Museo o luogo della memoria?

“Non tutti accettano la denominazione di Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Alcuni ritengono che l’ex-Campo rimanga soprattutto un cimitero, altri che sia un luogo della memoria, un monumento, altri ancora che sia un Istituto del ricordo, un Centro di educazione e di studio sul destino delle persone uccise in questo luogo. In realtà, il Museo svolge contemporaneamente tutte queste funzioni, dato che esse non si escludono, anzi si integrano a vicenda”.

E per noi? Cos’è per noi Auschwitz, cosa significa per noi quel luogo? Che esperienza abbiamo fatto, come ne siamo usciti? Intanto cerchiamo di conoscerne un po’ di più la storia.

SUBITO DOPO LA CREAZIONE

Alcuni mesi dopo la fine della guerra e la liberazione dei campi nazisti, un gruppo di ex-prigionieri polacchi incominciò a diffondere pubblicamente l’idea di commemorare le vittime di Auschwitz. Non appena fu possibile, parte di loro visitò il terreno dell’ex-Campo per mettere in salvo gli edifici e le rovine rimaste. Essi spinsero alla organizzazione della cosiddetta Difesa Permanente del Campo di Auschwitz e accolsero le migliaia di pellegrini che in massa cominciarono ad accorrere per ritrovare tracce dei loro cari, pregare e rendere onore a coloro che vi furono sterminati. Gli ex-prigionieri, ancora prima della creazione ufficiale del Museo, prepararono, in questo luogo, la prima mostra che venne inaugurata il 14 Giugno 1947. Alla cerimonia di apertura della mostra presero parte 50 mila persone, tra cui: ex-prigionieri, famiglie degli uccisi, pellegrini da quasi tutta la Polonia, delegazioni delle autorità polacche e anche rappresentanti della Commissione Generale d’Inchiesta sui Crimini Tedeschi e della Commissione Storica Centrale Ebraica insieme ai delegati delle ambasciate britannica, cecoslovacca e francese.

NASCITA DEL MUSEO

Il 2 Luglio 1947 il Parlamento polacco approvò la delibera di salvaguardia nel tempo dei terreni e degli edifici dell’ex-Campo e ratificò la nascita del Museo Statale di Oświęcim-Brzezinka. Questo nome, nel 1999, venne modificato in Museo Statale di Auschwitz- -Birkenau in Oświęcim.

http://auschwitz.org/en/more/italian/

Scarica le informazioni di base su Auschwitz in lingua italiana

L’ultimo Amen

Una testimonianza che fa venire i brividi quella di Bruno Borgowiec, numero 1.192 ad Auschwitz, il prigioniero interprete che assistette alle ultime ore di vita di Kolbe e dei suoi compagni condannati a morire nel bunker della fame. “Pregavano e cantavano”, ma per chi come noi ha visitato il Campo ed è entrato nella cella non c’erano invece parole, solo un gesto: piegare le ginocchia e chinare il capo.

«Si può dire che la presenza di padre Massimiliano nel bunker fu necessaria per gli altri. Stavano impazzendo al pensiero che non sarebbero più tornati alle loro famiglie, alle loro case, e gridavano e imprecavano per la disperazione. Egli riuscì a pacificarli ed essi iniziarono a rassegnarsi. Con il suo dono di consolazione, prolungo le vite dei condannati, di solito cosi psicologicamente distrutti che morivano in pochi giorni. Per risollevare il loro spirito, li incoraggiava dicendo che il fuggitivo poteva ancora essere ritrovato e che sarebbero stati rilasciati.

Affinché potessero unirsi a lui, pregava ad alta voce. Le porte della cella erano di quercia, e grazie al silenzio e all’acustica, la voce di Kolbe in preghiera si estendeva anche alle altre celle dove i prigionieri potevano udirla bene. Anche questi ultimi si univano a lui. Da allora in poi, ogni giorno, dalla cella dove si trovavano queste povere anime e alla quale si univano le altre celle, si poteva udire la recita delle preghiere, il Rosario, gli inni. Padre Kolbe li guidava e gli altri rispondevano in coro. Poiché queste preghiere e inni risuonavano in ogni parte del bunker, io avevo l’impressione di essere in una chiesa».

