vedrai che è bello vivere

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno e

non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alle bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

Poesia del 1941, la guerra attraverso gli occhi dell’innocenza

Percorso di lettura e di approfondimento in occasione della Giornata nazionale della Memoria proposto da un gruppo di studentesse Del Liceo Classico- Istituto Magistrale di Ravenna nell’ambito del progetto ‘ Il Piacere di Leggere’.

 

l’amore fraterno e disinteressato che dà vita

Lucia rientrando dal suo viaggio in Polonia – dove ha incontrato nel centro di spiritualità polacco la missionaria Ercolina – ha raccolto questa intervista per noi.

Come hai conosciuto padre Kolbe? So che da giovane hai lavorato nella sede regionale della Milizia dell’Immacolata di Bologna, come ci sei arrivata?

Ho sentito parlare di Massimiliano Kolbe casualmente in TV, da un breve documentario sulla sua vita trasmesso in occasione della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971. Dal mio desiderio di appartenere ad un gruppo giovanile cattolico, sono entrata in contatto con la sede regionale della M.I. di Bologna. Ho avuto così la possibilità di conoscere più profondamente la storia, la vita, l’ideale di questo frate francescano polacco. Da subito mi ha colpito la sua capacità di donazione – essere dono gratuito senza alcuna condizione. Essere dono, è diventato in seguito un ideale di vita nella mia scelta vocazionale e sono entrata così a far parte dell’Istituto delle Missionarie dell’Immacolata padre Kolbe.

Sono rimasta colpita da una frase detta da Giorgio Bielecki, prigioniero ad Auschwitz nel parlare di Kolbe dice: “Quella fu una scossa che restituì l’ottimismo che ci rigenerò e ci diede forza; rimanemmo ammutoliti dal suo gesto, che divenne per noi una potentissima esplosione di luce capace di illuminare l’oscura notte del campo…”. So che tu hai conosciuto molti prigionieri, di qualcuno hai un ricordo particolare?

Sì, ho conosciuto vari ex prigionieri, mi sono avvicinata ad alcuni di questi testimoni che hanno vissuto all’interno del campo di concentramento di Auschwitz. In questo momento ricordo con ammirazione Zofia Pochorecka che già anziana ed ammalata viveva ad Oswiecim. Il suo sguardo era ricco di pace… quasi superiore alla grande sofferenza subita. Mi raccontava di quanto grande era l’umiliazione per le donne di trascorrere giorni e settimane senza le cose essenziali, come l’acqua per lavarsi. Zofia veniva da una famiglia ricca, dove non le mancava niente, la mancanza dell’acqua è stata molto dura, “sentirsi sempre sporca e con cattivo odore…” Ma il messaggio che ha toccato il mio cuore è stato quel suo sottolineare quanto sia importante la vera amicizia nei momenti difficili e di crisi. Zofia affermava che è riuscita a sopravvivere perché altre donne, anche loro prigioniere, le hanno dato amore, sostegno in quella terribile lotta interiore fra il bene e il male, la vita e la morte. L’amore comunitario, l’amore fraterno, l’amore disinteressato, gratuito è stato quel motore che ha vissuto anche san Massimiliano Kolbe facendolo esclamare, in varie circostanze “solo l’Amore è una forza creativa”, solo l’amore da vita.

Ora sei tornata nuovamente in questa terra così speciale, pensi che oggi valga ancora la pena visitare Auschwitz?

Credo proprio di si, vale la pena visitare Auschwitz. Soprattutto per riflettere, fare uno spazio di silenzio dentro noi stessi per vedere con altri occhi il mondo, i nostri pensieri, le nostre azioni, le scelte ed essere almeno più coscienti di quanto abbiamo bisogno di ricevere dagli altri e di quello che dobbiamo fare per gli altri.

12745465_1107151065982610_1892225701237847509_n

 

Shoah: perpetuo ricordo dello sterminio ebraico

Testimonianza di Angela, missionaria da poco rientrata in Italia, dopo aver vissuto tre anni in Polonia. Dalle sue parole si può rivivere l’impatto emotivo delle persone che visitano i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

PER NON DIMENTICARE

Prima di parlare dell’impatto emotivo della gente che visita i campi, è necessario fare una premessa raccontando cosa ha determinato la cruda realtà della Shoah, che porta la stessa gente a visitarli.
Non si possono dimenticare i numeri della Shoah: i sei milioni di ebrei vittime dell’odio nazista e più di 5 milioni assassinati nei lager come oppositori politici, membri della resistenza nei paesi europei, prigionieri russi, zingari, omosessuali e disabili.

Milioni di persone private di ogni bene. Segregate, umiliate e ghettizzate. Deportate, uccise e gasate. Unico obiettivo il genocidio e la distruzione di massa.

