Ripartiamo… dalla Polonia

Tante le testimonianze del viaggio in Polonia di questa estate. Riportiamo solo alcune voci. Nel link la photogallery.

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Tanto avrei da scrivere sul mio pellegrinaggio in Polonia, ma mi limito ad esporre l’essenziale. La speranza e l’amore: accompagnati nel pellegrinaggio da tre grandi santi polacchi e visitando i luoghi della loro vita, in questa terra di grandi tormenti e dolori, tutto mi ha parlato di speranza e di amore. Nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, vive testimonianze di immani atrocità, nel mio intimo ho sentito la forza della speranza; nel bunker della morte san Massimiliano Kolbe, a seguito del suo  grande atto d’amore, con la sua presenza, con la sua fede , attraverso la preghiera e i canti ha donato ai fratelli la “speranza”; davanti alla sua cella, sotterranea e così buia,  ho vissuto nel mio intimo sentimenti di speranza, amore e di resurrezione, non di morte. Visitando poi i campi di concentramento e vedendo tutto il male commesso, nel mio cuore ho percepito anche forte e vivo un grande sentimento d’amore: ho subito notato la natura, verde, rigogliosa e bellissima nei campi di Birkenau, proprio dove sono ubicati i forni crematori e dove noi con tanto  raccoglimento abbiamo pregato e meditato la via lucis; mi è balzato subito all’occhio il contrasto tra il male che trasuda dal quel terreno martoriato e la viva presenza dell’amore di Dio che si riscontra nella bellezza della natura proprio in quel luogo, mi sono detta: è l’amore, è la speranza, è Dio che parla che ci dice che alla fine il bene, l’amore vincono sempre. Sono  molto contenta, ringrazio il Signore per le grazie ricevute, per il sapore di “buono” che mi porto ora nel cuore, per le tre perle che mi ha donato e sulle quali mi ritrovo a meditare per migliorarmi. Prima della partenza una mia amica mi ha detto: dal pellegrinaggio con le missionarie si ritorna diversi, rinnovati, al mio rientro l’ho ringraziata e ho confermato quanto lei mi aveva anticipato. Grazie missionarie, grazie Padre Tomasz e ad ogni compagno di viaggio, con tutto il cuore.  Maria Grazia di Verona

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…Voglio dire che sono stata molto contenta del viaggio della compagnia e di voi organizzatrici perché mi ha fatto vedere e apprezzare cose per le quali, sinceramente, non mi sarei unita al viaggio. Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito.. infatti ho sofferto un poco di esserci stata così poco tempo.. ci ritornerò certamente. Comunque grazie di tutto veramente e arrivederci.   Maria Angela F.

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Ciao Lucia, grazie a te a Tiziana e alle missionarie polacche per il bel viaggio organizzato molto bene, i posti visitati non si possono scordare. Riguardo ai campi di concentramento bisogna visitarli per capire gli orrori commessi contro un popolo colpevole solo di credere ai propri ideali. Grazie ancora, saluti, Gabriele B.

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E’ stato un viaggio intenso e interessantissimo.  L’accoglienza  veramente splendida. Il gruppo che si è  formato veramente unito e in amicizia, non poteva essere diverso visto i protettori che ci accompagnavano.  Non abbiamo nessuna rimostranze da fare.  Tutto è andato oltre le aspettative. Un grazie particolare alle missionarie che ci hanno accolto, a voi e anche ai compagni di viaggio. Vista la perfetta organizzazione speriamo in altre opportunità. Un saluto e un abbraccio,  Sergio e Marisa S.

 

Guarda la photogallery del viaggio in Polonia 2017

 

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Missionaria della memoria

Dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, anche Papa Francesco ha visitato il campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. Prima della visita è stata intervistata Liliana Segre, testimone della Shoah e sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti per dare un senso alla memoria.

