Pietre d’inciampo

“Stolpersteine” nasce da un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l’oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni naziste durante la Seconda guerra mondiale.

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L’episodio decisivo avviene a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1000 sinti della città renana, in occasione dell’installazione di un’opera scultorea per ricordarne la persecuzione. Da quel momento Demnig si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d’Europa, attraverso l’installazione di “Pietre d’Inciampo”, sampietrini di piccole dimensioni, sui marciapiedi davanti alle abitazioni delle vittime delle persecuzioni naziste, qualunque ne fosse la ragione.

Un piccolo blocco quadrato di pietra (10×10 cm), ricoperto di ottone lucente, posto davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. In Europa ne sono state installate già oltre 70.000.

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Per saperne di più: http://www.pietredinciampo.eu/

Natale nel Campo di Auschwitz

Cinque furono le festivita’ natalizie celebrate dietro il filo spinato del Campo di concentramento e centro di sterminio nazista tedesco di Auschwitz – Birkenau. Furono tutte segnate da eventi tragici che saranno ricordati per sempre da tutti coloro che hanno vissuto l’inferno del Campo. Oggi, i ricordi di quelle vigilie di Natale, raccolte dopo la guerra, si trovano negli archivi del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Rivelano la tragedia vissuta dai prigionieri e l’immensa crudeltà dei nazisti…

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Nel novembre del 1943 Arthur Liebehenschel divenne il nuovo comandante del Campo. Le condizioni per i prigionieri migliorarono. Nel Natale del 1943, non furono ripetuti i “regali” bestiali degli anni precedenti. Molti prigionieri ebbero la possibilità di ricevere  pacchi dalle famiglie che condivisero con gli altri prigionieri anche ebrei. In diversi  blocchi, i prigionieri organizzarono una cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera dell’ultima vigilia di Natale nel Campo del 1944 fu completamente diversa. La fine del Terzo Reich era vicina. A mezzanotte il prigioniero sacerdote Wladyslaw Grohs de Rosenburg, con la tacita approvazione del capo blocco, celebrò la Messa di Mezzanotte. Le donne del Campo di Birkenau prepararono la vigilia di Natale per i bambini dell’ospedale. Con del materiale fornito da un prigioniero, cucirono circa 200 giocattoli. Due pezzettini di zucchero o caramelle furono attaccati a ciascun giocattolo. In ogni regalo venne scritto il nome e il cognome del bambino. La vigilia di Natale furono consegnati da un prigioniero vestito da Babbo Natale. Nel Natale 1944, Leokadia Szymańska, che era impiegata presso l’ospedale del Campo, cucì  un piccolo albero di Natale dove furono poste delle piccole bandierine e l’aquila polacca. L’albero oggi si trova nelle Collezioni del Museo Statale di Auschwitz.

Il 27 gennaio 1945, i prigionieri ricevettero la libertà per cui avevano pregato durante ciascuna delle cinque vigilie di Natale.

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Fonte: auschwitz.org    dal blog Guida Auschwitz

Ricordando Piero Terracina

«Con Piero Terracina ci legava una fratellanza silenziosa, tra noi non servivano parole. E ora che non c’è più mi sento ancora più sola».    Liliana Segre

«Il più grande rischio è che il passato possa ritornare, magari verso altre minoranze, non dico che possano essere gli ebrei, le minoranze sono sempre a rischio».  P.T.

Via Crucis

Ritrovo il giorno 3 novembre davanti all’entrata del Campo di Birkenau. Tante le persone che vogliono esserci, in silenzio, per pregare, per piangere, per tenere viva la memoria della Shoah, dei tanti campi di concentramento del XX secolo del continente europeo (e non solo).

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Anche le missionarie e i volontari del Centro Massimiliano Kolbe di Harmeze sono presenti e animano la tredicesima stazione. Con loro tutti noi, pellegrini ad Auschwitz, portando la quella Croce, corresponsabili di una storia che vorremmo non si ripetesse mai più.

