La poesia: filo spinato


Filo spinato

Su un acceso rosso tramonto,
sotto gl’ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
È il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.

Peter, bambino ebreo

Annunci

Il deportato bambino di Auschwitz

Bogdan Bartnikowski, polacco, sopravvissuto all’Olocausto era adolescente quando venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. E’ autore di: “Infanzia dietro il filo spinato”, un libro che lascia un qualcosa nell’animo di diverso, non è solo un libro che racconta disumanità. Bodgan non ha mai smesso di pensare che oltre quel male e quella tragedia ci fosse ancora una speranza, ha avuto il coraggio di credere in queste piccole cose senza perdere mai la fiducia, come racconta nel suo blog Arianna Cordori.

 

Sopra la giacca indossa ancora un cartellino che lo identifica con nome, cognome e numero: Bogdan Bartnikowski era stato registrato ad Auschwitz  come prigioniero 192731.  

«È una giornata speciale – ha detto -. Proprio oggi, nel 1945, uscivo dal campo. Allora, quando si parlava di libertà, si intendeva solo quella conquistata attraverso i camini delle camere a gas. Per me è diverso: sono uscito dal cancello del lager tenendo per mano mia madre».

«Non provo alcun rancore per le nuove generazioni di tedeschi, in fondo loro non c’entrano nulla. È però attraverso il ricordo che non si ripetono gli errori».

Bartnikowski venne infatti deportato all’età di 12 anni durante l’insurrezione di Varsavia del ’44. «Si pensava di scappare, ma senza conoscere alla perfezione il campo era impossibile – ha proseguito -.  La fede? Ero troppo piccolo per capire. Quando Papa Giovanni Paolo II ha visitato Auschwitz si è però chiesto dove fosse Dio in quei giorni. Io rispondo che era in noi e continuare a crederci ci rendeva uomini pensanti».

intervista tratta da: http://www.lastampa.it/2017/01/12/edizioni/novara/la-testimonianza-agli-studenti-sono-stato-bambino-nel-campo-di-auschwitz-rVq3jGgwiljaRFU20phOBM/pagina.html

Il dolore tra le note

Spesso canticchiamo “La canzone del bambino nel vento” di Guccini e ne leggiamo le parole per i più svariati motivi, ma ci siamo mai soffermati sul testo a riflettere? Nel 2006 hanno pensato di farlo i ragazzi delle classi 5A e 5B dell’ Istituto Comprensivo Statale “Antonio Gramsci” per conoscere e non dimenticare verità realmente accadute.


Di chi parla la canzone?
In questa canzone il protagonista è un bambino, probabilmente ebreo.

– Il protagonista dove si trova e perché si trova in quel luogo?
Il protagonista si trova in uno dei più grandi campi di sterminio: Auschwitz. È stato deportato in quel luogo perché era considerato di razza inferiore e ha subito la sorte di tutte le persone ritenute non degne di vivere.

– Cosa è successo al protagonista?
Il bambino è stato ucciso tramite le camere a gas e poi è stato cremato nei forni ed è salito, sotto forma di fumo, attraverso un camino, su nel cielo dove riposerà serenamente per sempre.

– Guccini come descrive l’ ambiente dove si trova il protagonista?
Guccini descrive Auschwitz, in inverno, come il posto più triste che esista, facendoci capire che, nella stagione fredda e il cielo grigio, il campo di concentramento è ancor più cupo di quanto si possa immaginare.-

– Cosa regna in quel luogo e perché è così strano che regni …?
In questo luogo, pur essendoci molte persone, c’era un gran silenzio perché vi era la paura di subire la stessa sorte di altri, la tristezza negli animi e il dolore nel cuore.

– Qual è il significato del seguente verso: “Non ho imparato a sorridere qui nel vento”?
In questa canzone uno dei versi più significativi è: “Non ho imparato a sorridere qui nel vento”; con questa triste frase il bambino vuole farci capire che anche se il vento lo ha accolto e lo ha portato su nel cielo, tutto ciò che aveva dovuto subire sulla terra, solo perché era considerato diverso, rimarrà nel suo cuore per sempre.

– Qual è la terribile domanda che si pone il protagonista?
Il protagonista si pone una domanda che purtroppo anche ai giorni nostri esiste: come può un uomo uccidere un suo fratello.

– Come spieghi questi versi: “Ancora tuona il cannone” – “Ancora non è contenta di sangue la bestia umana”?
In questa canzone l’uomo è paragonato prima ad un cannone e poi ad una bestia, nella prima situazione l’uomo è una macchina congegnata per uccidere, mentre nella seconda l’uomo è un animale che uccide tutto ciò che intralcia il suo cammino.

– Alla fine della canzone, cosa si chiede il protagonista?
Alla fine della canzone il protagonista si chiede quando un uomo potrà vivere senza ammazzare e così il vento si poserà.

