Uno scrigno di emozioni

La testimonianza di Lucia Riva, appena rientrata dal viaggio in Polonia organizzato dalle missionarie di Verona

Non so bene che cosa mi aspettavo prima della partenza per questo viaggio in terra polacca. Sapevo che non sarebbe stato un semplice girovagare fra paesaggi naturali e siti religiosi, ma non immaginavo nemmeno che avrei portato a casa uno scrigno di emozioni così forti e coinvolgenti.
Immersa nel silenzio della mia stanza ad Harmeze (solo di tanto in tanto il passaggio di un treno nel mezzo del bosco che vedevo dalla finestra) mi sono messa in ascolto.
La visita fatta il primo giorno e la vicinanza fisica di Auschwitz e Birkenau, con il loro carico di angoscia e di orrore, mi hanno lasciato una sottile inquietudine e melanconia per l’intera settimana; il percorrere quotidianamente la strada davanti a questi luoghi poi, non aiutava certamente a staccare il pensiero.
Ero lì, camminavo in silenzio fra quei viali e il filo spinato mi si conficcava nel cuore; e pensavo a quanti piedi, quante vite, quante lacrime avevano sfiorato quel suolo.Un immenso e disperato  grido di dolore è ancora impregnato nelle pietre e nei fili d’erba di quei tragici luoghi.
Sono però convinta che in mezzo alla crudeltà e alla follia umana hanno attecchito anche sentimenti buoni, di carità, di solidarietà, di fede, di amicizia.
La vita di San Massimiliano Kolbe non è stata sacrificata invano; egli ci ha dato esempio di un amore totale, un amore per la sua fede e per i fratelli che ha confortato, aiutato e accompagnato fino a che ha potuto.
L’amore ha superato ogni orrore, ha mantenuto in vita la speranza.
La sua cella, nel blocco 11, è ancora lì a ricordarci che l’unico antidoto all’odio è sempre e soltanto l’amore.

 

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INSIEME

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Sta finendo l’estate qui, nel cuore dell’Europa, e con il caldo diminuisce il movimento turistico a Cracovia, bellissima città, e nella terra, nei luoghi d’origine di Giovanni Paolo II, suor Faustina Kowalska… In settembre però c’è ancora chi può e desidera visitare i campi di concentramento: provengono da tutto il mondo, sono ragazzi, giovani, adulti, di diverse religioni, ognuno con la sua storia, alle e sulle spalle la storia della prima metà del ‘900, dei loro nonni, dei loro padri.

Nei mesi estivi sono stati tanti i pellegrini che abbiamo ospitato nel nostro Centro di Harmeze, persone incontrate per la prima volta o amici già conosciuti, ognuno ci ha lasciato qualcosa di sé, ci ha arricchito con la sua presenza, il desiderio di conoscere, di capire, con le sue riflessioni, e le tante dimostrazioni di affetto. Abbiamo camminato insieme lungo i viali di Auschwitz circondati da quei fili spinati che ancora oggi fanno tanto male; abbiamo seguito i binari che portano a Birkenau e che per molti hanno segnato non solo la fine di un tragico viaggio ma della stessa vita. Ci siamo messi in ascolto della storia e delle tante voci dei prigionieri che sembrano uscire ancora oggi dalle baracche, dagli oscuri bunker sotterranei, a volte gridi, spesso sussurri, disperati, rivolti a ciascuno di noi. E fotografie di tanti occhi senza più volto, dignità. “Perché? Com’è potuto succedere? Qual è il confine fra bene e male? Chi è l’uomo, dov’era Dio?”. Interrogativi profondi, scomodi, espressi o silenziosi, nella nostra mente e nel cuore. Abbiamo incontrato san Massimiliano Kolbe scendendo insieme nella cella dell’amore, abbiamo sentito i canti, le preghiere, parole di consolazione, di fiducia, e quell’ultimo sospiro come di chi è arrivato finalmente a casa. Siamo risaliti dal bunker diversi, cambiati, tutti, anche noi, ogni volta è un’esperienza diversa.

