Il segnalibro della memoria

«L’olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria».    Primo Levi

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Foto di Antonella Castelli

dal pellegrinaggio in Polonia di un gruppo di Verona – 15-21 settembre 2019                   “Noi pellegrini in terra polacca… per non dimenticare l’amore”. http://www.kolbemission.org/cella-amore

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Il “nostro” viaggio (2)

Margherita, Mara e Maria, tre amiche, un viaggio fatto insieme alla scoperta di una pagina di storia da non dimenticare. La testimonianza di Mara.

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Ho avuto il dono di incontrare le missionarie più di 30 anni fa e il desiderio di andare a posare i miei passi in quella terra benedetta dall’opera e dal martirio di Kolbe è maturato negli anni. Ritengo una vera grazia la presenza della comunità di Harmeze per tutti i pellegrini che in essa non solo vengono accolti, ma anche spiritualmente e materialmente accompagnati a ripercorrere un parte molto dolorosa della nostra storia recente.

La visita ai campi di Auschwitz e Birkenau è stata chiaramente molto forte ma ho compreso l’insistenza del Museo storico dei campi nel poter allestire la mostra di Marian Kolodziej presso i propri spazi, richiesta sempre negata da Marian che ha voluto che rimanesse presso i frati conventuali e le missionarie. Nessun reperto storico, per quanto smisuratamente crudele, può avere la medesima forza emotiva ed evocativa del vissuto raccontato. Il Viaggio Umano di cui parla Margherita è stato letteralmente tale. Marian, artista e scenografo, ha usato il suo linguaggio, le immagini, un linguaggio trasversale, che arriva immediatamente dritto a cuore e mente, che davvero fa intravedere le atrocità gratuite, le sofferenze immani che milioni di innocenti hanno subito. Ma anche nella mostra, tra tanto buio, si coglievano spiragli di luce, nei compagni di prigionia che sostenevano i più deboli per andare a prendere la razione quotidiana, nel conservare, nonostante l’obiettivo dei campi fosse anche quello di trasformare uomini in animali, la propria dignità umana.

Al termine della visita dei campi, uscendo dal lungo viale di Birkenau, un pensiero preciso ha fatto strada dentro di me: “In mezzo a tanto male, ci sono state anche tante testimonianze di bene”. E non penso solo all’esempio luminosissimo di Kolbe, ma a tante altre situazioni, magari non note, in cui persone, sia internati, sia polacchi che vivevano nelle vicinanze dei campi, hanno messo a repentaglio la propria vita per quella altrui. Uscivo dal campo pensando: il male non ha avuto la forza di mettere a tacere il Bene che Dio ha seminato nei nostri cuori.

Mara

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Foto da “I Labirinti di Marian Kolodziej”

Il nostro viaggio

Margherita, Mara e Maria, un viaggio fatto insieme alla scoperta di una pagina di storia da non dimenticare. Tante le parole che risuonano dentro. In questo post la prima testimonianza di Margherita.

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A molti potrebbe sembrare strano, ma questo viaggio è sempre stato il mio viaggio per eccellenza. Dicevo a tutti, prima o poi ci devo andare, secondo me dovrebbero andarci tutti per non dimenticare, dovrebbe essere obbligatorio per i ragazzi nelle scuole. Sono contenta di averlo fatto e non perché ho rivisto di persona ciò che ho visto in televisione tante volte ed è sconvolgente osservare quanto i servizi siano sempre così aderenti alla realtà.

Questo viaggio mi ha permesso di ripercorrere la storia di quegli anni, calpestare la terra dove donne, uomini e bambini sono morti sotto il sorriso beffardo di aguzzini senza cuore, che hanno agito contrariamente a qualsiasi legge umana, tanto da perderne le sembianze e, probabilmente, anche quelle animali…. Fa paura conoscere fino a che limite l’uomo possa arrivare, dove la ragione, strumento di pace, diventi strumento di morte. Ma grazie alle Missionarie dell’Immacolata p. Kolbe, persone calorose, squisite e “detentrici” di qualcosa di inestimabile, oltre a questo percorso ho potuto “intraprendere” il viaggio più grande e profondo che si potesse fare, un Viaggio Umano: rivivere quei momenti con gli occhi di chi li ha vissuti, di chi c’è stato, vedere le tracce di ciò che lascia un’esperienza così totalizzante. Ringrazio Marian Kolodziej, che ora non c’è più, per aver lasciato a noi la possibilità di fare con lui quel viaggio nella memoria, di cosa sia stato ed è Auschwitz per ognuno di noi che non vuole dimenticare, e nello stesso tempo di  rendere “un omaggio” a chi ingiustamente è morto in ogni lager di allora e di oggi.

