La vita vuole vivere

Paul Glaser dirigente medico olandese nato immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, scopre casualmente che il suo cognome è un cognome di origine ebraica, piuttosto diffuso in altri paesi ma non in Olanda. Inizia così la ricerca sulle sue origini, che lo porterà a raccontare nel libro Ballando ad Auschwitz la storia di Rosie Glacér (originariamente Rosa Regina Glaser) e della sua famiglia.

…il governo del dopoguerra, nella fretta di chiudere con il passato, non rende giustizia a chi è sopravvissuto, né supporto, né risarcimento adeguato. Le giovani generazioni olandesi non sono consapevoli di questo, lo stesso Paul ne è particolarmente scosso: “L’Olanda così moderna e progressista ha in realtà un lato oscuro. E scoprirlo ha rappresentato uno degli shock più forti di tutto il mio lavoro di ricerca”.

Infine, un parallelo: emergono nella storia di Rosie molti dei temi che anche Primo Levi affronta nelle sue riflessioni da sopravvissuto: la violenza e la cattiveria “inutili”, il male degli aguzzini che sporca le vittime anche nella loro volontà di sopravvivere, la zona grigia e il privilegio, l’incomunicabilità da parte dei salvati di quanto accaduto.
Ma mentre Primo Levi è riflessivo, a tratti sereno ma sempre dolente, Rosie ha fame di libertà, Rosie è la joie de vivre, Rosie è la vita. E la vita vuole vivere.

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Questa è la vera storia di mia zia Rosie.
Ho raccontato le sue esperienze basandomi sui suoi diari, foto, lettere e appunti del tempo di guerra, interviste e ricerche d’archivio.
Subito dopo la guerra Rosie denunciò coloro che l’avevano tradita alla polizia. Anche i rapporti che li riguardano e numerose dichiarazioni di testimoni sono entrati a far parte del suo archivio.
In quanto primo nato della generazione postbellica, ho dato alla storia di mia zia forma di libro. Essa dimostra l’importanza che possono avere la forza di carattere e l’ottimismo nei momenti critici. Tramandatela.

Paul Glaser

tratto da: https://bambolediavole.wordpress.com/2017/01/27/ballando-ad-auschwitz-la-storia-di-rosie-e-della-famiglia-glaser/

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Vivo grazie a Kolbe

Negli anni 80, Angela Esposito è stata testimone auricolare ad Assisi ad un convegno dei giovani a cui ha partecipato il padre di famiglia – Francesco Gajowniczek – salvato dal martire polacco.

Francesco ritornando a casa, a guerra finita, ha trovato la moglie, ma non i figli morti sotto il bombardamento. Si è disperato. Gli sembrava che lo scambio non avesse prodotti i frutti. Ha vissuto momenti dolorosi, bui, carichi di molta sofferenza e Francesco si teneva lontano dai frati.Poi  è uscito dal tunnel (penso di poter dire così) quando ha maturato questa riflessione: alla domanda “perchè sono ritornato?”, ha dato questa risposta:

“Ho avuto salva la vita perchè devo raccontare quanto accaduto” 

Franciszek Gajowniczek

Kolbe uscì dalle fila, rischiando di essere ucciso sull’istante, per chiedere al Lagerfhurer di sostituirmi. Non era immaginabile che la proposta fosse accettata, anzi molto più probabile che il prete fosse aggiunto ai dieci selezionati per morire insieme di fame e di sete. Invece no! Contro il regolamento, Kolbe mi salvò la vita”. Quel momento segnò la storia…

Quello che vado dicendo da quarant’anni è che io ho visto in faccia un uomo più forte della morte. I miei occhi si sono incontrati con i suoi. I suoi brillavano e io piangevo. Amico, bisogna provare per credere che lo stupore non è sufficiente a interpretare i fatti. Altra cosa certa: io sono vivo perché Padre Kolbe mi ha amato. Se non mi avesse amato, nemmeno Dio mi avrebbe scelto. Lei la chiama fortuna.Io ho capito, invece, che Qualcuno ha pensato a p. Kolbe, a me e alla mia famiglia…

