ora di religione

Nell’ora di religione e, le classi di terza di una scuola secondaria, commentano una frase di san Massimiliano Kolbe.

 «L’odio non è forza creativa. Solo l’amore è forza creativa… Questi dolori non ci piegheranno, ma devono aiutarci ad essere forti. Sono necessari perché coloro che rimarranno dopo di noi siano felici».

Caro Prof, ho appena finito di scrivere la vita di Massimiliano Kolbe e ogni volta che la rileggo mi emoziono al solo pensiero che un uomo abbia potuto dare la propria vita per una persona che non conosceva nemmeno.

Riguardo alla frase della settimana ho avuto un po’ da pensare, ma sono arrivato alla semplice conclusione che padre Kolbe dovesse essere un uomo molto generoso.

Ho subito pensato che sia stato un uomo molto credente, che non aveva paura della morte fiducioso nell’amore divino. Penso volesse dire che le nostre differenze non possono separarci, anzi tutto il contrario. Sicuramente adesso nessuno darebbe la propria vita per salvare un estraneo perchè la maggior parte delle persone non prova neanche a pensare cosa voglia dire morire per un altro. Eppure lui l’ha fatto: un gesto altruista che nasconde una grande spiritualità e una grande fede… e forse è questo che manca all’uomo moderno: la fede!

Penso che fosse animato da una grandissima fiducia verso gli altri e portasse nel cuore il desiderio di rendere felice il prossimo.

Dovremmo tutti prendere lui come esempio, non tanto per il sacrificio della vita ma piuttosto per l’amore che ha dimostrato verso il prossimo… in fondo ha vissuto a pieno l’insegnamento di Gesù: ama il prossimo tuo come te stesso!

Allora penso che se iniziamo ad amare il nostro prossimo, saremo già sulla giusta strada per poter credere in un mondo migliore e in un futuro felice perchè, come insegna la storia di padre Kolbe, l’amore è forza che crea e porta freschezza, l’odio è forza che distrugge e rende l’aria irrespirabile!!

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ricordare e passare la fiaccola alle generazioni future

Sulla scia dei ricordi Angela la missionaria risponde a questa mia domanda: Lei, donna consacrata, cosa ha provato camminando per quelle strade… su quelle pietre… tra quegli edifici…? 

raw-2Ho vissuto in Polonia solo tre anni. Non sono tanti, ma sono sufficienti per avere la possibilità di vivere un’esperienza intensa e profonda. Tutto è relativo nella vita. Sin da bambina ho sentito parlare dei campi di concentramento perché mio padre ne ha fatto esperienza come prigioniero politico. Col tempo ho coltivato un vero e proprio impegno per conoscere sempre di più i luoghi della morte.Quando la provvidenza mi ha condotto sulle strade di Auschwitz e di Birkenau, mi sono lasciata condurre come pellegrina per approfondire il tema della Shoah, per far silenzio davanti al dolore di milioni di vittime innocenti. Accoglierne il significato più profondo e, per questo, più nascosto. Ricordare e passare la fiaccola del ricordo alle nuove generazioni. Ho percorso quelle strade, passando ed entrando spesso davanti ai campi per la preghiera personale, per accompagnare pellegrini. Non mi sono mai “abituata” alla realtà dei campi. Sempre mi sono fermata per contemplare una distesa immensa di baracche semidistrutte, i forni crematori e davanti ai miei occhi non vedevo solo baracche e distruzione. Vedevo volti. Volti di persone che, come pecore erano state condotte al macello. Solo per follia pura. Smembramento di famiglie – uomini separati dalle donne – adulti dai bambini. Donne con i figli piccoli avviate subito alle camere a gas perché i nazisti si rendevano conto che una madre non può reggere al dolore del figlio e, quindi, anche se adatta al lavoro, non avrebbe potuto compierlo perché distrutta dentro.Lacerata dal dolore.  Camminando tra le macerie della vita mi sono sentita abitata dai prigionieri. Dalla realtà del campo. Il tempo si annulla e le distanze si accorciano. Ho ascoltato il grido di lamento, di richiesta di aiuto. Il loro patire, il loro soffrire. Il loro morire inermi. Nessuna risposta ai nostri logici “perché?” “la storia, ci ricorda il compianto card. Martini, è segnata dal male ed è fuori luogo domandarsi di fronte ad ogni iniquità: perché il regno di Dio non ha trionfato?”. Si può solo fare silenzio e pregare.

