Dal diario di Anna Frank

 

È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ci ucciderà, partecipo al dolore di migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno la pace e la serenità.

Anna Frank

 

 

 

 

 

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Aprile di A.Frank

“E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perchè esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perchè continuo a credere nell’intima bontà delll’uomo.”

20160918_144116Prova anche tu,

una volta che ti senti solo

o infelice o triste,

a guardare fuori dalla soffitta

quando il tempo è così bello.

Non le case o i tetti, ma il cielo.

Finché potrai guardare

il cielo senza timori,

sarai sicuro

di essere puro dentro

e tornerai

ad essere Felice.

Anna Frank

Il cielo era il limite

In un tempo in cui, pur essendo nella società delle immagini, non sappiamo più guardare” suor Maria Gloria Riva, attraverso la sua passione per l’arte, ci porta a conoscere, Samuel Bak pittore – superstite dell’Olocausto – che attraverso i suoi quadri ricorda le ferite impresse a lui ed al suo popolo.

 

Era uno dei 70.000 ebrei della città di Vilnius. Sono tornati in duecento e lui undicenne è stato tra i più fortunati perchè è potuto tornare  stringendo il braccio a sua madre, il tesoro più prezioso che gli fosse rimasto.  Impressiona guardare alcuni dipinti di Samuel Bak. Uno, dal titolo Il cielo era il limite, racconta di orsacchiotti, gioco intramontabile per i bambini di ogni generazione, che giacciono inermi come anelanti al cielo. L’orizzonte è precluso da un alto muro di mattoni e il brandello di cielo che lascia intravvedere si riflette drammaticamente in una tela, posta su un cavalletto rudimentale.  Quegli orsi di peluche sono la memoria dei bambini che non sono più. Essi suonano come denuncia e monito verso noi adulti che guardiamo…

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da Avvenire: Occhi aperti sulle “Auschwitz” dei nostri giorni (testo integrale