In punta di piedi

Le risonanze di alcuni giovani di Bologna in visita ai Musei di Auschwitz-Birkenau dopo un tempo di riflessione e preparazione in Italia. Un’esperienza che lascia sempre il segno.

Dopo aver dedicato un anno intero a cercare di comprendere i motivi che hanno portato l’uomo ad elaborare una vera e propria macchina di distruzione dell’uomo, il viaggio ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau ha coronato la fine di questo percorso. È difficile pensare come, anche al termine di questa esperienza, le domande sul come e sul perché sia potuto succedere tutto questo non abbiano ancora trovato una reale risposta. Nonostante questa frustrazione, l’affetto, la premura e la generosità di tutte le persone che abbiamo incontrato lungo la strada hanno reso questa intensa esperienza un po’ meno faticosa, riempiendo i nostri cuori di sincera gratitudine e di speranza che, anche in tempi bui, sia sempre possibile compiere del bene.

ILARIA

Mentre stavamo camminando dentro il campo di Birkenau, all’improvviso, nel silenzio, abbiamo visto un cervo che correva. È stato qualcosa di bello e inaspettato che contrastava in maniera forte con il luogo in cui ci trovavamo. Ed è proprio così che descriverei il nostro viaggio, come un gioco di contrasti. Le persone che abbiamo incontrato, i luoghi che abbiamo visto, i racconti che ci hanno trasmesso, tutto sottolineava questa lotta tra amore e orrore. E pur restando ben consapevole e sensibile davanti a ciò che è accaduto, ogni persona incontrata è stata come una piccola fiammella di luce e gioia che non mi sarei mai aspettata di trovare. Così, il nostro viaggio è stato questo: ricercare il bene laddove c’è stato tanto male e vedere che resiste, e vedere che è vivo.

LAURA

Le emozioni che ho provato durante la visita ai campi di Auschwitz sono state molteplici. Innanzitutto l’attesa precedente alla visita era molto grande perché finalmente mi sono potuto recare in luogo tanto visto nei libri e in televisione. Appena siamo arrivati, quando davanti ai miei occhi è apparso il campo, ho avuto la sensazione di essere anche io parte della Storia. Durante la visita ai campi, il pensiero che mi ha accompagnato senza mai abbandonarmi neanche per un istante è che ovunque io facessi un passo lì poteva aver trovato la morte ingiustamente una persona, e questo ti porta quasi a voler camminare in punta di piedi per rispetto. Sono stato molto contento di aver visto una notevole affluenza di persone nel visitare i campi, questo significa che un luogo di morte può diventare un luogo di diffusione e di conoscenza.

FABRIZIO

Pietre d’inciampo

È arrivata l’estate e con il caldo la speranza di poter finalmente muoverci e viaggiare in relativa tranquillità. Avremo l’opportunità di visitare luoghi vicini o lontani dalla nostra città e regione. Guardiamo prima la mappa interattiva italiana delle pietre d’inciampo, potremmo camminare su quella via che ricorda una persona deportata in un campo di concentramento. Nel sito https://lab.gedidigital.it/gedi-visual/2021/giorno-della-memoria-pietre-di-inciampo/ si possono anche segnalare le pietre mancanti.

Le pietre d’inciampo sono “blocchi di pietra ricoperti da piccole targhe d’ottone, creazione dell’artista tedesco Gunter Demnig, per non dimenticare le deportazioni nei campi di sterminio nazisti. Sono oltre 1.400, in 150 comuni, le pietre posate su tutto il territorio italiano”.

Foto ilsole24ore

Auschwitz, 28 maggio 1941

28 mag

Dalla prigione di Pawiak, dove si trovava rinchiuso dal 17 febbraio 1941, Massimiliano Kolbe viene mandato al campo di concentramento di Auschwitz. Insieme a lui tanti altri prigionieri stipati nei vagoni del treno. Sono persone di diverse età, nazionalità, religione, cultura, tutte unite da un unico drammatico destino, vittime dell’odio e dell’intolleranza più assoluta. Da persone a numeri. Padre Kolbe sulla sua pelle avrà impresso fino alla morte il numero di matricola 16670.

