Il popolo di Israele è vivo

Una giornata in visita ai campi di sterminio di Alberto Pezzotta

… Per lunghi minuti si sente solo il rumore del vento e dei passi di una massa di turisti che ora procede incolume e senza rischi. Poi si procede verso l’uscita. Dietro di noi, un folto gruppo di ragazze israeliane, con la bandiera e t-shirt bianche azzurre. Alcune sono falascià. Tra gli accompagnatori spiccano tre tipi grossi come armadi, con occhialetti neri e capelli rasati. Penso all’ingiustizia e alla violenza che continua a subire un popolo costretto ad andare in vacanza con le guardie del corpo. Le ragazze però sembrano allegre: improvvisamente cominciano a cantare, e non è il lamento funebre che un goy come me si aspetterebbe, ma una canzone gioiosa. Decido di avvicinarmi a uno dei presunti agenti del Mossad per chiedere che cosa cantano. Mi squadra sospettoso e mi risponde solo: “It’s religious”. A quel punto mi avvicina un signore anziano, amichevole, che mi mette una mano sulla spalla e mi spiega che cantano “Am Israel chai”, “Il popolo di Israele è vivo” Penso che solo loro, e in questo modo, possano dare un senso a tutto quello che abbiamo visto.
L’articolo completo:
http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_27/turismo-auschwitz-lettore%20_f3dbb5ea-689d-11e2-b978-d7c19854ae83.shtml

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