 

Matricola 16670

Poesia di Alessandro Bertolino

. . . e dal mucchio informe di spettatori immobili, un uomo, matricola 16670, difficile dimenticare quelle parole:

“ sono  un  sacerdote  cattolico, voglio  prendere il  suo  posto” .

Attraversando il cortile, tirato per il colletto da una mano rabbiosa,                             vidi Massimiliano Kolbe con un sorriso entrare nella nuova fila.

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giornata della memoria

 “Anche se andassi nella valle della morte non temerei male alcuno, perchè tu sei sempre con me. Perchè tu sei il mio appoggio, il posto più sicuro per me. Al tuo cospetto io mi sento tranquillo.”       Salmo 23

Le maestre ebree deportate facevano cantare nei campi di concentramento questo motivo ai bambini.

gam-gam-gam ki elekh  * be-beghe tzalmavet  *  lo-lo-lo ira ra *  ki atta immadì * shivtekhà umishantekhà hema-hema yenahmuni

 

 

Shoah: perpetuo ricordo dello sterminio ebraico

Testimonianza di Angela, missionaria da poco rientrata in Italia, dopo aver vissuto tre anni in Polonia. Dalle sue parole si può rivivere l’impatto emotivo delle persone che visitano i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

PER NON DIMENTICARE

Prima di parlare dell’impatto emotivo della gente che visita i campi, è necessario fare una premessa raccontando cosa ha determinato la cruda realtà della Shoah, che porta la stessa gente a visitarli.
Non si possono dimenticare i numeri della Shoah: i sei milioni di ebrei vittime dell’odio nazista e più di 5 milioni assassinati nei lager come oppositori politici, membri della resistenza nei paesi europei, prigionieri russi, zingari, omosessuali e disabili.

Milioni di persone private di ogni bene. Segregate, umiliate e ghettizzate. Deportate, uccise e gasate. Unico obiettivo il genocidio e la distruzione di massa.

Io, pellegrina tra i pellegrini, vedo, ascolto, mi fermo con la memoria del cuore a quanto è accaduto a degli esseri umani. Foto, reperti, strumenti e luoghi di tortura cadono come macigni su di noi. Parlano di dolore e di sofferenza. “spettacolo” inaudito! Un’organizzazione di morte. Uomini, donne e bambini esposti a esperimenti medici. Tante ragazze, donne venivano sottoposte a esperimenti ginecologici e di sterilizzazioni. Nessun termine può rendere la realtà vissuta. Nessun immagine può esprimere l’atroce, infinita barbaria. L’umanità porterà sempre questo fardello del genocidio, della distruzione di massa come monito per non dimenticare.

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Passando davanti ai vari “reparti della morte” ad Auschwitz, come in tanti altri campi di concentramento e di annientamento della Germania dove sorsero i primi campi, della Polonia e in altre parti dell’Europa, la prima reazione – davanti alla follia umana in azione – è un’esclamazione di “no, non è possibile”. ” Come si può arrivare a questo?” Ho visto poche persone, indifferenti, forse perché increduli: l’orrore è talmente potente da non crederci. Penso che la maggior parte si lasci ferire nel profondo come se si trattasse dei propri cari. raw-1Il silenzio sembra abitare i visitatori che tante volte si trasformano in pellegrini. Si vorrebbe scagliarsi contro chi ha operato scelte di morte.   Pochi sono coloro che non si lasciano attraversare da una domanda: “perché tutto questo, c’è un senso in questo luogo di odio e di violenza?”.

