Uno scrigno di emozioni

La testimonianza di Lucia Riva, appena rientrata dal viaggio in Polonia organizzato dalle missionarie di Verona

Non so bene che cosa mi aspettavo prima della partenza per questo viaggio in terra polacca. Sapevo che non sarebbe stato un semplice girovagare fra paesaggi naturali e siti religiosi, ma non immaginavo nemmeno che avrei portato a casa uno scrigno di emozioni così forti e coinvolgenti.
Immersa nel silenzio della mia stanza ad Harmeze (solo di tanto in tanto il passaggio di un treno nel mezzo del bosco che vedevo dalla finestra) mi sono messa in ascolto.
La visita fatta il primo giorno e la vicinanza fisica di Auschwitz e Birkenau, con il loro carico di angoscia e di orrore, mi hanno lasciato una sottile inquietudine e melanconia per l’intera settimana; il percorrere quotidianamente la strada davanti a questi luoghi poi, non aiutava certamente a staccare il pensiero.
Ero lì, camminavo in silenzio fra quei viali e il filo spinato mi si conficcava nel cuore; e pensavo a quanti piedi, quante vite, quante lacrime avevano sfiorato quel suolo.Un immenso e disperato  grido di dolore è ancora impregnato nelle pietre e nei fili d’erba di quei tragici luoghi.
Sono però convinta che in mezzo alla crudeltà e alla follia umana hanno attecchito anche sentimenti buoni, di carità, di solidarietà, di fede, di amicizia.
La vita di San Massimiliano Kolbe non è stata sacrificata invano; egli ci ha dato esempio di un amore totale, un amore per la sua fede e per i fratelli che ha confortato, aiutato e accompagnato fino a che ha potuto.
L’amore ha superato ogni orrore, ha mantenuto in vita la speranza.
La sua cella, nel blocco 11, è ancora lì a ricordarci che l’unico antidoto all’odio è sempre e soltanto l’amore.

 

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