Io, pellegrina tra i pellegrini, vedo, ascolto, mi fermo con la memoria del cuore a quanto è accaduto a degli esseri umani. Foto, reperti, strumenti e luoghi di tortura cadono come macigni su di noi. Parlano di dolore e di sofferenza. “spettacolo” inaudito! Un’organizzazione di morte. Uomini, donne e bambini esposti a esperimenti medici. Tante ragazze, donne venivano sottoposte a esperimenti ginecologici e di sterilizzazioni. Nessun termine può rendere la realtà vissuta. Nessun immagine può esprimere l’atroce, infinita barbaria. L’umanità porterà sempre questo fardello del genocidio, della distruzione di massa come monito per non dimenticare.

raw-1

Passando davanti ai vari “reparti della morte” ad Auschwitz, come in tanti altri campi di concentramento e di annientamento della Germania dove sorsero i primi campi, della Polonia e in altre parti dell’Europa, la prima reazione – davanti alla follia umana in azione – è un’esclamazione di “no, non è possibile”. ” Come si può arrivare a questo?” Ho visto poche persone, indifferenti, forse perché increduli: l’orrore è talmente potente da non crederci. Penso che la maggior parte si lasci ferire nel profondo come se si trattasse dei propri cari. raw-1Il silenzio sembra abitare i visitatori che tante volte si trasformano in pellegrini. Si vorrebbe scagliarsi contro chi ha operato scelte di morte.   Pochi sono coloro che non si lasciano attraversare da una domanda: “perché tutto questo, c’è un senso in questo luogo di odio e di violenza?”.

Anche qui vale il detto: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.         Distruzione e morte, ma non si conosce bene la linea di frontiera tra vittime e carnefici…

 

Dio non scomparve da Auschwitz

Intervista a Padre Egidio Monzani, assistente spirituale della Milizia dell’Immacolata, tratta dal sito Vatican Insider 

Il senso della sua testimonianza – ha osservato padre Monzani – è quello di proclamare l’autorità del Vangelo, anche in momenti terribili come quelli della Seconda Guerra Mondiale, in un ambiente terrificante come il campo di Auschwitz.  Lì padre Massimiliano Kolbe è stato proprio la presenza di Dio. Tanti si sono domandati di fonte alle vicende di Auschwitz e di altri campi di concentramento: “Dov’è Dio, dov’è Dio?”. Dio si trova lì, dove c’è Massimiliano Kolbe, con il suo atto d’amoreGiovanni Paolo II, quando era arcivescovo di Cracovia, nella circostanza della Beatificazione disse: “Morì un uomo, ma si salvò l’umanità”. La professione di fede più grande secondo me di San Massimiliano è quando scrive la sua ultima lettera alla mamma.Istantanea 6 (06-01-2016 21-52) Lui arriva nel campo di concentramento alla fine di maggio e muore il 14 di agosto. Scrive l’ultima lettera alla mamma dicendo: “Dio c’è dappertutto e ama tutti e tutto con infinito amore!”. Se la morte e il martirio di S.Massimiliano Kolbe sono universalmente noti, lo sono meno la sua grande versatilità e i suoi grandi carismi. Fu promotore di iniziative caritatevoli ed anche editoriali…”Questo – ha riposto padre Egidio – credo che sia il destino di padre Kolbe… allora bisogna tirarlo fuori da quel “bunker”… tutti lo hanno relegato lì, in quell’atto finale della sua vita e dimenticano, oppure non sanno, quella che è stata la grande novità della sua vita, per esempio da un punto di vista apostolico, puntando sulla stampa. Siamo agli inizi del ‘900: stravolge la vita del convento,  che è una vita abituata ai Salmi, alle preghiere… lui nel convento porta la tipografia!”…

 

 


 

una donna piena di misericordia

Nell’ anno dedicato alla misericordia, Eva Mozes Kor sopravvissuta agli orrori del nazismo, ci insegna il valore del perdono con un gesto molto particolare.

L’incontro tra Eva e Rainer risale all’estate del 2013, riporta il quotidiano La Stampa. Si trovava ad Auschwitz, e f800f-eva2bmozes2bkorLei fu immediatamente colpita dalla sua “intelligenza estrema”.  Era il nipote del malvagio Rudolf Höss, condannato a morte e giustiziato per impiccagione nel 1947. Rainer ha tagliato i ponti con la sua famiglia di origine nel 1985. Oggi,insegna alle nuove generazioni a riconoscere il male del nazismo e a combatterlo. Un anno dopo il loro incontro, Eva, che ha più di 80 anni, ha chiesto al nipote del suo boia, se accettava di essere adottato da lei, però lui le ha anche chiesto di perdonare la sua famiglia, spiegando che era “l’unico modo” se avesse voluto davvero “scongiurare il male di Hitler.

