la Shoah spiegata ai bambini

Un bellissimo libro per far conoscere ai più piccoli la storia dell’Olocausto. Il sottotitolo del libro è infatti “La misteriosa scomparsa di Aghi e Spille dalla Bottega di Nuvoletta Gentile”

 

 

In un piccolo villaggio Nuvoletta Gentile cuce magnifici abiti da sposa nella sua Bottega dei fili fin da quando era bambina, aiutata da Aghi Canterini, Bottoni dorati, Forbicine da Ricamo, Fili di Seta e Ditali. Ma quando in paese arriva un nuovo sindaco, il Generale coi Baffi, come lo chiamano tutti, le cose sono destinate a cambiareVI .

Anche se a volte gomitoli, fili, aghi e spille litigano tra loro, Nuvoletta Gentile interviene sempre a mettere pace e a ricordare il ruolo di ciascuno nella Bottega: OGNUNO DI VOI È IMPORTANTE ALLO STESSO MODO. Che siate Aghi, Spille, Gomitoli, Ditali, Forbici o Bottoni, senza di voi non si può fare alcun vestito degno di questo nome”.

Ma un bel giorno il Generale decide di rimuovere Nuvoletta dal suo incarico alla Bottega, e d’ora in avanti sarà lui a stabilire le regole: innanzitutto niente più aghi, niente più spille, niente più punture per tutti!   “E noi cosa faremo?”   domandano intimoriti gli aghi e le spille.     Aghi e Spille da oggi non servono più. VI METTEREMO IN UN CASSETTO PER SEMPRE.”   

Trasportati in un cassetto diviso in scomparti, chiusi nei loro astucci numerati, centinaia e migliaia di aghi e spille se ne stavano lì ammassati, “dove non c’era quasi nemmeno l’aria per respirare.” Le Forbici formavano uno squadrone che sorvegliava su tutto e tutti, ora si usavano solo Chiusure Stretch, il lavoro era continuo e balli e canti erano proibiti. Intanto gli Aghi e le Spille continuavano ad essere arrestati, ma quando non ci fu più spazio per loro nel cassetto il Generale coi Baffi ordinò ai Ditali di fonderli per liberare spazio e costruire nuove Forbici con il metallo fuso.

FONDETELI TUTTI, A NOI NON SERVONO PIÙ.”E COSÌ LA VECCHIA STUFETTA INIZIÒ A LAVORARE A PIENO REGIME.”

E intanto scomparivano sempre più tubicini… Sarà un piccolo ago insieme ad un gruppo di ribelli a denunciare la crudeltà del Generale e a riportare la pace alla Bottega dei fili.

Per noi adulti non è difficile cogliere il senso dietro queste parole e vedere il vero volto di Aghi e Spille che, da un giorno all’altro “non servono più”. Riusciamo a vedere il Campo di concentramento dietro quel cassetto e i forni che lavoravano senza sosta dietro la vecchia stufetta. Noi conosciamo già la storia, sappiamo com’è andata, ma i bambini no, e questo racconto servirà loro a capire che il male esiste, sotto varie forme, e che può essere sconfitto ma a un caro prezzo. Questa storia di aghi e di spille vuole instillare nei più piccoli la consapevolezza che l’uguaglianza e la libertà sono diritti sacrosanti, e lo fa in modo delicatissimo. Per cui leggiamo questi racconti ai nostri bambini, iniziamo ad insegnargli l’inviolabilità di certi valori, come il rispetto per l’altro, l’aiuto ai più deboli, l’essere grati per la propria vita.

tratto da: https://theimbranationgirl.wordpress.com/2017/01/27/la-shoah-spiegata-ai-bambini/

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La Rosa Bianca

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”Primo Levi

Emanuele Properzi ti insegna come si pubblicizza un libro

Il libro che vi proponiamo questo mese e che troverete tra le “letture consigliate è: La Rosa Bianca –  La resistenza al nazismo in nome della libertà di Paolo Ghezzi.