– Perché è tanto importante che il vento si “posi”?
Quando si poserà il vento significherà che esso non dovrà più trasportare le anime delle persone morte verso il cielo e soffierà solo sugli alberi in autunno e nei campi in primavera.

Tratto da: http://www.scuolalodivecchio.it/shoah/note.html

La Rosa Bianca

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”Primo Levi

Emanuele Properzi ti insegna come si pubblicizza un libro

Il libro che vi proponiamo questo mese e che troverete tra le “letture consigliate è: La Rosa Bianca –  La resistenza al nazismo in nome della libertà di Paolo Ghezzi.

 

Recensione: Non solo al di fuori dei confini della Germania il nazismo è stato contestato e combattuto.Nonostante l’immagine di compattezza e forza del popolo tedesco che la propaganda nazista offriva a tutto il mondo, tante persone hanno opposto una resistenza a questa ideologia.La Rosa Bianca è il nome assunto da un gruppo di giovani universitari di Monaco di Baviera che costituirono un movimento di resistenza all’interno della Germania nazista. Il gruppo era composto da cinque studenti: Hans Scholl, sua sorella Sophie, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf tutti poco più che ventenni. Ad essi si unirà il professore universitario Kurt Huber.Stamparono clandestinamente sei volantini il cui contenuto avrebbe dovuto risvegliare la coscienza del popolo tedesco. Scoperti da un bidello nazista, vennero arrestati dalla Gestapo, torturati e condannati a morte per decapitazione il 22 febbraio 1943 dopo un processo di poche ore.Sebbene di fatto appaiono come perdenti di fronte alla tirannia scatenata da Hitler, restano nella coscienza collettiva dei tedeschi e degli europei in generale, i veri vincitori dello scontro che avvenne in quegli anni.

Dal libro:

  • rosabiancaIl primo volantino viene distribuito, per posta, nella sola città di Monaco… e comincia in tono perentorio: – Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi governare da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti… Ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e ad ogni sistema simile di Stato assoluto -…”.  (pag. 120-121)
  • La paura che suscita quel primo ciclostilato, come gli altri che lo seguono, è ben comprensibile se si pensa che era un attentato al ferreo monopolio della comunicazione scritta esercitato dal regime… non erano solo parole pronunciate in ‘stanze chiuse’, stavolta la sfida alla dittatura era incisa sulla carta, stava lì, nero su bianco, irrimediabile e inequivocabile, davanti agli occhi di chi leggeva…”. (pag. 122)
  • Il sesto e ultimo volantino è un’esplosione di indignazione: – Colleghe! Colleghi! Il giorno della resa dei conti è venuto… La Gioventù Hitleriana, le SA, le SS hanno cercato negli anni più formativi della nostra vita di renderci uniformi, di rivoluzionarci, di narcotizzarci… Per noi esiste una sola parola d’ordine: lotta contro il partito! A noi interessano una vera scienza e un’autentica libertà spirituale! Nessuna minaccia può spaventarci… Si tratta della lotta di ognuno di noi per il nostro futuro, per la nostra libertà e il nostro onore, in uno Stato che sia consapevole della responsabilità morale.- …”. (pag. 169)
  • I genitori di Hans Scholl riescono ad incontrare il figlio per l’ultima volta… Nella stanza dei colloqui Hans ha la faccia pallida e stanca, ma serena. Stringe le mani del papà, del fratello, della mamma e aggiunge solo: – Non ho nessun odio. Ho lasciato tutto dietro me.-.Il padre davanti al suo primogenito riesce solo a dirgli: – C’è ancora giustizia. Passerete alla storia”. (pag. 182)
  • La notte prima del processo, Sophie aveva fatto un sogno che racconta alla compagna di cella: – Era un giorno di sole e portavo un bambino al battesimo, avvolto in una lunga veste bianca. La strada per la chiesa diventava un ripido sentiero di montagna. Ma io camminavo sicura, tenendo fisso il bambino. Improvvisamente però mi si aprì davanti un crepaccio. Ma ebbi il tempo per posare il bambino in un posto sicuro prima di sprofondare nell’abisso. Ecco, il bambino è la nostra idea che si affermerà nonostante tutti gli ostacoli. Per questa idea abbiamo dovuto preparare una strada, ma anche morire”. (pag. 186)

 

Buona lettura!

 

Dalla voce di un bambino – 2° parte

cella san Max

Segue l’intervista a Michele, guida del Museo di Auschwitz…

4) Come spiegate alle persone che vengono a visitare i campi, il fatto che Padre Kolbe sia vissuto per così tanto tempo in quella cella?

Lo raccontano anche le testimonianze di alcuni ex prigionieri che San Massimiliano Kolbe per tutto il tempo pregava, aveva messo la sua vita nelle mani di Dio. E’ stato l’uomo con una iniezione di fenolo al cuore ad ucciderlo.