Al momento della ripartenza un abbraccio e un arrivederci sigillano una nuova e sincera amicizia. E un cammino che continua… insieme!

Le Missionarie di Harmęże, Polonia

http://www.kolbemission.org/cella-amore

Misjonarki Niepokalanej Ojca Kolbego
dom rekolekcyjny Św. Maksymiliana Kolbego
Harmęże, ul.Franciszkańska 13
32-600 OŚWIĘCIM – POLSKA
Tel. (+48) 338.44.43.47
E-mail: mis.kolbe.harmeze@poczta.fm

Nunca olvidare’

Agosto 2018:  Pellegrinaggio di un gruppo argentino nei luoghi di san Massimiliano Kolbe 

– Porterò sempre nel mio cuore e nella mia mente i momenti vissuti in questi giorni di pellegrinaggio, condivisi con il gruppo. L’emozione profonda provata nel conoscere il luogo di sofferenza e offerta di padre Kolbe, ad Auschwitz, qualcosa che a parole non si può esprimere…

– Conoscevo brevemente la vita di san Massimiliano, però no il dolore che aveva sperimentato, la sua fede e il dono di se stesso, mentre aiutava tutte le persone senza distinzione di razza e religione. Mi ha impressionato tanto. Tutti noi conosciamo la sofferenza però andare e vedere un luogo così è molto diverso…

– Ringrazio Dio per aver conosciuto in questo viaggio i passi di Kolbe. Ci si sente così piccoli di fronte a questi eventi. Abbiamo pregato la Via Crucis nei campi di concentramento dove c’è stato tanto dolore, dove Massimiliano ha offerto la sua vita per un padre di famiglia. Quanto fortezza spirituale doveva avere. E’ stato per me un viaggio indimenticabile, fatto insieme, diventa un impegno a crescere nella fede….

– Ritorno in Argentina con il cuore pieno di gratitudine. Ho conosciuto finalmente i luoghi dove ha vissuto padre Kolbe, dove ha camminato, lavorato, sofferto e dove è morto. Com’è importante il messaggio che ci ha lasciato, adesso lo sento più vicino. Ritornerò a leggere la sua storia, cercherò di imitare il suo esempio…

Gracias a todos por este don.

 

Il giorno fortunato

La storia incredibile di Klara Marcus, sopravvissuta a 3 campi di concentramento: Dachau, Ravensbruck, ed Auschwitz.

Klara Marcus, il nome della donna che, originaria della Romania, ha voluto raccontare la sua esperienza all’interno del campo di concentramento di Auschwitz.

Una testimonianza diretta e, al contempo, agghiacciante che permette di ripercorrere gli anni più bui della storia dell’umanità; anni in cui la “diversità” era simbolo di imperfezione e impurezza; anni che hanno scritto parte della storia mondiale, i quali narrano le inaccettabili, condannabili e deplorevoli azioni compiute illogicamente dagli uomini che sottostavano alle direttive di un uomo spregevole, abietto e ignobile.

Quella che vi raccontiamo è la storia incredibile di una donna che, nonostante le angherie e i soprusi subiti fisicamente e moralmente, ha avuto la forza di andare avanti (senza la sua famiglia), creandosene una nuova, riuscendo a sopravvivere a tre campi di concentramento: Dachau, Ravensbruck e Auschwitz.

Ecco la sua preziosa testimonianza,raccontata al tedesco Bild, in merito alle vicende e alle barbarie che segnarono il periodo della Seconda Guerra Mondiale: “Oggi è il tuo giorno fortunato”, questo è ciò che, inizialmente, rammenta Klara Marcus; ciò che le SS le dissero quando la fecero uscire viva (assieme ad altre donne) da una camera a gas di uno dei più grandi campi di concentramento costruiti, quello di Auschwitz.