 

Recensione: Non solo al di fuori dei confini della Germania il nazismo è stato contestato e combattuto.Nonostante l’immagine di compattezza e forza del popolo tedesco che la propaganda nazista offriva a tutto il mondo, tante persone hanno opposto una resistenza a questa ideologia.La Rosa Bianca è il nome assunto da un gruppo di giovani universitari di Monaco di Baviera che costituirono un movimento di resistenza all’interno della Germania nazista. Il gruppo era composto da cinque studenti: Hans Scholl, sua sorella Sophie, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf tutti poco più che ventenni. Ad essi si unirà il professore universitario Kurt Huber.Stamparono clandestinamente sei volantini il cui contenuto avrebbe dovuto risvegliare la coscienza del popolo tedesco. Scoperti da un bidello nazista, vennero arrestati dalla Gestapo, torturati e condannati a morte per decapitazione il 22 febbraio 1943 dopo un processo di poche ore.Sebbene di fatto appaiono come perdenti di fronte alla tirannia scatenata da Hitler, restano nella coscienza collettiva dei tedeschi e degli europei in generale, i veri vincitori dello scontro che avvenne in quegli anni.

Dal libro:

  • rosabiancaIl primo volantino viene distribuito, per posta, nella sola città di Monaco… e comincia in tono perentorio: – Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi governare da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti… Ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e ad ogni sistema simile di Stato assoluto -…”.  (pag. 120-121)
  • La paura che suscita quel primo ciclostilato, come gli altri che lo seguono, è ben comprensibile se si pensa che era un attentato al ferreo monopolio della comunicazione scritta esercitato dal regime… non erano solo parole pronunciate in ‘stanze chiuse’, stavolta la sfida alla dittatura era incisa sulla carta, stava lì, nero su bianco, irrimediabile e inequivocabile, davanti agli occhi di chi leggeva…”. (pag. 122)
  • Il sesto e ultimo volantino è un’esplosione di indignazione: – Colleghe! Colleghi! Il giorno della resa dei conti è venuto… La Gioventù Hitleriana, le SA, le SS hanno cercato negli anni più formativi della nostra vita di renderci uniformi, di rivoluzionarci, di narcotizzarci… Per noi esiste una sola parola d’ordine: lotta contro il partito! A noi interessano una vera scienza e un’autentica libertà spirituale! Nessuna minaccia può spaventarci… Si tratta della lotta di ognuno di noi per il nostro futuro, per la nostra libertà e il nostro onore, in uno Stato che sia consapevole della responsabilità morale.- …”. (pag. 169)
  • I genitori di Hans Scholl riescono ad incontrare il figlio per l’ultima volta… Nella stanza dei colloqui Hans ha la faccia pallida e stanca, ma serena. Stringe le mani del papà, del fratello, della mamma e aggiunge solo: – Non ho nessun odio. Ho lasciato tutto dietro me.-.Il padre davanti al suo primogenito riesce solo a dirgli: – C’è ancora giustizia. Passerete alla storia”. (pag. 182)
  • La notte prima del processo, Sophie aveva fatto un sogno che racconta alla compagna di cella: – Era un giorno di sole e portavo un bambino al battesimo, avvolto in una lunga veste bianca. La strada per la chiesa diventava un ripido sentiero di montagna. Ma io camminavo sicura, tenendo fisso il bambino. Improvvisamente però mi si aprì davanti un crepaccio. Ma ebbi il tempo per posare il bambino in un posto sicuro prima di sprofondare nell’abisso. Ecco, il bambino è la nostra idea che si affermerà nonostante tutti gli ostacoli. Per questa idea abbiamo dovuto preparare una strada, ma anche morire”. (pag. 186)

 

Buona lettura!

