Puntata Ulisse – per ricordare la Shoah

Questa sera ad Ulisse – il piacere della scoperta – una puntata dedicata alla Shoah. Vedremo anche delle immagini del campo di concentramento di Auschwitz. Una importante occasione per riflettere e per non dimenticare…

Ulisse 2018 terza puntata

La terza puntata di Ulisse, in onda sabato 13 ottobre 2018, è dedicata al racconto di una delle pagine più buie della storia d’Italia, il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. Tra le testimonianze ci sarà quella di Liliana Segre. Tutto è cominciato con le leggi razziali, che da un giorno all’altro hanno privato di tanti diritti migliaia di cittadini italiani, perseguitati perché ebrei. Ed è finito con l’orrore dei campi di sterminio, dai quali pochissimi si sono salvati. Alberto Angela racconta le vicende negli stessi luoghi che hanno fatto da scenario ai tragici eventi. Al centro del racconto del programma la testimonianza diretta di coloro che sono scampati alla morte nei lager, certi che l’ascolto dalla loro viva voce sarà per i telespettatori una rinnovata occasione di riflessione, analisi e conoscenza.

su RAI 1 alle ore 21:25

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Auschwitz (canzone del bambino nel vento)

Son morto con altri cento, son morto che ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….                            

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…  

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…  Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento… 

 Ancora tuona il cannone, ancora non è contento  di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…  

 Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare  a vivere senza ammazzare e il vento  si poserà e il vento si poserà…         Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare  e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà… 

Francesco Guccini 1964

guarda il video su you tube  http://www.youtube.coom/watch?v=-o7XdF-fhfM

 

Auschwitz – le mie impressioni

per non dimenticare… 

trenoUna volta salito sul treno che mi avrebbe portato da Cracovia al Museo Nazionale di Oswiecim, già cominciai a respirare un’aria diversa, forse perché sapevo che visitare Auschwitz sarebbe stata per me un’esperienza che mi avrebbe segnato, che mi sarebbe rimasta dentro per sempre. E così è stato, ancora adesso riesco a vedere nella mia mente quei luoghi: l’ingresso del campo, i crematori, il Muro della Morte, i vari blocchi degli edifici, le stanze dove dormivano i detenuti… Sessant’anni fa la gente moriva in quel posto, io adesso ci sarei andato con la macchina fotografica… Non che fosse sbagliato, so benissimo che non si deve dimenticare ed anzi una foto aiuta a ricordare anche dopo tanti anni, però suscitava dentro di me un leggero malessere, giusto o non giusto che potesse essere.

Il treno avanzava lentamente, la scomodità dei sedili accentuava le scosse che esso provocava. Accanto a me un gruppetto di giovani ebrei, giunti probabilmente da Israele (almeno così si intuiva dai discorsi), smorzavano l’atmosfera con dei sorrisi forzati ed erano impazienti di arrivare a destinazione. Io provavo a mettermi nei loro panni ed a immaginare cosa essi potessero provare nell’andare a visitare quel posto dove tanti ebrei come loro furono trucidati dai nazisti: non credo di esserci riuscito, forse perché neppure io sapevo cosa provavo da italiano.

Comunque il viaggio giunse al capolinea e scesi alla stazione: il posto già lì era abbastanza triste; affacciatomi poi nel paese, la sensazione fu quella di un posto ormai segnato per sempre dalle atrocità che vi furono commesse (sebbene gli abitanti di Oswiecim non ebbero alcuna colpa dei crimini, anzi, cercarono di aiutare i detenuti per quello che potevano).

entrata aIl Museo era a pochissimi chilometri dalla stazione quindi in breve fui di fronte all’entrata. Sinceramente mi dava un pò fastidio già il fatto che la gente riuscisse a mangiare qualcosa lì, al bar-ristorante. Io credo che non ce l’avrei mai fatta ed infatti così fu, specialmente dopo aver visitato tutto l’ex campo di concentramento. E’ quasi impossibile descrivere le sensazioni che ti attraversano mentre sei nel Museo: sebbene fosse agosto, c’era un’atmosfera autunnale, gli edifici cupi e gli alberi altissimi non facevano che accentuare questa mia impressione. Tra le cose che mi colpirono di più ci fu un signore ebreo che davanti alla foto di Hitler (nella sala che narrava la seconda guerra mondiale attraverso immagini e didascalie) prese a inveire contro di lui e cominciò a piangere battendo i pugni contro la faccia del fuhrer. Fu una scena che mi colpì in modo particolare e che è ancora nitida nella mia mente.

Un’altra cosa era che, nonostante avessi con me la mia macchina fotografica, in alcune sale non avevo nemmeno il coraggio di fare delle foto, anche se ciò era consentito,poiché mi sembrava quasi di profanare quei posti… Come si poteva fotografare bloccol’interno dei forni crematori o delle camere a gas dove centinaia di migliaia di persone vi erano state condotte per andare a morire? Io proprio non ce la facevo. E le sale dove erano conservate le migliaia di valigie, scarpe, spazzole, tute carcerarie degli internati? No davvero.

Il mio consiglio è di andare a visitare questo Museo, è un’esperienza che porterete per sempre dentro di voi e che sicuramente ci preserverà dal dover fare ancora i conti con queste atrocità.

Testimonianza di Michele, tratta dal sito www.battifolle.it

 

Il silenzio dei vivi

Dal libro Il silenzio dei vivi – All’ombra di Auschwitz, un racconto di morte e di resurrezione, di Elisa Springer:

A distanza di cinquant’anni, nel mondo si è fatto ancora poco per far comprendere alla gente, cosa sono stati il nazismo e la Shoà…

Ho provato anch’io a dimenticare, ma qualcosa si è mosso dentro me. Ho finalmente capito che dovevo parlare, prima che fosse troppo tardi. Dare voce al mio silenzio è un dovere: troppe storie esistono nel silenzio e sono rimaste in silenzio, nell’attesa che qualcuno le raccogliesse…

Non è colpa né merito, nascere di religione ebraica, cattolica o protestante; nascere di razza bianca o nera. Siamo tutti figli di Dio, di un unico Dio, quel Dio che a me è stato negato e che, nonostante tutto ho sempre disperatamente, cercato!

Elisa Springer