Intervista a padre Raffaele di Muro

Padre Raffaele Di Muro, Ofm Conv., è direttore della cattedra Kolbiana al “Seraphicum” di Roma e Assistente Internazionale della “Milizia dell’Immacolata

Per il 2°anno consecutivo Lei è stato guida spirituale del pellegrinaggio in Polonia, oltre che pellegrino. Il suo donarsi agli altri, cosa lascia invece in Lei?

Hai usato la giusta espressione. Il donarsi lascia sempre qualcosa dentro. Cerco di donare ai fratelli che accompagno quanto ho nel cuore, la spiritualità di san Massimiliano e degli altri protagonisti della santità polacca, cerco di far comprendere che è davvero possibile e reale aspirare ad un cammino di perfezione cristiana. Il mio intento è quello di “disegnare” itinerari percorribili sulla base del vissuto dei santi che incontriamo. Ciò che a me rimane è la risposta dei pellegrini, le loro sensazioni e le risonanze che mi offrono. E’ meraviglioso contemplare quanto il Signore compie nei cuori di ognuno. Alla fine sono io ad essere il più ricco di tutti perché attingo all’esempio dei santi di cui parlo e a quello dei fratelli e delle sorelle che ho accompagnato.

Il fatto di ritornare nuovamente ad Auschwitz come è stato da Lei vissuto rispetto allo scorso anno? Quali sensazioni ha provato?

Quando si frequenta un luogo più volte subentra una certa abitudine o addirittura noia. Con Auschwitz non è così. Ogni volta che visito quei luoghi terribili il cuore cade nel silenzio e nella tenebra. Mi sento come sospeso, muto, con la preghiera che sgorga a fatica. Mi sento agghiacciato, sgomento, ma anche colpito dall’esempio dei martiri che, come Kolbe e la Stein, hanno fatto trionfare l’amore. Ciò che mi sconvolge è che l’umanità non ha ancora imparato a crescere partendo dagli orrori di Auschwitz. Dopo ogni visita è come se Kolbe mi dicesse: non c’è tenebra o dolore in cui l’amore non possa vincere.

Il 14 agosto è un giorno importante per Lei e per la Vs.Comunità. Trovarsi all’interno della cella proprio in questa giornata penso sia stata un’esperienza molte forte. Ci può dire qualcosa a riguardo?

Quest’anno abbiamo ricevuto il grande dono di sostare nella cella in cui Massimiliano è morto. Il cuore e la mente sono stati attraversati da fiumi di dolore. Anche in questo luogo Kolbe ha portato la speranza. Pensavo alla sua fede, alla sua vita, alla sua testimonianza. Pensavo al miracolo dell’amore avvenuto quel famoso 14 agosto. Mi sono detto: grazie, padre Massimiliano! Il tuo esempio mi dona forza nell’affrontare i momenti di prova in cui, anche per vicende irrisorie, perdo la pace. Aiutami a portare ovunque speranza e amore. Nella cella del martirio contemplavo l’Immacolata che ha accompagnato il santo polacco e suoi fratelli proprio come ha fatto con Gesù sul Calvario. Lei accompagna ciascuno sui Golgota della nostra vita.

Quest’anno avete anche celebrato la Messa in un posto particolare, ce ne può parlare?

Abbiamo celebrato la Messa in quella che è oggi una chiesa, ma che un tempo14.08.15 Parr.Brzezinka (7) era la caserma dalla quale partivano dalle SS gli ordini di morte. E’ stato un momento significativo. Un luogo di program-mazione di sterminio è oggi il trionfo dell’amore di Cristo. Lì dove venivano impartiti comandi terribili, oggi viene celebrato il sacrificio eucaristico. Anche in questo caso ho pensato: la carità di Cristo vince sempre e non c’è odio che possa fermarla. Non lasciamo che il nostro cuore sia invaso dal pessimismo e dallo scoraggia-mento al cospetto delle tragedie dell’umanità. L’amore vince sempre, ma noi dobbiamo dare il massimo contributo perché questo accada.

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Arrivederci al prossimo pellegrinaggio

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie di Harmęże da alcuni partecipanti al “viaggio e spiritualità” 2015 in Polonia:

Debora,  Daniele  e  Mattia

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Ogni pellegrinaggio è sempre un DONO di Dio.
Gesù Buono insieme alla nostra Mamma carissima, non finiscono MAI di stupirci e di ricaricarci per ritornare al quotidiano con nuovo ardore e nuova consapevolezza.
La consapevolezza che possiamo essere, se lo vogliamo, anche noi, per tutti quelli che ci sono accanto, un dono d’amore, come lo è stato san Massimiliano Maria Kolbe.
La sua sofferenza, la sofferenza di tanti nei campi di sterminio, era perché coloro che venivano dopo, potessero essere felici… e “coloro” siamo noi.
Maria Pacilio

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… arrivederci a presto con lo spirito dei pellegrini di Auschwitz.
Czestochowa e Birkenau: il bene ed il male assoluto; non riesco a dimenticare i due luoghi assolutamente diversi tra loro ma opera entrambi dello spirito umano che può scegliere una parte o l’altra nell’assoluta libertà che il Padre celeste ci ha concesso…
Luigi e Simonetta

“Ci credi davvero?”