«Di bocca in bocca passava la voce: “Padre Massimiliano è fra noi”. Gli uomini scuotevano la testa: “Anche lui!”. E allora ci domandavamo quanto fossero atroci le cose che accadevano in Polonia. Allo stesso tempo eravamo felici di avere con noi un uomo autentico, un combattente per la verità» (testimonianza di Francesco Mleczko, dal libro di Patricia Treece: Massimiliano Kolbe – Il Santo di Auschwitz, Edizioni Immacolata).

Nel giorno dell’anniversario del suo arrivo, il 28 maggio, condividiamo un’iniziativa importante da seguire su zoom in collegamento dalla Polonia e dal Museo di Auschwitz. Si ripercorreranno i passi di Kolbe nel Campo fino ad entrare nella cella dove è morto donando la sua vita. Prima verranno mostrati gli oggetti religiosi che venivano utilizzati dai prigionieri, compreso il piccolo calice del quale Massimiliano ha potuto usufruire qualche volta durante la sua prigionia.

Il collegamento inizierà alle ore 16. Oltre alla lingua polacca si potrà seguire anche in inglese.  

https://us02web.zoom.us/j/83154381876?pwd=NWE2VFgxbkRSY0ZtM2Yrc1pQOVY3Zz09

Passcode: 135545

Contro l’odio e il razzismo

Il nostro augurio alla senatrice Liliana Segre per la recente nomina a capo della Commissione straordinaria, da lei stessa voluta, per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio.

Mentre i Musei dei Campi di concentramento di Auschwitz 1 e 2 in Polonia sono ancora chiusi alle visite a motivo della pandemia da covid19, non possiamo non sostenere la sensibilizzazione e le singole proposte affinché eventi così drammatici come la Shoah, anche in minima parte, non si ripetano in Europa o in altre parti del mondo. Anche le piccole azioni o gesti di intolleranza sono da rigettare con tutte le forze affinché il seme dell’odio non trovi terreno fertile e non produca frutti contro la pace e la fraternità universale. Grazie ancora a Liliana Segre per la sua testimonianza e il suo impegno coraggioso.

Le sue parole al momento della nomina:

«Sono profondamente emozionata perché è tanto che penso che questa commissione contro l’istigazione all’odio sia qualcosa che sento profondamente e adesso cominciamo. Mi faccio da sola un grande coraggio per iniziare questo percorso, visto che ho 90 anni. Spero che possa diventare un momento importante per la Repubblica visto che il linguaggio dell’odio è una cosa che mi ha ferito tutta la vita. Ho cominciato a sentire molto presto le parole dell’odio e se posso concludere la mia vita mettendo una di quelle piccole pietre che nei cimiteri ebraici si mettono sulle tombe per dire “io sono venuto a trovarti”, allora anche questo inizio di commissione è una piccola pietra».

Impronte di Auschwitz

In questo tempo di pandemia sono ancora sospesi i viaggi in Polonia organizzati dalle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe. In attesa di notizie migliori, di poter visitare di persona e insieme i Campi di concentramento di Auschwitz – Birkenau, condividiamo l’invito ricevuto per un incontro online mercoledì 31 marzo organizzato dalla Casa della Memoria Milano e ANED – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti.

Su: https://www.facebook.com/events/444716756604289

Gli abbracci dei bambini

Il tema di quest’anno 2021 della giornata della memoria è stato  dedicato ai bambini. Sono stati deportati ad Auschwitz 232.000 bambini a ne furono liberati poco più di 700. In streaming ho ascoltato la preghiera dei rappresentanti delle diverse chiese e confessioni religiose e anche esperienze dei sopravvissuti alla deportazione.

Mi ha colpito una donna che  ricordando la baracca di Birkenau dove ha vissuto con altri bambini, diceva di aver avuto fame, freddo e tanta paura. Ricordava di aver visto tanti piccoli morire di nostalgia, perché separati dai genitori, dai loro affetti, perché sentiti come abbandonati. Comunicava però con tanta forza di avere ancora nel cuore un ricordo indimenticabile: dentro quelle fredde e spoglie baracche bambini di cinque – sei anni aiutare bambini di due – tre anni. Come? Abbracciandoli, accarezzandoli, baciandoli. Senza dubbio gesti ricevuti nella loro famiglia, dai genitori, dai nonni, dai fratelli più grandi.

