Camminando con il popolo

Una salita al Calvario dipinta con le immagini dell’oggi” . Così suor Maria Gloria Riva, fondatrice del monastero delle adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento di Pietrarubbia, ha definito l’opera “Via Crucis per il terzo millennio, del pittore polacco Jerzy Duda Gracz.

Risultati immagini per JERZY DUDA GRACZ via crucis La salita al Calvario nella storia della Polonia. Nei 18 quadri della Via Crucis Jerzy Duda Gracz raffigura il mistero di un Cristo sofferente, che interroga e illumina le vicende di un popolo perseguitato, ma sorretto dalla fede nella risurrezione. È l’annuncio pasquale che risuona nella parola e nella testimonianza di Giovanni Paolo II, il papa polacco.
Ed è proprio Grazie all’incontro con Giovanni Paolo II, nel suo primo viaggio in terra polacca, che l’autore si è convertito alla fede cristiana. Una terra sempre presente nei dipinti della Via Crucis di Gracz, attraverso i personaggi che vi sono ritratti e i simboli della sua storia recente. Così lo stesso Giovanni Paolo II, padre Popiełuszko – ucciso dal regime comunista negli anni ’80 – e Massimiliano Kolbe – martire ad Auschwitz – compaiono nelle tele, e i pali stessi dei reticolati del campo di concentramento formano il letto su cui il Cristo viene deposto dopo la morte. «Gesù cammina con il popolo di Polonia – spiega suor Maria Gloria –, ma in questi quadri i suoi piedi non si vedono mai. Si mescolano con i nostri, sono i piedi che camminano con noi e che sostengono il peso stesso del mondo»….

«I piedi di Cristo compaiono infine nella crocifissione, enormi e in primo piano, come i piedi che hanno percorso un cammino di millenni», spiega suor Maria Gloria. È l’ultimo, doloroso episodio di una storia che si apre ai colori della speranza con le scene della Risurrezione e dell’Ascensione, evocate dalle parole di Giovanni Paolo II:

Padre, accoglici tutti nella croce del tuo Figlio! Accogli ciascuno di noi nella croce di Cristo. Senza guardare a tutto ciò che passa nel cuore dell’uomo, senza guardare ai frutti delle sue opere e degli avvenimenti del mondo contemporaneo, accetta l’uomo!

 

il testo completo del discorso di san Giovanni Paolo II: https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/april/documents/hf_jp-ii_spe_19800404_via-crucis.html

 

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la speranza che va oltre la fine

… E così m’iscrive in Te la mia speranza, fuori di Te non posso esistere
quando innalzo il mio “io” sopra la morte svellendolo da un suolo di sterminio,
questo avviene perché esso sta in Te come nel Corpo
che dispiega la sua potenza sopra ogni corpo umano
e rinnova il mio “io”, cogliendolo da un suolo di morte
in figura diversa eppure tanto fedele,
dove il corpo della mia anima e l’anima del mio corpo ritornano a congiungersi
fondando sulla Parola, per sempre, la vita fondata prima sulla terra,
dimenticando ogni affanno, come al levarsi, nel cuore, d’un Vento improvviso
al quale nessun uomo vivente può resistere                                                         
né le cime dei boschi,  né in basso le radici che si fendono.                                  Il Vento mosso dalla Tua mano, ecco, diviene Silenzio …

  Giovanni Paolo II (clicca e ascolta l’ audio)

La speranza vive tra le macerie della vita…

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Ritrovati ad Auschwitz due oggetti d’oro appartenenti ad una vittima del campo. Erano in un sottofondo di una tazza smaltata che veniva usata dai prigionieri. La persona era consapevole che gli oggetti potessero essere rubati, ma nello stesso tempo nutriva la SPERANZA che potessero essere usati in futuro.

il portavoce del museo – tratto da: ansa –> clicca e guarda il video

Attraversare la porta della misericordia – 3°parte

BDSCN0982irkenau è molto più grande, una distesa di baracche mezze bruciate, e in fondo i forni e il campo dove sono state sparse le ceneri di Edith. I contadini di Oswiecin – nome polacco del posto – oggi hanno grande rispetto della terra che arano e coltivano. Dio mio… Desidero tornare a contemplare, ascoltare il silenzio, pregare. Desidero condividere la tragedia dell’innocente, perché io non sono innocente e ho tanto bisogno di essere sradicato dal mio orgoglio e dal mio egocentrismo. Desidero tornare con i miei giovani confratelli, con i ragazzi. Ho sentito spesso di giovani che hanno cambiato vita, a partire dall’incontro con Auschwitz: forse a volte ho aspettative un po’ magiche dalle iniziative che proponiamo, ma più profondamente intuisco che dobbiamo proporci e proporre soltanto la conversione. Senza paura di apparire impopolari. La vita è una cosa meravigliosa, ed è anche una cosa seria. ‘Da oggi abbiamo una grande responsabilità’, mi ha detto Antonella.2506384828_e7c72cc943