Galleria

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Testimonianza resa da Edoardo Gniadek tratta dal libro Il Santo di Auschwitz di  Patricia Treece. “Dopo qualche giorno padre Kolbe fu messo nella nostra cella.Indossava l’abito francescano ed era senza barba. La presenza di padre Kolbe, così diverso da noi … Continua a leggere

L’Amore non ha misura

L’Amore non ha misura e questo mi sconcerta ancora, anche alla mia età perché il Signore continua a ripetermelo mentre io vorrei conservare la mia indipendenza… anche in questi giorni il Signore me lo ha ripetuto e allora mi sono detto: “Mario, nella tua vecchiaia convinciti, lasciati andare!”.

Sì, questo senza misura mi ha colpito profondamente. Ho letto l’esperienza del padre Kolbe sotto questa espressione, lui ha incarnato l’amore senza 14.08.15 Auschwitz (40)misura ed è stata la cosa più bella che ci ha lasciato. In questo amore senza misura ci sono quelle piccole cose quotidiane della vita comunitaria perché mentre voi conoscete la vita della famiglia il dialogo e il rispetto tra marito e moglie, il dialogo e il rispetto tra genitori e figli, anche per me che vivo in una fraternità ci deve essere quel dialogo, quella stima reciproca per poter creare insieme quella fraternità che il Signore ci chiede. Amore senza misura, che comprende anche il perdono.

Nel campo di concentramento oltre il padre Kolbe, luce che ha illuminato il buio, ci sono state anche altre persone. Auschwitz è stata una visita che avrei interrotto -è stato troppo forte! – bellissimo è stato quando nella cella mi sono inginocchiato davanti a quel cero che testimoniava l’offerta di padre Kolbe. Ma quel gesto ho voluto ripeterlo anche davanti al muro della fucilazione, per riconoscere in tutti quei condannati dei miei fratelli… Sono scene di una tragicità enorme!

Non abbiate paura! credo che questa frase che ha aperto il nostro viaggio, diventerà più carne in me, più esperienza di vita: “Io Signore con te non ho paura!”.

Padre Mario

Per le strade di Birkenau

I miei piedi camminano senza direzione, come tanti altri in tempo di guerra. I miei occhi cercano attentamente i segni della presenza di qualcosa di cui un giorno ho sentito parlare e che non ho mai visto… laghetti, piccole case con i loro fiori, immagini di una fede forte e mai saccheggiata. Uccelli in volo, vento che soffia, che spinge verso altri sguardi, al di là dei colori, dei suoni, delle immagini… lontani ma vicini, di una realtà tanto conosciuta ma che ancora necessita di essere approfondita, acquisita, fatta mia. I pensieri vagano dentro, i sentimenti si mescolano con le immagini che si trasformano in fotografie.

Un presupposto per trovare il sentiero che molti uomini e donne, assetati di libertà, hanno percorso con i loro piedi stanchi, maltrattati, umiliati… trasportando corpi umani, morti, senza vita, senza luce, opachi… tanti volti noti e tanti altri irriconoscibili… I miei piedi inseguono le strade verso il campo di concentramento di Birkenau, un luogo immenso, vuoto, che urla un silenzio che risuona e penetra nel più intimo delle mie viscere, nel più profondo del mio essere. Un grido distorto, che ancora non riesco a decifrare completamente, tante voci assieme, tante parole con molteplici significati, gesti di solidarietà ma anche di violenza, di ingiustizia, di morte e anche di vita e di risurrezione.

Toccando quel suolo, continuo ad andare, cercando di registrare tutti gli angoli incontrati e contemplati con la mia visione così limitata delle cose e delle situazioni. I miei occhi si meravigliano per lo spettacolo della natura, che nasce ogni giorno in quella medesima strada percorsa da piedi sconosciuti e allo stesso tempo così familiari. È autunno, gli alberi cominciano a perdere le foglie, quelle mezze rosse si mescolano con la terra calpestata e sofferta della Polonia.