 

Il difensore dei deboli

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”   Primo Levi

Emanuele Properzi ti insegna come si pubblicizza un libro

Da questo mese arricchiamo il nostro blog proponendovi la lettura di un libro tra quelli che abbiamo inserito come “letture consigliate“…

Iniziamo con “il difensore dei deboli” un nuovissimo libro che racconta la straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916 – 1945), di Renzo Agasso – Domenico Agasso jr.

Recensione: Teresio Olivelli, cristiano, educatore, insegnante, militare. In questi e tanti altri “campi di battaglia” Teresio ha portato il Vangelo. Non fugge di fronte ai problemi o ai difficili avvenimenti che precedono la seconda Guerra Mondiale. Costretto prima – per scelta poi – entra nel movimento fascista solo per cercare di “lavorare” dentro a questa ideologia che vorrebbe “dichiararsi” cristiana, ma che propone ben altre cose. Teresio è saldo nella Fede e nei suoi principi cristiani e morali. Malvisto dentro al movimento fascista proprio per la sua coerenza al Vangelo, se ne allontana e continua la sua battaglia aderendo alle Fiamme Verdi, resistenza di impostazione cattolica che segue gli insegnamenti di Papa Pio XI. Uomo d’azione, ma soprattutto con un’intensa vita spirituale e di preghiera. Questo gli infonderà la forza nei momenti più duri degli ultimi periodi della sua esistenza.

Dal libro:9788821597343g_71971

  • “Mentre molti abbruttiscono nell’orrore del campo (il lager di Flossenburg), Teresio Olivelli indossa un’altra volta le sue armi, cioè il Vangelo, preghiera, carità. Promuove subito il rosario quotidiano, coinvolgendo sempre più compagni: la corona è un pezzo di corda con dei nodi. Guida le preghiere per i prigionieri morti…”. (pag.151)
  • “Si sarebbe potuto salvare. Conosceva il tedesco, avesse fatto soltanto l’interprete, lo avrebbero tenuto al loro servizio, con il cibo assicurato…. Avrebbe potuto, volendolo, condurre giorni comodi, solo se si fosse piegato come altri ad assecondare le SS e i capi blocco, eseguendo e facendo eseguire i loro ordini. Egli preferì sempre aiutare i compagni di prigionia, preferendo l’essere colpito che lasciar colpire”. (pag.153)
  • “Sa di andare incontro alla morte, come lo sapevano i primi cristiani perseguitati e uccisi di ogni tempo e di ogni luogo….Come il francescano polacco Maksymilian Maria Kolbe, che il 14 agosto 1941 si è fatto ammazzare al posto di un padre di famiglia nel più terribile dei lager: Auschwitz”. (pag.156)
  • “Il 17 gennaio 1945 il ventinovenne Teresio Olivelli muore con Cristo perchè gli altri possano vivere. Bastonato a sangue l’ennesima volta per aver soccorso un maltrattato, facendo scudo con il proprio corpo, finisce martire di carità in conseguenza di questa ultima letale percossa”. (pag. 163)
  • “…Era un santo! Ha dato la vita per noi! – Lo dicono subito i pochi superstiti dei campi di concentramento…”. (pag.167)

Buona lettura!

 

lasciarsi condurre

Dal libro: “La sofferenza in San Massimiliano Kolbe” di Raffaele di Muro


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Nell’esperienza spirituale di san Massimiliano il frutto più significativo ed evidente del suo costante e convinto porsi nelle mani dell’Immacolata è rappresentato dal modo sereno con cui affronta la morte e dalla pace che infonde negli altri nove condannati e reclusi nel bunker della fame e della sete. A tal proposito un testimone racconta che nella cella della disperazione si odono canti alla Madonna. Le guardie rimangono sorprese, perché da quel luogo sono solite ascoltare imprecazioni e bestemmie. Dopo molti giorni di prigionia e di digiuno solo Massimiliano rimane in vita, al punto che c’è bisogno di un’iniezione letale per ucciderlo. Chi è presente all’esecuzione testimonia i tratti sereni del suo volto, che incanta e sorprende i killers. E’ lui stesso,prima di addormentarsi, ad abbandonarsi tra le braccia della sua Mamma celeste, Colei alla quale ha affidato, ormai, da sempre, le chiavi del suo cuore.