Raccontare,Gaudete, all’omelia non mi veniva una immagine più significativa e autentica della gioia cristiana che quel cero acceso nella cella 18. I santi, abbandonati al Dio Bambino e Crocifisso al punto da dare la vita per amore, sono la vera gioia, in questo mondo che sarà sempre sfregiato dalla violenza, come il volto e il cuore di Maria, e che cercherà sempre volti e cuori disponibili a lasciarsi sfigurare per seminare speranza nei campi di morte degli altri.

P. Luca Garbinetto

Un’emozione da rivivere

Mattia, giovane di 28 anni, pellegrino del viaggio spirituale in Polonia, ci racconta i motivi che l’hanno spinto a ripetere nuovamente il pellegrinaggio per la terza volta.

11888083_530939593727058_8442596005869871340_nAnche quest’anno ho sentito l’esigenza di tornare in Polonia, nella terra di san Massimiliano Kolbe; dopo i miei due viaggi precedenti sono rimasto emozionato da questa terra e dai luoghi che ho visto, per questo ho voluto ripetere nuovamente questo pellegrinaggio.
Ogni giorno è stato intenso: sveglia al mattino presto e partenza per un luogo differente. Il 14 agosto è stato sicuramente uno dei giorni più significativi, essendo dedicato alla visita di Auschwitz e Birkenau. 
Per la terza volta ho avuto l’occasione di vedere il campo di concentramento di Auschwitz e in particolare ricordo che mi sono chiesto ancora come abbia potuto spingersi a tanta cattiveria l’essere umano durante quel periodo storico, un periodo avvenuto meno di un secolo fa. Eppure, proprio in quel luogo, un uomo diede la sua vita per salvarne un’altra, dimostrando che anche in un ambiente dove sembrava che Dio fosse completamente assente non c’era solo odio ma anche amore; san Massimiliano, col suo gesto pieno di coraggio, ha dato un segno di speranza per l’umanità. Abbiamo avuto la possibilità di entrare nella cella dove venne ucciso e di fare un giro intorno ad essa; proprio ora penso a quanto sia stato grande l’amore che san Massimiliano nutriva verso Dio e verso la Madonna e al quale tutti noi dovremmo lasciarci abbandonare per poter dare testimonianza dell’amore nella nostra vita.    

Anche la visita a Wadowice e alla casa natale di Giovanni Paolo II è stato un altro momento emozionante, soprattutto quando siamo entrati nella stanza dedicata ai suoi viaggi nel mondo, stanza in cui è presente anche la pistola il cui proiettile lo colpì nel 1981. Nonostante l’attentato egli ebbe il coraggio di perdonare il suo aggressore ed anche questo è un esempio importante di perdono per l’umanità e dovrebbe farci capire che, se non siamo capaci di perdonare le piccole cose, non potremo essere certo in grado di perdonare atti peggiori.
Quest’anno poi il gruppo è stato arricchito dalla presenza di tre ragazzi sordomuti e della loro interprete – Flora – che traduceva col linguaggio dei segni per loro. E’ stato bello vedere come, nonostante il loro problema, fossero sempre partecipi e ben integrati nel gruppo.
Spero davvero di poter tornare in questa terra meravigliosa e ringrazio le missionarie e tutti i presenti a questo pellegrinaggio.

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Fare memoria vuol dire…

papa… vengo quindi a inginocchiarmi a questo Golgota dei nostri tempi, a queste tombe in gran parte senza nomeAuschwitz è un luogo che non si può solamente visitare. In tale visita bisogna pensare con paura dove si trovano le frontiere dell’odio”.

(Giovanni Paolo II)

La Canzone del Bambino nel Vento Auschwitz (video con scene dal film La vita è bella)

La vittoria mediante la fede e l’amore

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II – 7 giugno 1979 presso il campo di concentramento di Brzezinka (Polonia):

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4).

Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf.Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza.Questa vittoria per la fede e per l’amore l’ha riportata in questo luogo un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Lodz; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Brzezinka. Non potevo non venire qui come Papa.