Secondo il programma della visita, il Papa reciterà solo delle preghiere silenziose e incontrerà un gruppo di sopravvissuti e un gruppo di giusti tra le nazioni. Questa Risultati immagini per Liliana Segrescelta le sembra la più adatta al luogo?

Sicuramente sì. E devo dire che è un miracolo che ci siano ancora dei testimoni della Shoah, ma è molto bello anche onorare i giusti fra le nazioni. Quelli che non hanno voltato la faccia dall’altra parte, quelli che non hanno mostrato indifferenza, vanno onorati. Io ho lottato sempre contro l’indifferenza e sono riuscita a far scrivere a caratteri cubitali la parola ‘indifferenza’ all’ingresso del memoriale della Shoah al binario 21 della Stazione di Milano. Molti si sorprendono per quella scelta. Ma io mi sono battuta perché ci fosse quella scritta: tutto ciò che è successo e succede ancora oggi, molto più che della violenza, è colpa dell’indifferenza.

In occasione della Giornata mondiale della gioventù in programma a Cracovia, pare che circa duecentoventicinquemila pellegrini visiteranno Auschwitz e Birkenau. Cosa ne pensa?

Sono molto contenta, soprattutto se faranno una visita mirata. A volte sento che nelle scuole si parla di ‘gita’ a Birkenau o a Dachau. A me la parola ‘gita’ fa accapponare la pelle, perché quello ad Auschwitz è un pellegrinaggio e come tale va fatto. E penso che se questi giovani andranno come pellegrini e non come gitanti torneranno molto arricchiti spiritualmente.

Che significato ha oggi la memoria della Shoah?

Lei rivolge questa domanda a una persona che si considera una ‘missionaria della memoria’. Essere testimone della Shoah è il compito che mi sono data nella mia vita. Non sono la persona più adatta per darle questa risposta, perché io cerco sempre di tenere viva questa memoria e non solo per i miei cari, per quelle tre vite che ho perso, ma per tutti quelli che non sono tornati per raccontare – così come ho fatto io – tutte quelle facce, quegli occhi, quei colori che ho visto passare davanti a me. Certo che sono anche molto pessimista su questo punto. E penso che nel giro di una generazione o due, la parola ‘Shoah’ sarà una riga in un libro di storia. Per questo è necessario tenere sempre più che viva questa memoria…Infatti è la missione che mi sono data. Ma, attorno a me, gli altri testimoni con cui mi sono scambiata, non tanto ricordi, ma il piacere di aver avuto figli e nipoti nonostante tutto, si sono pian piano allontanati. Siamo rimasti molto pochi e sempre meno saremo. Io avevo allora 13 anni e per questo sono ancora oggi una delle pochissime che ha ancora la forza di raccontare, ma nel giro di pochissimi anni non rimarrà più nessuno. E allora la storia potrà essere cambiata, come racconta quel romanzo di Orwell, 1984, che io consiglio sempre ai giovani di leggere, perché, chi è al potere può sempre cambiare la storia.

Tratto dal sito di radio vaticana 

Dolore, preghiera e raccoglimento

Proseguiamo con il ricordo lasciato alle Missionarie di Harmeze da parte di una pellegrina.

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Per la prima volta ho sentito che camminavo dall’altra parte del fiume.

Ringrazio il Signore, per quanto mi sentissi triste, angustiata, non potevo confrontare il mio stato d’animo con la sofferenza di quei fratelli che persero la loro dignità umana. Non so, che nome dare a quella terra??? Il campo di concentramento non è un cimitero (perché non ci sono state sepolture), non è un museo. Ho trovato un nome nel mio cuore: labirinto! Camminando, sotto un albero, ho incontrato due bastoncini, rugosi, storti, formavano una croce. Gesù, come è stato difficile caricare questa croce.

Dopo… l’incontro con il prigioniero e martire, san Massimiliano Kolbe, una presenza di amore, per ognuno di noi, che continua attraverso l’opera delle missionarie. Una luce che sta guidando il mio cammino.

Amen.