Non c’è motivazione che possa spiegare, né tantomeno giustificazione che possa motivare il trattare gli uomini al pari e addirittura al di sotto delle bestie. Ed è per questo che non dobbiamo dimenticare e tenere viva la memoria, perché l’uomo è capace di grandi imprese ma anche di quelle più infime.

Margherita

Una lezione particolare

Diego Baroncini un docente di Lettere simula la deportazione con i suoi studenti di 2°Media: “Partendo da una emozione hanno capito e così abbiamo cominciato la settimana della Memoria”

Il prof entra in aula: “Chi non è di Ravenna si metta da questa parte”. Gli studenti lo guardano con sospetto, chi non è nato nella città romagnola, e sono poco meno della metà, si sposta ciondolando senza capirne il motivo. “Bene, volevo dirvi che d’ora in poi non potrete più fare lezione in questa classe, non potrete più venire a scuola”. Facce allibite, “prof, ma è serio?”, “dai, è uno scherzo”.  Il docente li ha incalzati: “Sono serissimo, ora toglietevi orologi, braccialetti, collanine e appoggiateli su quel banco. Voi che avete gli occhiali, via anche quelli”. “Ma non ci vediamo!”. “È così. Le cinture anche, ragazzi. E le scarpe, non vi servono più. Ragazze, tiratevi indietro i capelli, legateli, nascondeteli come se non li aveste più”. Una 

ragazza tornando verso il gruppo dei “non nati a Ravenna” senza scarpe dice: “Non mi sento più io”. Chi ammette di essere in imbarazzo, chi sogghigna. Poi cala il silenzio. Gli studenti ravennati, a bassa voce, uno con l’altro commentano: “Ma dai, ma perché?”. Quelli che non sono nati a Ravenna vengono spostati verso le finestre, fa freddo dagli spifferi, gli altri possono stare al caldo accanto ai termosifoni. Il professore si ferma: “Chi di voi ha capito?”. Tutti hanno capito: “Ci ha fatto vivere cosa hanno provato gli ebrei quando sono stati separati dai loro compagni, quando sono stati deportati”. E voi come vi siete sentiti? “A disagio, gli altri mi vedevano come io non voglio essere vista”. E ancora: “Ma senza occhiali non vedevo nulla”. Tutti concordano: non è giusto, ovvio. Eppure è stato.
L’insegnante ha continuato, rivolgendosi al gruppo dei nati a Ravenna: “E voi, perché siete stati zitti?”. “Perché lei è il prof”. “Ma se l’autorità commette qualcosa di atroce voi non dovete 

tacere. Succedeva cosi anche con le leggi razziali: alcuni avevano paura di esporsi pur riconoscendo che non erano giuste, altri hanno reagito con un atteggiamento superficiale“. Lezione conclusa. “Ho potuto farlo perché c’è un rapporto di fiducia con questi alunni, ho chiesto prima se se la sentivano di affrontare un esperimento. Due studentesse non hanno voluto e hanno solo assistito- Lo scopo era quello di introdurre il Giorno della Memoria, di arrivare a parlare della Shoah. Ma volevo che ci fosse un’emozione da cui partire per far seguire riflessioni profonde, non retoriche. Da questo senso di estraniamento, spogliandosi alcuni di ciò che li fa riconoscere in se stessi e gli altri guardando gli amici privarsi di quanto li rende riconoscibili, abbiamo così cominciato il nostro lavoro sulla memoria”.

tratto da: https://bologna.repubblica.it/cronaca

Sui passi della memoria e della fede

Sui passi della memoria e della fede” è il tema che ha accompagnato il pellegrinaggio di tre parrocchie italiane in Polonia.

Un lungo viaggio in pullman con tante fermate, code e lavori in corso che li ha fatti giungere stanchi e un po’ sfiduciati ad Harmeze … è bastata però una bella cena nel nostro Centro per riprendersi subito. Il mattino seguente si sono messi in cammino verso i campi di concentramento di Auschwitz – Birkenau. Sentimenti di attesa, sconforto e dolore si vedevano nei volti di ciascuno e nei tanti “perché“ che ci venivano rivolti. Silenzio, ascolto, riflessione e preghiera: sono le parole che sempre ci aiutano a entrare in questi luoghi e che abbiamo suggerito loro all’inizio della visita. Al rientro hanno condiviso le loro esperienze molto profonde, nonostante in alcuni momenti, il cuore diventasse pesante e la commozione intensa.

Cosi ha scritto Paola: “Non ho trovato risposte, ma tanti perché. Quante vittime innocenti… Felice di aver visto, camminato e sentito con il cuore tantissime emozioni. Quella più grande: quando ho detto alla mia piccola Alice (9 anni) di dire una preghiera per tutti quei bambini che sono morti, e lei mi ha risposto: “Mamma, l’ho già fatto”.

Il piccolo Leonardo di 6 anni chiede alla mamma: “Mamma, le persone che erano qui come vivevano il Natale?”.