La rencontre entre Eva et Rainer remonte à l’été 2013, rapporte La Stampa. C’était à Auschwitz, où elle fut d’emblée frappée par son «extrême intelligence». Il était le petit-fils du tristement célèbre Rudolf Höss, qui sera condamné à mort puis exécuté par pendaison en 1947. Rainer a coupé les ponts avec sa famille d’origine en 1985. Aujourd’hui, il apprend aux jeunes générations à reconnaître le mal du nazisme et à le combattre.Rudolf-Hoess_3111974b Un an après leur rencontre, Eva, qui a plus de 80 ans, a demandé au petit-fils de son bourreau s’il acceptait d’être adopté par elle, mais lui a également demandé de pardonner à sa famille, lui expliquant que c’était «la seule façon» s’il voulait vraiment «conjurer le mal d’Hitler».

fonte:Aleteia

 

 

 

Auschwitz (canzone del bambino nel vento)

Son morto con altri cento, son morto che ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….                            

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…  

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…  Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento… 

 Ancora tuona il cannone, ancora non è contento  di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…  

 Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare  a vivere senza ammazzare e il vento  si poserà e il vento si poserà…         Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare  e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà… 

Francesco Guccini 1964

guarda il video su you tube  http://www.youtube.coom/watch?v=-o7XdF-fhfM

 

Auschwitz: sofferenza ma speranza e tenerezza di Dio

da “Le svolte della vita”  di Roberto Parmeggiani – Ed. Immacolata

L’ultima tappa della vita di Massimiliano ha i colori accesi della sfida aperta tra il bene e il male. L’affermazione decisa del bene a ogni costo che ha caratterizzato la sua vita, trova nel campo di concentramento di Auschwitz il suo apice massimo. Paradossalmente quel luogo di odio e di tenebra diventa il nuovo campo di missione nel quale il cuore di san Massimiliano Kolbe si fa segno della presenza paterna e materna di Dio e dell’Immacolata per tutti. Auschwitz, il luogo in cui Kolbe ha vinto il male con il bene! 

tulipamAuschwitz un luogo che, per milioni di persone, ha significato sofferenza estrema, negazione di ogni dignità umana e perdita di ogni speranza. Un luogo che, per Massimiliano invece, è diventato lo spazio fisico e relazionale in cui testimoniare la speranza e la tenerezza di Dio. vita

Auschwitz si direbbe una missione impossibile e lo sarebbe stato per chiunque, anche per padre Kolbe, se quell’ultimo pezzo di strada non fosse stato il frutto di un’intera vita, la somma di tanti piccoli atti d’amore, l’esercizio costante del dono di sé. 

Le farfalle di Auschwitz

da un libro di poesie di Teresa Lazzaro 

Il nazismo ha inverato ciò che Dostoevskij fa dire a Ivan Fedoric ne I Fratelli Karamazov che se Dio non esiste, tutto è permesso. Senza Dio tutto è possibile, anche lo stravolgimento dei valori elementarmente umani”, allarga le braccia Teresa.  Venti poesie al posto di venti lapidi. Per farli emergere dal gorgo dell’oblio. Per farli uscire dalle sbarre della memoria ingabbiata. Versi dedicati a coloro che verranno.

 

Ogni farfalla ha un nome.

le ho dato il nome che Iddio ha scelto

le ho dato il nome il cui eco risuona in Cielo.

Ogni  farfalla ha un nome.

Il nome è inciso nella Paura.

Il nome fu stretto crudelmente in un cappio.

Ho trovato venti farfalle nel mio roseto…

Nei  nomi  ho raccolto  il vuoto che hanno lasciato.

Li dono al mondo intingendo  un pennino centenario

nell’inchiostro colorato perché gli anni spezzati

con le valigie arrivate ad  Auschwitz

possano realizzare sogni di Pace.

Le mie farfalle hanno un nome pregno  d’amore.

farfalle

 

 

la vita…nella cenere di ogni figlio di Dio 2

Cosa le trasmette e/o le ha trasmesso il tornare ed il sostare nel campo di Auschwitz in preghiera o come accompagnatrice dei pellegrinaggi?