Una pellegrina ad Auschwitz, Fátima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi pellegrini ad Auschwitz. Perché?

Alcuni pensieri lasciati alle Missionarie di Harmęże da alcuni pellegrini 

Camminando tra quei fili spinati non potevo provare che orrore e non pensare che l’uomo, a volte, è “homini lupus” un lupo per l’uomo. Se lo chiamassi bestia, offenderei le bestie che non sono capaci di simili atti. Gli autori di tanta ferocia si possono perdonare? Soltanto pensando a san Massimiliano che ha dato la vita per un suo compagno di prigionia, si riesce a concedere e a pronunciare la parola “perdono”. Mi viene in mente che la storia non è come si dice “maestra di vita” visto che si continua a far la guerra, a seminare odio,divisioni, a costruire muri, recinti di filo spinato, a respingere i fratelli bisognosi. Costruiamo ponti di unione! Seminiamo amore!  N.N.

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…Alla desolazione, lui ha risposto con il conforto. Lì dove c’erano distruzione, terrore ed odio lui ha inneggiato alla vita e all’amore. Hanno creduto di poterlo privare della libertà ma lui ha dimostrato al mondo intero e alla generazioni future, che si può essere liberi anche in una cella buia. Kolbe è stato un uomo libero; libero da ogni dipendenza terrena, libero di esprimersi e di agire, di portare avanti la sua missione. Kolbe ci insegna che seguire il Cristo ci rende liberi. 

Giovanna

Shoah: perpetuo ricordo dello sterminio ebraico

Testimonianza di Angela, missionaria da poco rientrata in Italia, dopo aver vissuto tre anni in Polonia. Dalle sue parole si può rivivere l’impatto emotivo delle persone che visitano i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

PER NON DIMENTICARE

Prima di parlare dell’impatto emotivo della gente che visita i campi, è necessario fare una premessa raccontando cosa ha determinato la cruda realtà della Shoah, che porta la stessa gente a visitarli.
Non si possono dimenticare i numeri della Shoah: i sei milioni di ebrei vittime dell’odio nazista e più di 5 milioni assassinati nei lager come oppositori politici, membri della resistenza nei paesi europei, prigionieri russi, zingari, omosessuali e disabili.

Milioni di persone private di ogni bene. Segregate, umiliate e ghettizzate. Deportate, uccise e gasate. Unico obiettivo il genocidio e la distruzione di massa.

Io, pellegrina tra i pellegrini, vedo, ascolto, mi fermo con la memoria del cuore a quanto è accaduto a degli esseri umani. Foto, reperti, strumenti e luoghi di tortura cadono come macigni su di noi. Parlano di dolore e di sofferenza. “spettacolo” inaudito! Un’organizzazione di morte. Uomini, donne e bambini esposti a esperimenti medici. Tante ragazze, donne venivano sottoposte a esperimenti ginecologici e di sterilizzazioni. Nessun termine può rendere la realtà vissuta. Nessun immagine può esprimere l’atroce, infinita barbaria. L’umanità porterà sempre questo fardello del genocidio, della distruzione di massa come monito per non dimenticare.

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Passando davanti ai vari “reparti della morte” ad Auschwitz, come in tanti altri campi di concentramento e di annientamento della Germania dove sorsero i primi campi, della Polonia e in altre parti dell’Europa, la prima reazione – davanti alla follia umana in azione – è un’esclamazione di “no, non è possibile”. ” Come si può arrivare a questo?” Ho visto poche persone, indifferenti, forse perché increduli: l’orrore è talmente potente da non crederci. Penso che la maggior parte si lasci ferire nel profondo come se si trattasse dei propri cari. raw-1Il silenzio sembra abitare i visitatori che tante volte si trasformano in pellegrini. Si vorrebbe scagliarsi contro chi ha operato scelte di morte.   Pochi sono coloro che non si lasciano attraversare da una domanda: “perché tutto questo, c’è un senso in questo luogo di odio e di violenza?”.

