Lacrime

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Le missionarie che vivono in Polonia vicino i campi di concentramento condividono anche questo mese una loro riflessione.

Ancora una volta ci ritroviamo a camminare, pellegrini silenziosi, fra i blocchi del Campo di Auschwitz. Come sempre il pensiero va alla moltitudine di persone che private della loro dignità,  della propria libertà, della stessa vita hanno sofferto in questo luogo. Proprio qui sento salire dal cuore le parole del Salmo 42,4: «Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”». Come sono veri i sentimenti del salmista che continuano a riflettere i sentimenti delle vittime degli “Auschwitz” di ogni tempo, di ieri come di oggi!
Le lacrime sono nostre compagne di viaggio, dalla nascita alla morte ed in ogni passaggio significativo della nostra esistenza: lacrime di dolore, di disperazione, di nostalgia, di rabbia, di impotenza, insieme a lacrime di commozione, di gioia, di stupore, di liberazione. Il dolore indurisce il cuore rendendolo, a volte, come pietra, eppure le lacrime sono un dono da invocare senza vergogna. Sono espressione della nostra umanità.

Anche Dio ha pianto ad Auschwitz come ha pianto Gesù per l’amico Lazzaro, per Gerusalemme e di commozione per le folle sbandate, prive di una guida. Gli occhi purificati dalle lacrime infatti possono vedere oltre il proprio dolore. San Massimiliano ha visto le lacrime dei suoi fratelli di vocazione e di missione e poi le lacrime dei suoi fratelli di prigionia. Ha udito il singhiozzo sommesso di Franciszek Gajowniczek : “Mia moglie, i miei figli…”. San Massimiliano ha pianto con loro ed ha asciugato quelle lacrime con il dono di sé.
Dopo questa sosta di preghiera al Campo ritorno a casa con il desiderio che diventino realtà anche per me le parole di un famoso canto argentino: “Chiedo a Dio una cosa sola, che il dolore umano non mi sia indifferente …”. (Leòn Gieco)

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Ilse Weber, la poetessa e musicista di Auschwitz

La storia di Ilse Weber, poetessa e musicista ebrea, che scelse volontariamente la deportazione per non abbandonare i quindici bambini a lei affidati.

…assieme al marito e al figlio più piccolo Tomáš, fu rinchiusa nel ghetto di Praga e successivamente, nel febbraio del ’42, deportata a Terezin (Theresienstadt) “il ghetto modello” da cui partivano i trasporti per Auschwitz, dove gli ebrei venivano sterminati. A Terezin Ilse fece l’infermiera ‘nell’ospedale’ dei bambini, creando per loro e per gli altri prigionieri poesie e canzoni che accompagnava suonando il liuto e la chitarra. Una sua poesia suscitò violente reazioni da parte delle SS, senza fortunatamente che Ilse ne fosse individuata come autrice. Un’altra, ‘Lettera al mio bambino’, indirizzata al figlio lontano, fu tradotta e pubblicata nel 1945 in Svezia e Hanuš poté così leggerla. Ilse Weber lavorava come infermiera per i bambini del campo, facendo tutto il possibile per i piccoli pazienti senza l’aiuto di medicine che erano proibite ai prigionieri ebrei. Ha scritto circa 60 poesie-canzoni- ninne nanne durante la sua permanenza a Terezin e per alcune di queste ha scritto anche la musica. Quegli scritti sono ora diventati patrimonio comune dell’umanità. Erano parole di conforto e di speranza per i detenuti che le imparavano a memoria e vi si aggrappavano; luce nel buio profondo di quel Lager che la storia ricorderà come il Lager dei bambini. Sono ninne nanne, filastrocche, poesie, canzoni, nate nelle notti insonni che Ilse passava in infermeria accanto ai piccoli malati, dopo le lunghe giornate trascorse ad accudirli con lo stesso amore che avrebbero avuto le loro madri. Molte delle sue composizioni, cariche di struggente nostalgia, sono dedicate a Hanuš; altre ai bambini di Theresienstadt; altre ancora ci raccontano ciò che provava, vedeva e viveva all’interno di quell’inferno quotidiano. Nel 1944, il marito fu per primo deportato ad Auschwitz dove riuscì a sopravvivere ma poco prima di partire era riuscito a seppellire sotto terra, in tutta fretta, nel capanno degli attrezzi, le poesie e le canzoni che la moglie aveva composto nei due anni di permanenza a Terezin.

tratto da: http://www.sguardididonna.it/vocedonna/contatti.htm