Nessuna guerra ha insegnato a non fare la guerra. Maestri di pace sono coloro che preferiscono morire, piuttosto che far morire. Oggi come ieri”.
tratto da:http://www.vocazionefrancescana.org/2014/08/s-massimiliano-kolbe-un-uomo-per-un.html

Il difensore dei deboli

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”   Primo Levi

Emanuele Properzi ti insegna come si pubblicizza un libro

Da questo mese arricchiamo il nostro blog proponendovi la lettura di un libro tra quelli che abbiamo inserito come “letture consigliate“…

Iniziamo con “il difensore dei deboli” un nuovissimo libro che racconta la straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916 – 1945), di Renzo Agasso – Domenico Agasso jr.

Recensione: Teresio Olivelli, cristiano, educatore, insegnante, militare. In questi e tanti altri “campi di battaglia” Teresio ha portato il Vangelo. Non fugge di fronte ai problemi o ai difficili avvenimenti che precedono la seconda Guerra Mondiale. Costretto prima – per scelta poi – entra nel movimento fascista solo per cercare di “lavorare” dentro a questa ideologia che vorrebbe “dichiararsi” cristiana, ma che propone ben altre cose. Teresio è saldo nella Fede e nei suoi principi cristiani e morali. Malvisto dentro al movimento fascista proprio per la sua coerenza al Vangelo, se ne allontana e continua la sua battaglia aderendo alle Fiamme Verdi, resistenza di impostazione cattolica che segue gli insegnamenti di Papa Pio XI. Uomo d’azione, ma soprattutto con un’intensa vita spirituale e di preghiera. Questo gli infonderà la forza nei momenti più duri degli ultimi periodi della sua esistenza.

Dal libro:9788821597343g_71971

  • “Mentre molti abbruttiscono nell’orrore del campo (il lager di Flossenburg), Teresio Olivelli indossa un’altra volta le sue armi, cioè il Vangelo, preghiera, carità. Promuove subito il rosario quotidiano, coinvolgendo sempre più compagni: la corona è un pezzo di corda con dei nodi. Guida le preghiere per i prigionieri morti…”. (pag.151)
  • “Si sarebbe potuto salvare. Conosceva il tedesco, avesse fatto soltanto l’interprete, lo avrebbero tenuto al loro servizio, con il cibo assicurato…. Avrebbe potuto, volendolo, condurre giorni comodi, solo se si fosse piegato come altri ad assecondare le SS e i capi blocco, eseguendo e facendo eseguire i loro ordini. Egli preferì sempre aiutare i compagni di prigionia, preferendo l’essere colpito che lasciar colpire”. (pag.153)
  • “Sa di andare incontro alla morte, come lo sapevano i primi cristiani perseguitati e uccisi di ogni tempo e di ogni luogo….Come il francescano polacco Maksymilian Maria Kolbe, che il 14 agosto 1941 si è fatto ammazzare al posto di un padre di famiglia nel più terribile dei lager: Auschwitz”. (pag.156)
  • “Il 17 gennaio 1945 il ventinovenne Teresio Olivelli muore con Cristo perchè gli altri possano vivere. Bastonato a sangue l’ennesima volta per aver soccorso un maltrattato, facendo scudo con il proprio corpo, finisce martire di carità in conseguenza di questa ultima letale percossa”. (pag. 163)
  • “…Era un santo! Ha dato la vita per noi! – Lo dicono subito i pochi superstiti dei campi di concentramento…”. (pag.167)

Buona lettura!

 

perdonare un nazista di Auschwitz

 

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Eva Mozes Kor è fondatrice dell’organizzazione CANDLES (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors) e ha come scopo, oltre quello di informare sugli orrori dell’eugenetica nazista, anche quello di educare alla forza del perdono. Lei stessa ne dà testimonianza incontrando l’ex ufficiale delle SS Gröning.

