Ritratto di Kolbe

Dal libro Massimiliano Kolbe – Il Santo di Auschwitz, di Patricia Treece:

Sebbene, come tutti i prigionieri, indossasse abiti sporchi e strappati, con una scodella che pendeva da una parte e,come tutti, apparisse come uno scheletro consumato e degradato, in lui, in qualche modo, tutto questo veniva cancellato dal fascino del suo comportamento spirituale e dalla santità che irradiava dalla sua persona…

Mi piaceva guardarlo nei suoi occhi così belli e infossati, che avevano tanto calore e tanta dolcezza. A quel tempo P. Massimiliano aveva ancora i lividi delle bastonate, ma non si lamentava mai.

Fu lui che mi aiutò a penetrare nel senso della sofferenza

P. Zygmund Ruszczak, sacerdote internato ad Auschwitz

In Polonia tra fede e storia

polonia agosto 201511 agosto 2015, il conto alla rovescia è finito, si parte! Sono in aeroporto con 57 compagni di viaggio provenienti da diverse città delle Marche, da Padova, Bologna, Verona Genova, Benevento, sono tutti tranquilli, felici! Abbiamo consegnato le valigie, siamo già in zona partenza. Porto nel cuore gli amici dell’anno scorso e gli amici della “cella dell’Amore”, il 14 agosto ci saremo anche noi a portare le vostre preghiere, le vostre intenzioni, i vostri desideri… il vostro grazie al padre Kolbe.

Sono passati 74 anni e tu Massimiliano sei vicino, sei presente con amore di padre, come avevi promesso: “Carissimi figli, quando sarò in cielo e sarò al sicuro, lavorerò con tutte e due le mani!”. Grazie san Massimiliano, aiutaci a ricordare sempre che “l’odio non è una forza creatrice, che solo l’amore crea!”.

A presto!    

Lucia

Lettera dal carcere

E-mail spedita da un carcere in Polonia alle Missionarie di Harmęże:

Non so se vi rendete conto di quanto sia importante per me ciò che avete fatto.

Mi vergogno ad ammettere che ho sentito parlare di san Massimiliano Kolbe per la prima volta da voi. Sono una persona credente ma da molti anni ho trascurato la mia fede; in qualche modo era come se provassi a dimenticarmi di Dio. Mi vergogno di dire questo proprio a voi che, invece, avete consacrato tutta la vita al Signore.

Dopo aver ricevuto la vostra lettera ho fatto un esame di coscienza cercando di capire il perché del mio allontanamento da Dio e non so rispondermi. Con la vostra benevolenza e con il vostro venirmi incontro mi avete fatto sentire uno “strano disagio” perché, pur avendo tanto tempo a disposizione, non ho mai saputo trovare un momento per pregare. Per questo mi sono riproposto di chiedervi la coroncina per poter essere presente in quel “santuario” (la cella di san Massimiliano). Ancora una volta ringrazio voi missionarie per avermi dato una scossa e per avermi fatto ricordare di Dio.

Con stima.

P.K.

Davanti al blocco 11

filipe_bloco11

In questo blocco, numero 11, è morto san Massimiliano Kolbe nel 1941. Padre Kolbe, prigioniero numero 16.670, è stato un francescano che si era offerto per morire di fame al posto di un altro prigioniero, Franciszek Gajowniczek, che aveva una famiglia ed è poi sopravvissuto ad Auschwitz .

Anche dove sembrava esserci solo il male, l’odio, la crudeltà, anche l’amore era lì. Padre Kolbe, come altri preti uccisi nei campi di concentramento, ha incoraggiato i prigionieri e ha pregato con loro. Ha dato parole di conforto e di speranza. Non sono un grande devoto dei santi, ma ammiro alcuni in particolare. Padre Kolbe è uno di loro. Per me, i santi sono amici, fratelli, modelli di vita. Sarei in grado di fare lo stesso? Dare la vita per una persona sconosciuta in un luogo in cui la cosa più naturale sarebbe fare tutto il possibile per salvare la propria vita?

Dove non sembrava esserci più la speranza, Kolbe ha dimostrato che “solo l’amore crea”. Ha sostenuto molti altri uomini e i sopravvissuti hanno raccontato la sua storia. Nel luogo dove la disumanizzazione è stata trasformata in istituzione, Kolbe ha umanizzato coloro che ha incontrato sulla sua strada. Fino all’ultimo respiro.

Filipe

Mai più come prima

30.08.14 Auschwitz (11)All’uscita dal cancello di Auschwitz ci sentiamo cambiati dentro. Com’è stato possibile tutto questo? Dov’era finita l’umanità? E Kolbe, qual è stato il suo segreto per un gesto così grande, così inaspettato, così apparentemente “assurdo”? Dalla cella dell’amore si odono ancora voci, e il canto di una preghiera, anticipo di paradiso, promessa di felicità. Torniamo a casa ma… mai più come prima.

Lucia