Anche qui vale il detto: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.         Distruzione e morte, ma non si conosce bene la linea di frontiera tra vittime e carnefici…

 

la ricchezza di un pellegrinaggio

Questa è la testimonianza che ho reso ad una mia collega che non ha voluto partecipare al viaggio e spiritualità, perché si trattava di un cammino spirituale con santa Messa e preghiere quotidiane che avrebbero sottratto, secondo lei, del tempo al turismo vero e proprio. In realtà quei momenti di preghiera hanno avuto la capacità di preparare gli animi a visitare i luoghi nella loro realtà, senza fermarsi al contingente, anzi a trascenderli e penetrarli nella loro essenza.

Pertanto Auschwitz è stata una esperienza sconvolgente e coinvolgente, tutto aveva significato: voci, volti e sentimenti terribili e contrastati, tutto era presente! Quando sono arrivata ai forni crematori ho gridato: tutto è compiuto! E il mio pensiero è andato a quella visione dell’Apocalisse: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» – «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello…» (Ap 7,13-14), il cui sacrificio è servito a frenare e distruggere la grande e dolorosa piaga del nazismo, che si stava spargendo a macchia d’olio.

Maria-Pia-La via crucis a Birkenau mi ha condotta a camminare con le migliaia di persone, a calcarne le orme di allora e di oggi.

Un’altra sorpresa è stata l’approccio alla figura di padre Kolbe, la cui vita è stata un sacrificio costante di amore per l’avvento del regno di Dio, attraverso l’intercessione dell’Immacolata. Vita che si è conclusa con la donazione totale del servo fedele al suo Maestro. Uno dei capolavori che ci ha lasciato in eredità è certamente la Milizia dell’Immacolata, necessaria allora e ancor più oggi, la cui realtà non è molto diversa.

Il viaggio in definitiva è stato ben preparato ed organizzato e i momenti di spiritualità e di turismo ben integrati. La puntualità dei partecipanti, segno di rispetto e attenzione all’altro e alla collettività lo hanno reso fluido, leggero gratificante. Grazie a tutti.

Maria Pia Angelici

Vittime e sopravvissuti, testimoni di cose buone

Intervista alla missionaria Paola De Falco, accompagnatrice nei pellegrinaggi in terra polacca.

DSCN1312Chi è stato in Polonia, sicuramente ricorderà con grande simpatia Paola, la missionaria, che durante i vari spostamenti da una città all’altra, intratteneva i pellegrini rendendoli partecipi di aneddoti e racconti vari oltre che di traduzioni simultanee.

Cominciamo quindi con il chiederle di raccontarci qualche storia o qualche aneddoto particolare capitato ad Auschwitz.

Ricordo un episodio con una nostra guida, un signore polacco, distinto ed elegante, nostro amico; era un po` spiccio, asciutto di modi come capita talvolta a chi fa il suo mestiere da una vita intera e… in particolare, con noi italiani, sempre un po` pasticcioni e ritardatari come lui diceva… avevamo un gruppo di adolescenti col Parroco… tutti sui quindici anni (tranne il Parroco).

Visitando uno dei blocchi si possono vedere vari ritratti dei prigionieri appesi alle pareti… le famose fotografie dove il prigioniero era ripreso nella divisa a strisce, prima di fronte, poi di lato, poi ancora di lato col berretto in testa.Tutti rapati a zero, occhi tristi,visi ossuti… e sotto era indicata la data di arrivo ad Auschwitz e la data di morte. Usciamo dal blocco. Mentre la nostra guida riprende fiato per un attimo, uno dei nostri ragazzini gli si avvicina e gli chiede con incantevole innocenza: scusi, ma anche lei e` stato in campo di concentramento? Io? Dice lui… (che certo, pur avendo i capelli grigi, non può avere quella età, erano passati piu` di 60 anni da quegli avvenimenti) Ah.!. Continua convinto il ragazzo nella sua semplicità… perché sa, uno di quelli nelle foto mi era sembrato proprio lei…

Non vi dico la faccia della nostra guida… potete immaginarla a vostro piacimento.!! Beh, scherzi a parte, questo per dire che sui luoghi della Memoria la sensibilità e l`interesse dei visitatori è davvero varia… però Auschwitz desta interesse, dolore, stupore, riflessione, preghiera, odio ed amore a tutte le età, questo è sicuro.