Quando ci hanno fatto entrare e hanno aperto il gas, si sono accorti che era finito. Una delle guardie ha scherzato dicendo che era il nostro giorno fortunato perché ne avevano già uccisi talmente tanti che non era rimasto gas per noi. Quel giorno Dio mi stava guardando”.

La donna, costretta a entrare nella camera a gas, pesava solo 32 Kg e, fortunatamente, da quel momento riuscì a trovare la forza di fuggire da quell’inferno e tornare nella sua patria, dove, seppur senza più una famiglia, trovò il coraggio e la determinazione di ricostruirsi una nuova vita assieme a colui che, poi, sarebbe diventato il suo compagno di vita, suo marito.

Quel giorno ho capito che non avevo veramente nulla da perdere”, commossa racconta a un rappresentante del governo romeno, Anton Rohian, il quale si recò presso la sua abitazione per farle visita per congratularsi con lei. “In questa storica occasione”, proferisce Rohian, “Ho portato una bottiglia di champagne, un mazzo di fiori e un attestato di onorificenza per ringraziare la signora Marcus per essere tornata a Marumares dopo tutto quello che ha attraversato nella sua vita”.

Le lacrime di una storia vissuta, il volto e gli occhi di chi ha vissuto la disperazione sulla propria pelle; il coraggio di una donna che ha continuato a lottare per amore e per amare, perché, nonostante l’odio, il bene supremo vince su tutto!

Risultati immagini per klara Marcus

http://www.lavoceditaranto.com/speciale-shoah-la-storia-di-klara-sopravvissuta-ad-auschwitz-perche-era-finito-il-gas/

Le Croci

Auschwitz: sono state trovate delle croci incise, che sembrano chiedere pietà agli aguzzini nazisti e affidavano l’ultimo respiro delle loro vittime al Cristo sofferente, sulle pareti dei padiglioni del campo di concentramento più tristemente noto, per avere ospitato tanti orrori.

Anche San Massimiliano Maria Kolbe (e, come lui, tanti altri cristiani) sostò tra quelle mura, completamente in balia della crudeltà dell’uomo, che voleva arrogarsi il diritto di cambiare la storia, trucidando coloro che -a dire di Hitler- non dovevano farne più parte.
Così, le stanze di Auschwitz, oggi adibite a musei degli orrori, mostrano i resti del genocidio, poiché conserva gli oggetti di cui i soldati nazisti privavano i loro prigionieri.

Li privavano anche della dignità, riducendone il valore a “nulla”. Anche i loro capelli venivano conservati -quelli rasati dalla loro testa, prima della prigionia- perché potessero servire -forse- all’industria tessile tedesca.
Nei padiglioni di Auschwitz ci sono anche quei capelli! Attraversando le stanze, si possono immaginare le urla di disperazione delle donne, dei bambini, degli uomini che, ad Auschwitz come altrove, scendevano a flotte dai treni per la loro ultima tappa terrena.
Ad attenderli, le camere a gas, i forni crematori o -se andava bene- i lavori forzati, poco nutrimento e tanta fatica, fino a morirne.

E sulle pareti, testimoni di quelle atrocità, si scorgono anche delle le croci, incise con materiale di fortuna, ultimo appello al Salvatore, alla giustizia, alla pace.
Qualcuno ha raffigurato persino il Cuore di Gesù e quelle immagini sacre sembrano voler dire che ovunque sovrabbondi la cattiveria umana, il male non prevarrà, se Dio è con noi a darci forza e sostegno, se lo si invoca nel momento ultimo della nostra esistenza, se con fede crediamo che, dall’altra parte della morte, ci sia lui ad attenderci a braccia aperte.
Quante persone ad Auschwitz, proprio come Padre Kolbe, dovettero subire torture terribili. Oggi, ricordano al mondo che la discriminazione è inumana.

Antonella Sanicanti

 

tratto dal blog: https://www.lalucedimaria.it/auschwitz-croci-incise/amp/