Anche qui vale il detto: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.         Distruzione e morte, ma non si conosce bene la linea di frontiera tra vittime e carnefici…

 

Dio non scomparve da Auschwitz

Intervista a Padre Egidio Monzani, assistente spirituale della Milizia dell’Immacolata, tratta dal sito Vatican Insider 

Il senso della sua testimonianza – ha osservato padre Monzani – è quello di proclamare l’autorità del Vangelo, anche in momenti terribili come quelli della Seconda Guerra Mondiale, in un ambiente terrificante come il campo di Auschwitz.  Lì padre Massimiliano Kolbe è stato proprio la presenza di Dio. Tanti si sono domandati di fonte alle vicende di Auschwitz e di altri campi di concentramento: “Dov’è Dio, dov’è Dio?”. Dio si trova lì, dove c’è Massimiliano Kolbe, con il suo atto d’amoreGiovanni Paolo II, quando era arcivescovo di Cracovia, nella circostanza della Beatificazione disse: “Morì un uomo, ma si salvò l’umanità”. La professione di fede più grande secondo me di San Massimiliano è quando scrive la sua ultima lettera alla mamma.Istantanea 6 (06-01-2016 21-52) Lui arriva nel campo di concentramento alla fine di maggio e muore il 14 di agosto. Scrive l’ultima lettera alla mamma dicendo: “Dio c’è dappertutto e ama tutti e tutto con infinito amore!”. Se la morte e il martirio di S.Massimiliano Kolbe sono universalmente noti, lo sono meno la sua grande versatilità e i suoi grandi carismi. Fu promotore di iniziative caritatevoli ed anche editoriali…”Questo – ha riposto padre Egidio – credo che sia il destino di padre Kolbe… allora bisogna tirarlo fuori da quel “bunker”… tutti lo hanno relegato lì, in quell’atto finale della sua vita e dimenticano, oppure non sanno, quella che è stata la grande novità della sua vita, per esempio da un punto di vista apostolico, puntando sulla stampa. Siamo agli inizi del ‘900: stravolge la vita del convento,  che è una vita abituata ai Salmi, alle preghiere… lui nel convento porta la tipografia!”…

 

 


 

una donna piena di misericordia

Nell’ anno dedicato alla misericordia, Eva Mozes Kor sopravvissuta agli orrori del nazismo, ci insegna il valore del perdono con un gesto molto particolare.

L’incontro tra Eva e Rainer risale all’estate del 2013, riporta il quotidiano La Stampa. Si trovava ad Auschwitz, e f800f-eva2bmozes2bkorLei fu immediatamente colpita dalla sua “intelligenza estrema”.  Era il nipote del malvagio Rudolf Höss, condannato a morte e giustiziato per impiccagione nel 1947. Rainer ha tagliato i ponti con la sua famiglia di origine nel 1985. Oggi,insegna alle nuove generazioni a riconoscere il male del nazismo e a combatterlo. Un anno dopo il loro incontro, Eva, che ha più di 80 anni, ha chiesto al nipote del suo boia, se accettava di essere adottato da lei, però lui le ha anche chiesto di perdonare la sua famiglia, spiegando che era “l’unico modo” se avesse voluto davvero “scongiurare il male di Hitler.

La rencontre entre Eva et Rainer remonte à l’été 2013, rapporte La Stampa. C’était à Auschwitz, où elle fut d’emblée frappée par son «extrême intelligence». Il était le petit-fils du tristement célèbre Rudolf Höss, qui sera condamné à mort puis exécuté par pendaison en 1947. Rainer a coupé les ponts avec sa famille d’origine en 1985. Aujourd’hui, il apprend aux jeunes générations à reconnaître le mal du nazisme et à le combattre.Rudolf-Hoess_3111974b Un an après leur rencontre, Eva, qui a plus de 80 ans, a demandé au petit-fils de son bourreau s’il acceptait d’être adopté par elle, mais lui a également demandé de pardonner à sa famille, lui expliquant que c’était «la seule façon» s’il voulait vraiment «conjurer le mal d’Hitler».

fonte:Aleteia

 

 

 

Vigilia di Natale: pane spezzato e desiderio di pace

Dalla Polonia la missionaria Lucia Z. ci invia il suo saluto.