È cresciuta in me la consapevolezza, espressa anche dal direttore del Museo, che non è sufficiente ricordare, fare memoria, ma è urgente educare, formare le nuove generazioni, con atteggiamenti concreti di bontà, comunione, dialogo. Perché non possiamo chiedere  ai giovani di essere perseveranti nel bene se noi adulti non lo siamo. Anche Anna Frank adolescente, nel suo diario scrive: «Nonostante tutto credo che il cuore dell’uomo è buono». Di questo ne dà testimonianza anche San Massimiliano, luce e amore nel bunker della fame.

Ercolina, Harmęże – Polonia

Auschwitz – Birkenau

Pregare ad Auschwitz

nella giornata della Memoria

Da ottobre scorso che il Campo di Auschwitz non si può visitare ma sembra che il 27 gennaio danno la possibilità di entrare per una breve preghiera, solo per due di noi, solo per 10 minuti, forse non riusciremo neppure ad arrivare al Muro della morte e tornare indietro ma è già qualcosa. Così seguiremo la commemorazione della celebrazione via streaming, il programma è molto interessante, con la testimonianza di due ex prigionieri arrivati ai Campi da bambini, il saluto del Presidente della Repubblica Polacca e i vari ambasciatori, un momento di preghiera interconfessionale… Per noi sarà un giorno di preghiera, di ricordo, di riflessione perché la storia di Auschwitz non è finita. Anche di ringraziamento per il messaggio che Massimiliano Kolbe ha lasciato al Campo attraverso l’offerta della sua vita. Il suo ideale è stato “Ovunque amore”, sappiamo come si fa fatica a realizzarlo nella realtà anche se ci sono tanti segni di bene.

Il tema di quest’anno sarà “I bambini ad Auschwitz”. Al Campo sono arrivati 230.000 bambini, quando Auschwitz è stata liberata ce n’erano solo 700 perché i più piccoli quando arrivavano venivano mandati subito nelle camere a gas. I sopravvissuti sono stati gli ultimi ad essere arrivati, in particolare da Varsavia.

Vi saluto con una notizia arrivata poche ore fa: san Massimiliano è stato nominato protettore della regione della Małopolska  “Piccola Polonia”, già patrono della diocesi di Bielsko-Białae di Oświęcim. Un’opportunità in più affinché Kolbe sia sempre più conosciuto. Vi assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera soprattutto quando andiamo alla “cella dell’amore” ad Auschwitz, quando avete delle intenzioni particolari da presentare a San Massimiliano Kolbe potete inviarcele (celakolbe@kolbemission.org). Grazie!

Anna Matera – Missionaria, Centro San Massimiliano Kolbe

Harmeze, Polonia

Ascolta “Giornata della Memoria – dalla Polonia” su Spreaker.

CONSOLAZIONE

Da qualche settimana mi trovo presso il Centro di Harmęże, in Polonia, mi ritengo davvero fortunata a poter vivere questa esperienza in questo momento importante per la mia vita e in un contesto storico così difficile per tutto il mondo, penso all’Italia ma anche alla mia terra, la Nigeria. Qui tutto è avvolto nel silenzio e ogni rumore, ogni suono assume un suo significato. Vado spesso a passeggiare nei dintorni, vicino alla casa ci sono i laghetti dove venivano gettate le ceneri dei prigionieri morti nei Campi, sento gli uccelli che cantano, vedo dei fiori anche in questa stagione autunnale, la natura mi dice qualcosa, mi parla di Dio, della sua presenza in questi luoghi della memoria. Penso a padre Kolbe e alla consolazione che mi sta dando la sua testimonianza. Andando nei Campi di concentramento sento la sua voce che mi invita a tenere viva la speranza, mi dice che dopo la pioggia ci sarà il sole, che nel buio ci può essere sempre una piccola luce. La sua voce risuona nel silenzio dei viali, le lacrime mi spuntano negli occhi pensando a quello che c’è stato, alla sua esperienza, a quella di tante persone che sono state qui. Se lui è riuscito a vivere l’amore, a resistere all’odio, ad affrontare il dolore, allora anche le mie difficoltà, le mie sofferenze mi sembrano più piccole. Voglio guardare in alto, voglio guardare avanti, al futuro con tanta fiducia. Ne abbiamo tutti bisogno.

Agatha