Ho pianto per la crudeltà dell’uomo, ma sotto nelle celle di punizione quel cero pasquale in memoria di san Massimiliano mi ha ricordato che non devo fermarmi al venerdì santo, ma dirigere lo sguardo verso la domenica di Pasqua. Grazie di questo cammino”.

Come si può avere fede in un luogo di dolore e morte? Come si puó pregare? Mi ha sconvolto vedere quella corona del Santo Rosario fatta da un prigioniero con la mollica del pane, significa che si era privato di quel pezzetto di pane giornaliero per realizzarlo. Che fosse più importante l’alimento della fede che quello del corpo? Non sarei stato capace di un gesto così!”.

Qualcuno ha detto che portava nel cuore e nella memoria gli occhi delle fotografie dei prigionieri, che ha ritrovato poi visitando la mostra di Marian Kołodziej.  Questi occhi di dolore, di sofferenza che interpellano, ti scrutano dentro… gli stessi li ha poi ritrovati nella sua profondità guardando gli occhi del Signore Risorto, nella immagine di Gesù Misericordioso al Santuario di Łagiewniki.

Maria del Carmen

La gioia di un incontro

E’ sempre bello accogliere i gruppi di pellegrini che desiderano vivere una esperienza nella terra di Polonia! Sono passati alcuni giorni dopo la partenza del gruppo delle parrocchie di Roncadelle e Ormelle (Treviso) e ancora sono vivi i ricordi e le parole che questi amici condividevano mentre camminavamo sui viali di Auschwitz:

– “E’ stato importante conoscere per la prima volta l’esperienza di Marian Kolodziej. Quanta sofferenza! Sento su di me lo sguardo di quelle fotografie, sono persone con una storia, con desideri, con speranze…”.

– “Mi sono molto commosso e non ho potuto trattenere le lacrime… soprattutto quando siamo entrati nei corridoi del blocco 11, il sotterraneo della morte”.

– “Un raggio di luce e di speranza si e’ accesso nel mio cuore quando abbiamo sostato in silenzio davanti alla cella del martirio di padre Massimiliano Kolbe, un uomo libero e coraggioso, un uomo per gli altri, un uomo guidato soltanto dalla forza dell’amore. Che gesto incredibile!”.

– “Sono rimasto in silenzio durante tutto il percorso ‘ascoltando’ la terra di Auschwitz, riflettendo sul valore della vita, della pace, del perdono, e alla fine del cammino ho baciato questa terra che porta in sé la vita di tanti uomini, donne, bambini, giovani, anziani… in segno di omaggio a ciascuno di loro”.

Il giorno seguente la visita al campo di concentramento, i passi dei nostri amici pellegrini si sono incamminati verso il Santuario della Misericordia, Łagiewniki per ascoltare ancora il messaggio del Vangelo, per dare senso alle domande del cuore, per lasciarsi rasserenare dalla Sua Presenza di perdono e di riconciliazione, per ripetere: Gesù, confido in Te!

I giorni sono passati in fretta ma la memoria del cuore li riportava lì, ad Auschwitz, ai luoghi della memoria, ai luoghi dell’Olocausto, a quel piccolo “santuario”: il bunker della morte di padre Kolbe. E da lì ripartire per continuare il cammino della vita, forti delle sue parole: “Non dimenticate l’amore, solo l’amore crea!”.

La gioia di questo incontro ci ha legato in una profonda comunione che si rafforza ogni volta che ritorniamo a visitare il campo. Nella cella dell’amore ricordiamo con affetto tutti e ciascuno.

Maria del Carmen

Missionarie di Harmęże – Polonia

Ci sono donne

Ci sono donne che hanno occhi profondi e sconosciuti come oceani…

Se ti fermi un istante le puoi sorprendere, mentre lottano contro il proprio istinto…
Mentre fanno passeggiare il proprio dolore a piedi nudi, affrontando onde che ad ogni mareggiata sono sempre più minacciose…
Ci sono donne che chiudono gli occhi, ascoltando una musica lenta,
che rende ancora più salate le loro lacrime…
Ci sono donne che con orgoglio ma con il nodo in gola, rinunciano alla
felicità…
Ci sono donne che con i loro occhi fotografano quegli splendidi ma così
fugaci attimi in cui si sentono abbracciate dall’amore, sperando di mantenerli vivi e colorati per sempre…
Se apri gli occhi un istante le puoi osservare, mentre disseminano briciole
di se stesse lungo il percorso verso quel treno che le porterà via,
mentre urlano la loro rabbia contro vetri tremolanti di una casa diventata
prigione…

Chiara De Felice

In memoria di tutte le donne deportate ad Auschwitz-Birkenau.

 

la poesia completa qui: https://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-personali/poesia-14584