E’ il trionfo dell’amore! Si tratta di un vero e proprio miracolo, perché l’offerta generosa, pacifica ed esemplare del frate polacco avviene in un posto terribile, ordinariamente terra di odio e di cattiveria. Questo prodigio di carità è possibile quando il credente si lascia guidare ed illuminare dall’esempio, dalla protezione e dalla benevolenza di Maria. A questo genere di atti eroici porta il quotidiano lasciarsi condurre dalla Madre di Dio.

il messaggio all’uomo sofferente di oggi

Dal libro: La sofferenza in San Massimiliano Kolbe  di R.di Muro – ed.Libreria Vaticana

Il santo frate è talmente immerso nel progetto missionario affidatogli dal Signore ed è così convinto della costante intercessione dell’Immacolata, che non si scoraggia al cospetto di evidenti problemi fisici: sa che, malgrado questo ostacolo, la forza conferitagli da Dio è tale da permettergli di superare ogni genere di difficoltà.Padre Kolbe aiuta il credente di oggi a superare lo scoraggiamento ed a continuare a perseverare nel cammino di fede e nel proprio percorso missionario. Da Dio proviene ogni vocazione, nonché la forza di portarla fruttuosamente a compimento.E’ evidente che il dolore fisico comporta non pochi problemi e disturbi al francescano polacco. Tuttavia egli, pur dispiaciuto per le limitazioni imposte all’attività apostolica, rimette tutto nelle mani dell’Altissimo, affidando serenamente la salute all’Immacolata…

Padre Kolbe è prostrato fisicamente e non può dar corso alla missione che porta nel cuore.Tuttavia, il suo atteggiamento e quello di continuare a compiere la volontà divina, accogliendo ogni situazione di contrarietà, onde conferire a ciascuna vicenda un valore legato alla sua santificazione ed al compimento del progetto dell’Altissimo.Vogliamo anche sottolineare la perseveranza del martire polacco, il quale è fortemente limitato nel parlare, data la situazione patologica dei suoi polmoni. Pur tuttavia, non esita a mettersi a disposizione della Chiesa per l’evangelizzazione e l’insegnamento.Non si abbatte e cerca, comunque, di valorizzare al massimo i talenti donatigli da Dio…

E’ il miracolo dell’affidamento, che si ripete in ogni situazione di sofferenza del santo, il quale, in questo modo, riesce a portare in pace la sua croce personale. Anche in prossimità del suo arresto, infonde nei suoi confratelli la calma e la pace necessarie per affrontare il tempo della persecuzione nazista.

“Ci credi davvero?”

Galleria

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Testimonianza resa da Edoardo Gniadek tratta dal libro Il Santo di Auschwitz di  Patricia Treece. “Dopo qualche giorno padre Kolbe fu messo nella nostra cella.Indossava l’abito francescano ed era senza barba. La presenza di padre Kolbe, così diverso da noi … Continua a leggere

Ritratto di Kolbe

Dal libro Massimiliano Kolbe – Il Santo di Auschwitz, di Patricia Treece:

Sebbene, come tutti i prigionieri, indossasse abiti sporchi e strappati, con una scodella che pendeva da una parte e,come tutti, apparisse come uno scheletro consumato e degradato, in lui, in qualche modo, tutto questo veniva cancellato dal fascino del suo comportamento spirituale e dalla santità che irradiava dalla sua persona…

Mi piaceva guardarlo nei suoi occhi così belli e infossati, che avevano tanto calore e tanta dolcezza. A quel tempo P. Massimiliano aveva ancora i lividi delle bastonate, ma non si lamentava mai.

Fu lui che mi aiutò a penetrare nel senso della sofferenza

P. Zygmund Ruszczak, sacerdote internato ad Auschwitz