Il bene o il male?

Padre Tomasz Szymczak, guida spirituale del viaggio in Polonia 2017 -organizzato dalle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe – è un frate francescano polacco (OFMConv.) che vive a Roma ed insegna Sacra Scrittura all’USMI.  La sua breve ma intensa testimonianza.

Dai campi di concentramento di Auschwitz e di Birkenau esco sempre in silenzio. Che si può dire? Vengono in mente tante domande e tanti pensieri. Sulla banalità e noia del male, che non riesce a creare mai nulla di nuovo. Riesce solo a inventare distruzione, disgregazione, distorsione di cio che è bello, innocente, forte, nobile.
Viene in mente che in un’ultima analisi, il male, per quanto possa sembrare molto intelligente nell’organizzare bene le cose, è stupido e cretino. Ha un vocabolario limitato a qualche parolaccia, ha un set delle azioni limitato a qualche pugno e calcio. Non riesce a dire le cose nuove…

Dall’altro canto – vengono in mente i pensieri sul bene. E’ sempre fresco, bello, creativo, sorprendente. Parla un milione dei linguaggi. Il bene inventa, sorprende, dà il coraggio. Come il gesto di Massimiliano Kolbe, che lo inserisce negli annali della storia con il titolo di santo martire della carità.  Da quale parte mi metto?…

Padre Tomasz Szymczak

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Occhi

Graziella da molto tempo desiderava visitare la Polonia; il 3 di ottobre ha finalmente realizzato il suo sogno e, ci ha reso partecipi delle sue emozioni con questa toccante testimonianza.

 

In questa terra autunnale piena di bellissimi colori e di luce, il primo giorno del pellegrinaggio inizia con la visita al campo di sterminio di Auschwitz.

I primi passi verso l’entrata del campo, ci riportano con la mente ai passi di quanti erano inconsciamente transitati sotto la famosa scritta “ARBEIT MACHT FREI” il lavoro rende liberi. Stavamo percorrendo la medesima strada, in quel silenzio che tutto raccontava…
La guida con sentimento e decisione ci spiegava quello che era successo nel campo e che ormai tutto il mondo conosceva. Le strade alberate con il sole parlavano di luce e di vita, invece lì era passata la morte, una morte devastante. Sembrava inconcepibile quello che raccontava la guida: come l’uomo si creda padrone del mondo, della vita, di poter gestire la vita degli altri esseri umani, l’onnipotenza umana. Entrando nella palazzina n.11 si trovano alcuni ricordi degli ebrei sterminati, loro entravano ma non sapevano che non ne sarebbero piu’ usciti. Ci ha colpito particolarmente una parete con le foto di quelli che erano rinchiusi lì: schedati, i loro visi tutti diversi ma tra loro in comune oltre alla magrezza, c’erano gli occhi. Occhi che parlavano dell’orrore che stavano vivendo. In fondo all’orbita l’orrore, lo stupore, l’incredulità, la richiesta di aiuto… non avevano piu’ nulla a che fare con la dignità dell’essere umano.
Occhi che avevamo visto la mattina nella mostra di Marian, un sopravvissuto. Dopo tanti anni, ormai anziano, Marian aveva trovato il coraggio di disegnare, scrivere l’orrore vissuto.
I suoi disegni evidenziano subito gli occhi dei prigionieri, di lui giovane e delle scene del quotidiano orrore.
Occhi che parlavano della loro anima e questi occhi li abbiamo ritrovati nelle foto del campo. Tutti uguali, infiniti, muti, increduli.
Una foto in particolare – ci indica la guida – un sacerdote salesiano di nome Józef Kowalski dichiarato beato dalla Chiesa. Anche lui, come San Massimiliano Kolbe, ha continuato a pregare nella sua cella e quando lo hanno scoperto non ha voluto calpestare la corona del rosario ed e’ stato soffocato negli escrementi.
Questo ci ha fatto prendere coscienza di quanto l’uomo può accanirsi verso un altro suo simile per futili motivi.


Ed è un’ esperienza da condividere per non dimenticare e guardare il tuo prossimo come te stesso.

Ripartiamo… dalla Polonia

Tante le testimonianze del viaggio in Polonia di questa estate. Riportiamo solo alcune voci. Nel link la photogallery.

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Tanto avrei da scrivere sul mio pellegrinaggio in Polonia, ma mi limito ad esporre l’essenziale. La speranza e l’amore: accompagnati nel pellegrinaggio da tre grandi santi polacchi e visitando i luoghi della loro vita, in questa terra di grandi tormenti e dolori, tutto mi ha parlato di speranza e di amore. Nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, vive testimonianze di immani atrocità, nel mio intimo ho sentito la forza della speranza; nel bunker della morte san Massimiliano Kolbe, a seguito del suo  grande atto d’amore, con la sua presenza, con la sua fede , attraverso la preghiera e i canti ha donato ai fratelli la “speranza”; davanti alla sua cella, sotterranea e così buia,  ho vissuto nel mio intimo sentimenti di speranza, amore e di resurrezione, non di morte. Visitando poi i campi di concentramento e vedendo tutto il male commesso, nel mio cuore ho percepito anche forte e vivo un grande sentimento d’amore: ho subito notato la natura, verde, rigogliosa e bellissima nei campi di Birkenau, proprio dove sono ubicati i forni crematori e dove noi con tanto  raccoglimento abbiamo pregato e meditato la via lucis; mi è balzato subito all’occhio il contrasto tra il male che trasuda dal quel terreno martoriato e la viva presenza dell’amore di Dio che si riscontra nella bellezza della natura proprio in quel luogo, mi sono detta: è l’amore, è la speranza, è Dio che parla che ci dice che alla fine il bene, l’amore vincono sempre. Sono  molto contenta, ringrazio il Signore per le grazie ricevute, per il sapore di “buono” che mi porto ora nel cuore, per le tre perle che mi ha donato e sulle quali mi ritrovo a meditare per migliorarmi. Prima della partenza una mia amica mi ha detto: dal pellegrinaggio con le missionarie si ritorna diversi, rinnovati, al mio rientro l’ho ringraziata e ho confermato quanto lei mi aveva anticipato. Grazie missionarie, grazie Padre Tomasz e ad ogni compagno di viaggio, con tutto il cuore.  Maria Grazia di Verona

