Westerbork, nel nord dell’Olanda. Edith non volle che fosse fatto nulla per salvarla. Nel lasciare il monastero aveva preso la sorella per mano, dicendo soltanto: “Vieni, andiamo, per il nostro popolo”.

Un commerciante ebreo di Colonia, riuscito a fuggire, ricorda: “Suor Benedetta andava fra le donne come un angelo consolatore, calmando le une, incoraggiando le altre. Molte madri sembravano cadute in una sorta di prostrazione, prossima alla follia; rimanevano a gemere come inebetite, trascurando i figli. Suor Benedetta si occupò dei bimbi piccoli, li lavò, li pettinò, procurò loro il nutrimento e le cure indispensabili. Per tutto il tempo in cui stette al campo dispensò intorno un aiuto così caritatevole che, a ripensarci, sconvolge…”.

Da Westerbork, il 7 agosto viene trasferita nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Edith appare calma e tranquilla, con in mano il rosario, rifiuta di togliersi l’abito del Carmelo e porta su di esso la stella dei deportati di fede giudaica: “Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto…”.

Il 9 agosto, con la sorella Rosa, varca la soglia della camera a gas. Non ha ancora compiuto 51 anni. Le sue ceneri saranno disperse al vento, come per Massimiliano Kolbe.

(tratto dal libro: Con la croce sul cuore, Edith Stein, di Maria Di Lorenzo)