Mi trasmette il non fermarmi soltanto agli avvenimenti storici accaduti in questi luoghi, bensì fare memoria della vita di tante persone che li hanno vissuto, lottato, creduto, sperato, che sono morte indegnamente. Fare memoria del mistero dell’amore più grande consumato da GDSCN0954esù sulla croce e attualizzato in questi luoghi dell’olocausto. Un sentimento di gratitudine al buon Dio mi pervade mentre sono in cammino dentro i campi, perché la sua risurrezione fa splendere questi luoghi di una grande luce, di una novità di vita e di speranza, perché l’amore è più forte della morte, dell’odio, della violenza… E vedendo persone da tanti luoghi del mondo, da tante nazioni che nel silenzio camminano su quei viali non posso non pregare e chiedere al Signore il dono della pace per tutti i popoli della terra, perché si avveri al più presto il suo “sogno” di fraternità, di unità. Da questo assurdo di Auschwitz può rinascere un mondo nuovo…

Secondo lei non si corre il rischio che il tornare più volte e spesso al campo possa divenire un’abitudine, oppure c’è dell’altro?

Non ci si può fare mai l’abitudine visitando questi luoghi. Non ci si può mai sentire come prima dopo essere stati lì. Non si può dire non ritornerò mai in quel luogo. Ci ritorno spesso perché mi aiutano il silenzio, la preghiera a rinnovare il percorso di un cammino interiore segnato dalla lotta tra il bene e il male,tra la forza dell’amore e i miei egoismi, tra la libertà e le mie prigionie…
Si, ci ritorno sempre con la consapevolezza che li c’è Dio, nella cenere calpestata nella terra, nella cenere di ogni figlio di Dio che giace là…  DSCN1123

In mezzo al bosco c’è un albero completamente bruciato nel suo tronco, però ogni anno rinasce con rami e foglie nuove e piene di vita, le sue radici sono DSCN1125profonde… 
E lì a dirmi, che anche se il corpo può essere distrutto, la vita continua sempre, perché quando si è ancorati e radicati in Dio, la vita continua a fiorire…

San Massimiliano mi ha insegnato questo: è morto ad Auschwitz, il suo corpo cremato, le sue ceneri sparse al vento, però la sua testimonianza, il suo ideale, il fuoco dell’amore che ardeva nel suo cuore sono vivi più che mai… Si, l’amore di Dio, la tenerezza di Maria e la fraternità verso tutti rendono sempre bella e buona la nostra vita!

M.C. missionaria in Polonia

la vita…nella cenere di ogni figlio di Dio

Continuiamo ad approfondire la conoscenza delle nostre amiche missionarie, attraverso la loro vita e e le loro esperienze in terra polacca.

Lei come vive la sua esperienza qui in Polonia rispetto alla sua terra di origine?

Quando ho scelto la vita missionaria sentivo un grande desiderio di condividere la
mia vita non soltanto con il mio popolo, anzi sentivo nel cuore il desiderio di incontrare altri popoli, conoscere altre culture, altre lingue, per arricchire la mia quotidianità, per avere gli orizzonti larghi del cuore e della mente. Per questo motivo quando ho ricevuto la proposta di venire in Polonia, ho sentito stupore, trepidazione ma anche timore, incertezza, però nella fede ho detto il mio
SI ancorato nel Signore che sempre esaudisce questo desiderio del cuore. L’esperienza è uguale è diversa. Uguale perché sono qui per vivere l’offerta della mia vita al Signore e incontrare le persone, aiutarci in un cammino di fede e di amore come nella mia terra. Diversa perché l’espressione della missione è differente.DSCN1313 Siamo qui per animare un centro di spiritualità e accogliere le numerose persone che vengono da varie parti del mondo per visitare i luoghi della memoria. Qui si impara a scegliere momento per momento la vita o la morte, il bene o il male, l’amore o la violenza. Questi luoghi dove nasce il nostro centro, sono luoghi dove questa lotta è stata vissuta da tanti uomini e donne prigionieri che venivano a lavorare qui e, molti di loro hanno avuto un trascorso che è stato animato solo con la forza dell’amore. Questa è la eredità umana e spirituale di San Massimiliano Kolbe, il martire dell’amore di Auschwitz, e questa è la sfida che sono chiamata a vivere ogni giorno.

Si reca spesso nel campo di Auschwitz ed in quali occasioni?

DSCN0948Vado spesso al campo di Auschwitz e Birkenau a pregare, a camminare e pregare, a vivere il silenzio di quei luoghi che mi parla di vita, di speranze, di attese, di futuro…, nonostante sembra che la morte abbia portato via tutto. Nei momenti più difficili o faticosi essere la è una grande forza, un grande aiuto. Ci vado anche insieme alla mia comunità il 14 di ogni mese per pregare nella cella di San Massimiliano e chiedere la sua luminosa intercessione per tutte le persone che ci affidano le loro intenzioni. Ci vado quando ci sono celebrazioni particolari, date che ricordano avvenimenti significativi. Sempre con gli stessi sentimenti: di preghiera, di silenzio, di ascolto, di riparazione, di misericordia, di speranza.

continua….