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…Voglio dire che sono stata molto contenta del viaggio della compagnia e di voi organizzatrici perché mi ha fatto vedere e apprezzare cose per le quali, sinceramente, non mi sarei unita al viaggio. Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito.. infatti ho sofferto un poco di esserci stata così poco tempo.. ci ritornerò certamente. Comunque grazie di tutto veramente e arrivederci.   Maria Angela F.

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Ciao Lucia, grazie a te a Tiziana e alle missionarie polacche per il bel viaggio organizzato molto bene, i posti visitati non si possono scordare. Riguardo ai campi di concentramento bisogna visitarli per capire gli orrori commessi contro un popolo colpevole solo di credere ai propri ideali. Grazie ancora, saluti, Gabriele B.

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E’ stato un viaggio intenso e interessantissimo.  L’accoglienza  veramente splendida. Il gruppo che si è  formato veramente unito e in amicizia, non poteva essere diverso visto i protettori che ci accompagnavano.  Non abbiamo nessuna rimostranze da fare.  Tutto è andato oltre le aspettative. Un grazie particolare alle missionarie che ci hanno accolto, a voi e anche ai compagni di viaggio. Vista la perfetta organizzazione speriamo in altre opportunità. Un saluto e un abbraccio,  Sergio e Marisa S.

 

Guarda la photogallery del viaggio in Polonia 2017

 

Dalla parte dell’altro

Una testimonianza dall’Argentina

Visitando il campo di Auschwitz rimane solo il silenzio, per il grande dolore incontrato, respirato, ascoltato e visto…  graciela auschwitzPerò non un silenzio passivo, ma quello che ti parla nel profondo del cuore e ti dice la sofferenza e la abnegazione vissuta da tanti uomini, donne e bambini, giovani e anziani. In me è risuonata con insistenza la parola superbia: come diventa facile non vedere l’altro, addirittura calpestarlo. Anche se non viviamo in un campo di concentramento anche noi possiamo vivere e agire calpestando l’altro, nel nostro quotidiano. Padre Massimiliano Kolbe mi dice di stare dalla parte dell’altro, per amarlo, accompagnarlo, per avere cura, per riconoscere la sua dignità, anche di fronte a tante ingiustizie. Sono grata per essere stata qui e spero di poter ritornare.

Hasta pronto, Graciela 

 

 

Solo tre parole

Tre parole hanno accompagnato questo mio viaggio in terra polacca: ascolto,coraggio e offerta. Sono tre termini che esprimono azione, ma che hanno un denominatore comune: uscire da sé.  Ad Auschwitz, prima di tutto, si impara ad ascoltare con gli occhi, con le mani e con le orecchie… qui tutto parla di passato che si intreccia indissolubilmente con il presente, passato fatto di sofferenza, ma anche e soprattutto di risurrezione…
Per recarsi qui è necessario il coraggio di voler vedere la realtà, con tutte le sue contraddizioni e disarmonie, ma anche l’audacia di volerle superare con la forza della speranza. Da ultimo e, per me indispensabile come Volontaria dell’Immacolata Padre Kolbe, Auschwitz ci educa all’offerta di noi stessi, delle nostre abilità, così come delle nostre fragilità, quale dono agli altri, perché attraverso di noi, davvero, si possa concretizzare ancora la Risurrezione di Gesù. Maria è la nostra guida, sempre!

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Pace e gioia,
Antonella

Silenzio e preghiera

Padre Raffaele di Muro, Presidente della M.I. International, reduce dall’incontro dei Volontari dell’Immacolata Padre Kolbe, che si è tenuto a Harmeze (presso Auschwitz), dal 13 al 18 luglio 2017, ha rilasciato un suo pensiero dopo essere stato a visitare insieme ai partecipanti VIPK i luoghi del martirio di padre Kolbe.

Come accade ormai da tempo, ho avuto la gioia di accompagnare i fratelli in questi posti terribili, nei quali, però, ha trionfato l’amore grazie alla testimonianza di S.Massimiliano. È stato molto commovente sostare in raccoglimento nella cella del blocco 11 in cui Kolbe ha dato la vita, mente i volontari deponevano un fiore. Solo il silenzio poteva aiutare a vivere quel momento così altamente contemplativo. Solo la commozione poteva sottolineare il dolore che in quel luogo Kolbe e i suoi compagni hanno sperimentato.
La visita orante al muro della morte o delle fucilazioni e alla piazza dell’appello hanno completato un passaggio importante da parte dei Volontari, che hanno fatto esperienza di come l’amore può vincere anche tra la barbarie dell’uomo e in posti in cui regnano odio e disperazione. Anche questa volta Kolbe ha fatto scuola, anche questa volta al dolore si è sostituita la certezza che vivendo nella carità del Signore e dell’Immacolata non c’è luogo o tempo che non possa trasformarsi in amore.

p. Raffaele Di Muro

 

 

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