Come tanti altri esseri umani, porto con me la mia storia… e una piccola sacca, con alcuni effetti personali. Anche i prigionieri di Auschwitz II portavano con sé le loro borse, grandi o piccole, riempite di oggetti che potevano essere utili per una nuova vita. Di fatto, essi non sapevano dove stavano andando: il treno corre sulla ferrovia, il fumo si confonde con le nuvole, nell’oscurità dei vagoni manca l’aria… occhi si incontrano riflettendo gli stessi sentimenti: paura, incertezze, angustie… Erano stati ingannati! I miei piedi raggiungono Birkenau, quella terra grigia e silenziosa in cui furono assassinati circa un milione di ebrei, 75 mila polacchi, 21 mila zingari, 15 mila prigionieri di guerra. Tutto ebbe inizio nel 1942.

Lourdes Crespan

La cella dell’amore

Le meditazioni kolbiane vengono inviate mensilmente dalle missionarie della Polonia a chiunque  lo desideri, come parte dell’iniziativa La cella dell’amore. Il 14 di ogni mese portano tutte le intenzioni di preghiera ricevute nella cella del Santo – là dove lui è morto per amore – per chiedere la sua intercessione.

E-mail spedita alle Missionarie di Harmęże (Polonia):

È bello ricevere mensilmente il vostro messaggio d’amore. Rinnoviamo così il nostro cuore al ricordo di tanti momenti speciali trascorsi insieme. È vero, san Massimiliano è sempre vivo e presente in tutti coloro che fanno della propria vita un dono d’amore.

Vi prego anche per questo di porre un messaggio d’amore nella cella di san Massimiliano affinché abbia cura di mia sorella e di un mio amico. Hanno entrambi bisogno dell’amore di Dio. Vi ringrazio e vi abbraccio.

Maria Grazia

Impariamo ad amare

E-mail spedite alle Missionarie di Harmęże (Polonia):

Portate questa preghiera alla sua cella, che io possa avere l’umiltà di mettermi in ascolto! Portate anche gli anziani, gli ammalati e tutti coloro che sono soli. Infine, basta guerre!

Lorenzo

L’amore vince sempre… ringrazio il Signore per il dono della preziosa eredità di san Massimiliano da accogliere, custodire, trasformare in vita e comunicare a tutti. Un abbraccio. Sempre unite nella preghiera.

Virginia

Cosa rimane del pellegrinaggio in Polonia 2014

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie da partecipanti al pellegrinaggio in Polonia nell’agosto 2014:

(030) Birkenau

Non potrò mai smettere di ringraziare Dio Amore per il dono che mi ha elargito durante il mese di agosto. Calpestare i luoghi di morte dei campi con l’inevitabile pensiero: “Dio, perché?”. Perché permettere all’uomo tante atrocità? Ma da quelle “atrocità “si è realizzato il comandamento nuovo di Gesù: “Non c’è Amore più grande di chi dà la vita”; troppo grande, alto, immenso capire il dolore offerto per Amore! Come Gesù ha dato la Sua vita per noi, così padre Kolbe l’ha data per Gesù in quell’uomo. E’ senz’altro qualcosa di soprannaturale pensare alla casa delle missionarie situata a pochi km dal luogo della morte per eccellenza… come anche alla Chiesa che ha preso il posto della casa delle SS.

Carlo

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E’ stato un pellegrinaggio unico, forte, profondo, intenso, doloroso… pieno di amore vero. Vi ringrazio anche per l’invito riguardo la condivisione della preghiera della coroncina a san Massimiliano Kolbe e la lettura della meditazione, mi fa cosa assai gradita. Grazie a voi ora nel mio cuore c’è la Polonia.

Maria

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Ringrazio voi tutte per la fraterna accoglienza e l’assidua assistenza prestata nel corso del pellegrinaggio. Auschwitz e Birkenau sono al di la di ogni immaginazione: soltanto visitandoli fisicamente si può ancora percepire l’immane dolore e disperazione che ancora permeano quei luoghi. Il santuario sulla collina di Jasna Gora a Czestochowa è assolutamente un luogo da visitare almeno una volta nella vita. La missione di Harmeze: un luogo di pace e raccoglimento in cui ritornare ogni sera. Ancora un grazie di cuore a tutte voi: riceverò con piacere le riflessioni mensili che vorrete spedirmi.

Luigi

Guarda le foto del pellegrinaggio 2014

La vittoria mediante la fede e l’amore

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II – 7 giugno 1979 presso il campo di concentramento di Brzezinka (Polonia):

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4).

Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf.Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza.Questa vittoria per la fede e per l’amore l’ha riportata in questo luogo un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Lodz; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Brzezinka. Non potevo non venire qui come Papa.