 

L’ ex ufficiale delle SS può essere considerato parzialmente il prodotto dell’approccio fallimentare con cui le potenze vincitrici umiliarono la Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale preparando il terreno per la rivalsa tedesca. Il padre, grande patriota, divenne membro dell’organizzazione radicale Stahlhelm,nella cui sezione giovanile entrò presto il piccolo Gröning. Da qui poi il passo verso l’Hitlerjugend e successivamente le SS fu breve.Dato che all’epoca dei fatti Gröning lavorava in banca,venne assegnato come contabile ad Auschwitz dove lavorò per due anni, compreso il periodo tra maggio e luglio del 1944 durante la cosiddetta Aktion Höß – quando furono internati 420.000 ebrei ungheresi. Il suo compito era quello di contare le proprietà sequestrate sulla rampa agli ebrei selezionati per le camere a gas. Non prese mai parte direttamente alle violenze, anzi, una volta si lamentò con i superiori dopo aver visto un soldato zittire un bambino che piangeva spaccandogli la testa. Chiese anche il trasferimento, che tuttavia non gli fu concesso. Dopo la guerra Gröning non cercò mai di nascondere la propria identità o il suo passato nelle SS. Negli anni ’80, dopo aver letto un pamphlet neonazista, entrò in polemica con un negazionista al quale rispose che tutto quello che viene detto sull’Olocausto è la pura verità, di cui lui era stato testimone oculare. Da qui iniziò la redazione delle proprie memorie e le numerose interviste per Der Spiegel e la BBC. Gröning non si è neanche mai nascosto dietro il classico “obbedivo agli ordini”, ma ha spiegato il proprio comportamento calandolo nel contesto dell’educazione ricevuta: sin da piccolo aveva conosciuto una sola “verità”: gli ebrei sono il nemico interno contro cui combattere.

Eva Mozes Kor e Oskar Gröning
“Non v’è alcun dubbio sulla mia responsabilità morale,” ha dichiarato durante il processo, quando ha chiesto pubblicamente perdono. Questo è anche uno dei motivi che ha spinto Eva Mozes Kor, che ad Auschwitz ha perso i genitori e due sorelle più anziane, a incontrarlo per offrirgli il suo perdono. “So che molti mi criticheranno per questo, ma solo col perdono ho trovato la vera libertà,” sono le sue parole toccanti. 

tratto da Gariwo:la foresta dei giusti

 

 

Attraversare la porta della misericordia – 2°parte

Siamo risaliti, per varcare la soglia della camera a gas e del forno crematorio: Dio mio… Porta santa degli innocenti, ingannati da loro stessi… troppo assurdo quello che accadeva perché una persona potesse anche solo lontanamente crederci. Meglio morire inconsapevoli che devastati dalla previsione di tanta barbarie. E sì: la barbarie delle guardie, dei compagni Kapò vendutisi per un pezzo di pane nero; il sarcasmo della banda che suona sotto la frase micidiale: ‘Il lavoro rende liberi’. Dio mio… 14.08.15 Auschwitz (90)Sentivo sempre più sgorgare una sola soffusa preghiera, pensando che forse in Siria, in Iraq, in Africa, in tanti angoli del mondo ancora oggi accade qualcosa di simile: ‘Fa’ o Signore che conserviamo in noi almeno un briciolo di umanità. Fa’ che difendiamo strenuamente in noi una traccia di umanità’. Perché profondamente l’uomo non è questo!

Non ho provato sentimenti particolarmente intensi. Ho portato con me immagini e sfumature di grigio, il silenzio e quegli odori non più presenti, ma come congelati nell’aria. E sono giorni che le riporto a mente, come mi capita per la Terra Santa. Mi ritrovo di nuovo lì, pacatamente. E mi è sceso nel cuore un senso di infinita tristezza, come un manto grigio quanto le nuvole che a un certo punto hanno coperto il cielo. Tanta tristezza di fronte all’orrore, perché l’abbiamo compiuto noi! Chi l’ha fatto materialmente, chi ha taciuto, chi si è morbosamente invischiato in questa brutalità, chi è stato complice insospettato… e io, con la mia violenza e la mia intolleranza, sono partecipe di tanto male… Tanta tristezza, perché l’uomo non è più uomo quando cede all’egoismo e all’ideologia: anche oggi, soffro di tristezza e di impotenza davanti alle notizie quotidiane di guerra e di perversione dell’uomo… Dio mio… Tu sei lì! Tu sei qui! Impotente amante, unica traccia di umanità in noi, come diceva Etty!

…continua