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http://www.kolbemission.org/cella-amore

Ma io non odio

L’odio trova spazio anche sul web, purtroppo. La nostra solidarietà alla senatrice e testimone della Shoah Liliana Segre, colpita ogni giorno da attacchi antisemiti sui social. Con i suoi messaggi ci invita a non dimenticare, per non ripetere gli errori del passato.

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“La speranza in una nonna c’è sempre, ma la realtà qualche volta si abbatte sopra la speranza con una bastonata tremenda. Io di bastonate ne ho prese tante e sono ancora qui… Ogni minuto va goduto e sofferto bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte, ma perdere tempo a scrivere a un 90enne per augurarle la morte… Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

(da un’intervista su repubblica.it – foto da Avvenire)

Un volto, una storia

Amsterdam – Ritratto di Anna Frank, alto 24 metri, realizzato dall’ artista brasiliano Eduardo Kobra e intitolato Let Me Be Myself.

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E’ stato pensato per «stimolare, da un lato, la contemplazione e allo stesso tempo portare molti giovani a trarre ispirazione dal coraggio e dalla saggezza di questa giovane donna».

Per non dimenticare…

 

Tenebre e luce

La Polonia: terra benedetta ma anche molto provata. Un pellegrinaggio ricco di doni per chi sa fare tesoro di tutto quello che ha visto, sentito, immaginato. Rientrata nella quotidianità di ogni giorno sento forte il desiderio di scrivere quanto ho ricevuto da questo viaggio.

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Un pellegrinaggio è un’esperienza di gruppo, è fatto di tante persone tutte con un loro percorso, sensibilità diverse, occhi e cuori diversi, ma credo che tutti siamo ritornati alle nostre case con un profondo senso di gratitudine. Gratitudine a Dio che sempre opera meraviglie: proprio là dove le tenebre sono più fitte, più chiara e luminosa risplende la Luce. Non ho fatto molti pellegrinaggi nella mia vita, ma sempre sono stati per me fonte di crescita spirituale e umana, non solo per i  luoghi visitati, per la preghiera, per le parole ascoltate, ma soprattutto per la ricchezza delle testimonianze.

Mi sento di poter dire che visitare la Polonia è un po’ come andare nei luoghi della Terra Santa. Dopo aver calpestato la terra di Gesù si comprendono molto meglio le Sue parole; così è anche per la terra di Polonia, si comprendono meglio tante vicende della nostra recente storia umana attraverso le figure di Massimiliano Kolbe, papa Wojtyla e i tanti martiri che hanno offerto la vita e le loro sofferenze in nome della libertà, della fede, per l’umanità intera.

Prima della partenza avevo nel cuore sentimenti contrastanti: da una parte sentivo il desiderio di visitare quei luoghi di sofferenza come Auschwitz e Birkenau ma avevo anche timore perché non sapevo come la mia sensibilità avrebbe sopportato tanto dolore e ingiustizia. Come la maggior parte di noi, credo, mi sono sempre posta la domanda: perché Dio ha potuto permettere tutto ciò?

Ora, di ritorno da quei luoghi, sento in me una profonda gratitudine e riconoscenza per i tanti martiri che in quel luogo maledetto hanno saputo risplendere come lampade nella notte, hanno offerto a Dio la sofferenza e spesso anche la loro vita. Sono convinta che, se il seme dell’odio e della violenza seminato in Europa dall’ideologia nazista è stato sconfitto e se noi godiamo dell’attuale libertà, questo è grazie al prezzo che tante anime sante hanno pagato con il loro sacrificio. Ci sono martiri che con il dono della loro vita hanno fatto in modo che noi potessimo vivere in libertà la nostra fede. Il sentimento che più di ogni cosa porterò nel cuore è questa profonda gratitudine per tutto il popolo polacco, per i suoi martiri e per l’esempio di vita cristiana che hanno e continuano oggi a testimoniare.

Aurora – Verona

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Foto di Antonella Castelli

dal pellegrinaggio in Polonia di un gruppo di Verona – 15-21 settembre 2019: “Noi pellegrini in terra polacca… per non dimenticare l’amore”. http://www.kolbemission.org/cella-amore