Sono contenta di vivere questa vigilia di Natale in questa terra di grandi santi, sì, è una vigilia particolare, intensa, è una vigilia polacca. Mentre cammino in questo campo di Auschwitz, mi chiedo come avranno vissuto gli “abitanti di questa città”. Avranno avuto qualche momento diverso? Qualcosa in più da mangiare, o forse un pó di riposo in più? Tra i tanti quadri del prigioniero Marian Kolodziej, ce n’è uno che ricorda proprio la vigilia. Per i polacchi la vigilia di Natale è sacra, il richiamo è forte e non si può dimenticare… IMG-20151223-WA0007_resizedMarian fà memoria di quella prima vigilia ad Auschwitz e disegna – con mano ferma e tratto deciso – come lui e i suoi amici spezzavano a vicenda quel pezzetto di pane duro… pensando, tra le lacrime, alla casa, alla libertà, alla pace. Sì, la pace, quella pace che Gesù ci ha portato con amore e tanta tenerezza e che vuole regalare al mondo e a ciascuno di noi.      (il disegno è parte della mostra     “I Labirinti di Marian Kolodziej” ospitata presso il complesso francescano in Polonia)

In Polonia oggi una magica atmosfera avvolge ogni cosa. Quando nel cielo apparirà la prima stella ogni famiglia si riunirà a tavola ma sempre resterà un posto per l’ “inatteso” ospite.  Nel silenzio della notte un canto aprirà alla preghiera e nel segno di un’ostia, di un pane spezzato e condiviso, come tradizione, ci scambieremo lacrime e auguri, sorrisi e richieste di perdono. É la notte di Natale, il nostro Dio ancora non è stanco di noi, ancora una volta desidera nascere, Maria ce lo dona.

Carissimo/a, questo messaggio di pace e di fraternità giunga dalla terra di Polonia fino a te col suo calore, con la sua bellezza, e attraverso te possa raggiungere ogni uomo e ogni donna, ogni giovane, ogni bambino, ogni persona sola o ammalata. Auguri.

                                                 Buon Natale!

                                          Lucia, Paola, Ercolina

 

Auschwitz (canzone del bambino nel vento)

Son morto con altri cento, son morto che ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….                            

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…  

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…  Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento… 

 Ancora tuona il cannone, ancora non è contento  di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…  

 Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare  a vivere senza ammazzare e il vento  si poserà e il vento si poserà…         Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare  e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà… 

Francesco Guccini 1964

guarda il video su you tube  http://www.youtube.coom/watch?v=-o7XdF-fhfM

 

Auschwitz: sofferenza ma speranza e tenerezza di Dio

da “Le svolte della vita”  di Roberto Parmeggiani – Ed. Immacolata

L’ultima tappa della vita di Massimiliano ha i colori accesi della sfida aperta tra il bene e il male. L’affermazione decisa del bene a ogni costo che ha caratterizzato la sua vita, trova nel campo di concentramento di Auschwitz il suo apice massimo. Paradossalmente quel luogo di odio e di tenebra diventa il nuovo campo di missione nel quale il cuore di san Massimiliano Kolbe si fa segno della presenza paterna e materna di Dio e dell’Immacolata per tutti. Auschwitz, il luogo in cui Kolbe ha vinto il male con il bene! 

tulipamAuschwitz un luogo che, per milioni di persone, ha significato sofferenza estrema, negazione di ogni dignità umana e perdita di ogni speranza. Un luogo che, per Massimiliano invece, è diventato lo spazio fisico e relazionale in cui testimoniare la speranza e la tenerezza di Dio. vita

Auschwitz si direbbe una missione impossibile e lo sarebbe stato per chiunque, anche per padre Kolbe, se quell’ultimo pezzo di strada non fosse stato il frutto di un’intera vita, la somma di tanti piccoli atti d’amore, l’esercizio costante del dono di sé.