Che differenza c’è tra la partecipazione dei giovani e quella degli adulti nel campo? Che tipo di reazioni hanno, sono simili o diverse fra loro?

In comune c`è lo stupore doloroso, la scoperta del male che può riuscire ad abitare le profondità dell`uomo. Il male cosi cattivo, infernale,al di la` di ogni spiegazione e` un mistero per tutti: chi siamo? Cosa potrei diventare se…? . E` difficile per giovani e adulti, credere che si possa arrivare a tanto… E questo in fondo è un bene, vuol dire che ci è stata data la grazia di rimanere in qualche modo lontani e ancora illesi da Auschwitz e dal suo mistero, così come erano rimaste illese (ma in esse la grazia e stata ancora più` grande) Anna Frank ed Etty Hillesum che scrivevano, entrambe, nei loro diari: “Nonostante tutto ciò che accade credo che gli uomini sono buoni…”.

Forse nei giovani c`è più ricerca esistenziale perchè hanno più futuro: ma io cosa avrei fatto in quella situazione? Qual`è il senso della nostra vita su questa terra? Manca l`esperienza diretta (per fortuna) ma c`e` molta sensibilità (dipende anche da come sono preparati alla visita). Negli anziani c`è più ricordo: molti ricordano la guerra, c`è chi ha avuto il padre in campo di concentramento, qualche famigliare… hanno ricordi personali e sofferenze personali che, se diverse dalla guerra, a volte non sono meno dolorose. A volte prevale una nota di pessimismo e di disincanto in alcuni ( forse perché hanno appunto i loro anni e il mondo di oggi non sembra loro tanto migliorato); molti, specie tra le persone che vengono con le parrocchie, trovano forza affidando a padre Kolbe e “ai santi dei campi” le loro intenzioni ed i problemi e vivendo la visita come un vero pellegrinaggio spirituale.

Lei ha conosciuto diversi prigionieri, se ricordo bene anche il famoso artista Marian Kołodziej, cosa l’ha colpita in ciascuno di loro?

Sì. Ho avuto la grazia di arrivare in Polonia quando diversi prigionieri erano ancora vivi e in particolare ho avuto la grazia di conoscere tre testimoni oculari che hanno partecipato alla famosa selezione nella quale padre Kolbe diede la vita per Gajowniczek. Amo ricordare Adam Jurkiewicz (sepolto nel nostro cimitero a Oświęcim), Michał Micherdzinski e Marian Kołodziej (le cui ceneri sono nell`urna posta nella sua stessa mostra “Labirinti” nei sotterranei della nostra chiesa parrocchiale). Ricordo anche Zofia Pochorecka, Elisa Springler… Cosa mi ha colpita in loro? Credo che fossero tra loro persone molto diverse pero` l`esperienza di Auschwitz li accomunava tutti in ciò che c`è di sostanziale: l`orrore e quindi il silenzio, il ricordo sfuggito, rimosso… poi il lento riaffiorare dei ricordi e, infine, l`accoglienza del dovere della testimonianza verso le nuove generazioni. Erano vittime ma erano sopravvissuti e avevano visto padre Kolbe, loro stessi erano testimoni anche di cose buone viste ad Auschwitz. Ogni loro parola mi ha donato tanto… ringrazio Dio di essere arrivata in tempo per conoscerli. Per me sono stati la testimonianza viva della forza vincente del bene e dell`amore sull’odio e sul male. Cerco di trasmettere più fedelmente possibile le loro testimonianze ai gruppi che accompagno nella visita ai campi e sento che loro sono con me mentre parlo…