La cella dell’amore

Le meditazioni kolbiane vengono inviate mensilmente dalle missionarie della Polonia a chiunque  lo desideri, come parte dell’iniziativa La cella dell’amore. Il 14 di ogni mese portano tutte le intenzioni di preghiera ricevute nella cella del Santo – là dove lui è morto per amore – per chiedere la sua intercessione.

E-mail spedita alle Missionarie di Harmęże (Polonia):

È bello ricevere mensilmente il vostro messaggio d’amore. Rinnoviamo così il nostro cuore al ricordo di tanti momenti speciali trascorsi insieme. È vero, san Massimiliano è sempre vivo e presente in tutti coloro che fanno della propria vita un dono d’amore.

Vi prego anche per questo di porre un messaggio d’amore nella cella di san Massimiliano affinché abbia cura di mia sorella e di un mio amico. Hanno entrambi bisogno dell’amore di Dio. Vi ringrazio e vi abbraccio.

Maria Grazia

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Impariamo ad amare

E-mail spedite alle Missionarie di Harmęże (Polonia):

Portate questa preghiera alla sua cella, che io possa avere l’umiltà di mettermi in ascolto! Portate anche gli anziani, gli ammalati e tutti coloro che sono soli. Infine, basta guerre!

Lorenzo

L’amore vince sempre… ringrazio il Signore per il dono della preziosa eredità di san Massimiliano da accogliere, custodire, trasformare in vita e comunicare a tutti. Un abbraccio. Sempre unite nella preghiera.

Virginia

Non dimenticherò…

viaggio Polonia 2015

Emanuela, Debora, Daniela, Francesca

Ti porto con me, nel mio cuore, Polonia, terra martoriata ma che ha sempre saputo rialzarsi.

Non dimenticherò la sofferenza che ho provato nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau.
Non dimenticherò chi ci ha accolto a braccia aperte: Maria Angela,
Maria del Carmen, Paola e Angela.
Non dimenticherò i magnifici paesaggi di campagna, il verde brillante dell’erba, le cicogne che sono diventate le nostre mascotte e le casette magnifiche.
Non dimenticherò la bellissima Cracovia…
Non dimenticherò la cucina polacca che dopo il primo impatto me ne sono innamorata.
E’ stata una bellissima esperienza che spero di ripetere.
Ringrazio di cuore la dolce e simpatica Emanuela, e la nostra spacciatrice di caramelle Lucia che con grande responsabilità ci hanno accompagnato.

Daniela

Viaggio e spiritualità, Polonia 2015 (le foto)

Cosa rimane del pellegrinaggio in Polonia 2014

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie da partecipanti al pellegrinaggio in Polonia nell’agosto 2014:

(030) Birkenau

Non potrò mai smettere di ringraziare Dio Amore per il dono che mi ha elargito durante il mese di agosto. Calpestare i luoghi di morte dei campi con l’inevitabile pensiero: “Dio, perché?”. Perché permettere all’uomo tante atrocità? Ma da quelle “atrocità “si è realizzato il comandamento nuovo di Gesù: “Non c’è Amore più grande di chi dà la vita”; troppo grande, alto, immenso capire il dolore offerto per Amore! Come Gesù ha dato la Sua vita per noi, così padre Kolbe l’ha data per Gesù in quell’uomo. E’ senz’altro qualcosa di soprannaturale pensare alla casa delle missionarie situata a pochi km dal luogo della morte per eccellenza… come anche alla Chiesa che ha preso il posto della casa delle SS.

Carlo

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E’ stato un pellegrinaggio unico, forte, profondo, intenso, doloroso… pieno di amore vero. Vi ringrazio anche per l’invito riguardo la condivisione della preghiera della coroncina a san Massimiliano Kolbe e la lettura della meditazione, mi fa cosa assai gradita. Grazie a voi ora nel mio cuore c’è la Polonia.

Maria

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Ringrazio voi tutte per la fraterna accoglienza e l’assidua assistenza prestata nel corso del pellegrinaggio. Auschwitz e Birkenau sono al di la di ogni immaginazione: soltanto visitandoli fisicamente si può ancora percepire l’immane dolore e disperazione che ancora permeano quei luoghi. Il santuario sulla collina di Jasna Gora a Czestochowa è assolutamente un luogo da visitare almeno una volta nella vita. La missione di Harmeze: un luogo di pace e raccoglimento in cui ritornare ogni sera. Ancora un grazie di cuore a tutte voi: riceverò con piacere le riflessioni mensili che vorrete spedirmi.

Luigi

Guarda le foto del pellegrinaggio 2014

La vittoria mediante la fede e l’amore

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II – 7 giugno 1979 presso il campo di concentramento di Brzezinka (Polonia):

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4).

Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf.Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza.Questa vittoria per la fede e per l’amore l’ha riportata in questo luogo un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Lodz; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Brzezinka. Non potevo non venire qui come Papa.

Ritratto di Kolbe

Dal libro Massimiliano Kolbe – Il Santo di Auschwitz, di Patricia Treece:

Sebbene, come tutti i prigionieri, indossasse abiti sporchi e strappati, con una scodella che pendeva da una parte e,come tutti, apparisse come uno scheletro consumato e degradato, in lui, in qualche modo, tutto questo veniva cancellato dal fascino del suo comportamento spirituale e dalla santità che irradiava dalla sua persona…

Mi piaceva guardarlo nei suoi occhi così belli e infossati, che avevano tanto calore e tanta dolcezza. A quel tempo P. Massimiliano aveva ancora i lividi delle bastonate, ma non si lamentava mai.

Fu lui che mi aiutò a penetrare nel senso della sofferenza

P. Zygmund Ruszczak, sacerdote internato ad Auschwitz