5) Puoi raccontarci le reazioni di chi prigioniero ad Auschwitz fa ritorno in questi posti e dirci che effetto fanno invece a te questi incontri e se ti lasciano qualcosa in particolare?

Conosco diversi ex deportati. Loro quando visitano il luogo rivivono ciò che è accaduto. Noi entrando in una baracca vediamo i letti vuoti, loro vedono le persone. Guardare i loro occhi pensando a quanto hanno visto fa rabbrividire. Il loro messaggio è quello che i nostri occhi non debbano mai vedere quanto i loro hanno visto. E’ un esperienza forte condividere la visita con un ex deportato, un valore aggiunto alla conoscenza e a livello personale. Il loro coraggio è di stimolo per me a fare sempre il meglio nella trasmissione della memoria. E certamente difficile dopo averli ascoltati trovare le parole giuste per raccontare.  Noi usiamo le parole – loro l’hanno vissuta.

6) Qualche domanda che ti hanno fatto, che ti ha particolarmente colpito e che ancora ricordi?

La visita al Campo di Auschwitz è consigliata a persone con età superiore ai 14 anni. Capita comunque che vengano anche ragazzi più piccoli. Ricordo in un gruppo un bambino di 7 anni che per tutta la visita è stato accanto ai genitori in silenzio, finita la visita mi è venuto accanto chiedendomi: “Perché gli adulti se sapevano che Hitler era cattivo l’hanno comunque seguito e gli hanno dato retta?”. La sua semplicità e riflessione mi hanno commosso.

 

perdonare un nazista di Auschwitz

 

 EvaKor2011.jpg

Eva Mozes Kor è fondatrice dell’organizzazione CANDLES (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors) e ha come scopo, oltre quello di informare sugli orrori dell’eugenetica nazista, anche quello di educare alla forza del perdono. Lei stessa ne dà testimonianza incontrando l’ex ufficiale delle SS Gröning.

 

L’ ex ufficiale delle SS può essere considerato parzialmente il prodotto dell’approccio fallimentare con cui le potenze vincitrici umiliarono la Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale preparando il terreno per la rivalsa tedesca. Il padre, grande patriota, divenne membro dell’organizzazione radicale Stahlhelm,nella cui sezione giovanile entrò presto il piccolo Gröning. Da qui poi il passo verso l’Hitlerjugend e successivamente le SS fu breve.Dato che all’epoca dei fatti Gröning lavorava in banca,venne assegnato come contabile ad Auschwitz dove lavorò per due anni, compreso il periodo tra maggio e luglio del 1944 durante la cosiddetta Aktion Höß – quando furono internati 420.000 ebrei ungheresi. Il suo compito era quello di contare le proprietà sequestrate sulla rampa agli ebrei selezionati per le camere a gas. Non prese mai parte direttamente alle violenze, anzi, una volta si lamentò con i superiori dopo aver visto un soldato zittire un bambino che piangeva spaccandogli la testa. Chiese anche il trasferimento, che tuttavia non gli fu concesso. Dopo la guerra Gröning non cercò mai di nascondere la propria identità o il suo passato nelle SS. Negli anni ’80, dopo aver letto un pamphlet neonazista, entrò in polemica con un negazionista al quale rispose che tutto quello che viene detto sull’Olocausto è la pura verità, di cui lui era stato testimone oculare. Da qui iniziò la redazione delle proprie memorie e le numerose interviste per Der Spiegel e la BBC. Gröning non si è neanche mai nascosto dietro il classico “obbedivo agli ordini”, ma ha spiegato il proprio comportamento calandolo nel contesto dell’educazione ricevuta: sin da piccolo aveva conosciuto una sola “verità”: gli ebrei sono il nemico interno contro cui combattere.

Eva Mozes Kor e Oskar Gröning
“Non v’è alcun dubbio sulla mia responsabilità morale,” ha dichiarato durante il processo, quando ha chiesto pubblicamente perdono. Questo è anche uno dei motivi che ha spinto Eva Mozes Kor, che ad Auschwitz ha perso i genitori e due sorelle più anziane, a incontrarlo per offrirgli il suo perdono. “So che molti mi criticheranno per questo, ma solo col perdono ho trovato la vera libertà,” sono le sue parole toccanti. 

tratto da Gariwo:la foresta dei giusti

 

 

giornata della memoria

 “Anche se andassi nella valle della morte non temerei male alcuno, perchè tu sei sempre con me. Perchè tu sei il mio appoggio, il posto più sicuro per me. Al tuo cospetto io mi sento tranquillo.”       Salmo 23

Le maestre ebree deportate facevano cantare nei campi di concentramento questo motivo ai bambini.

gam-gam-gam ki elekh  * be-beghe tzalmavet  *  lo-lo-lo ira ra *  ki atta immadì * shivtekhà umishantekhà hema-hema yenahmuni