Più che un libro una storia

Abbiamo ancora nel cuore i duemilioni e più di ragazzi che hanno accolto l’invito del Papa a partecipare alla GMG in Polonia.

Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano, ma di giovani con le scarpe…Il Signore vuole le tue mani per continuare a costruire il mondo di oggi. Vuole costruirlo con te e tu cosa rispondi?  Papa Francesco

Abbiamo raccolto la testimonianza di una giovane ragazza: Pamela Fabian

Quello che è successo nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau è stato senza dubbio uno dei massacri più grandi della storia e rappresenta una macchia indelebile nella storia di tutta l’umanità. Auschwitz è divenuto un simbolo, il luogo della memoria, per non dimenticare. Venire qui è molto di più che studiare la storia d’Europa nei libri, è percorrere un viaggio introspettivo dentro ciascuno di noi, e questo ci permette di scoprire qualcosa di più di noi stessi e di ciò che ci circonda.In questo periodo si assistono frequentemente a delle violenze nei confronti di persone che pensano in modo diverso da noi, che hanno altre idee, occhi e ideologie. Questi campi hanno visto le peggiori umiliazioni contro la dignità umana. Eppure nessuno è più importante dell’altro, nessuno migliore, nessuno vale più degli altri agli occhi di Dio.

Come giovani dobbiamo promuovere il rispetto, cioè rispettare l’identità dell’altro, Auschwitz infatti è sorto quando un gruppo ha cominciato a considerarsi superiore agli altri e a non accettare la differenza. Però dentro tanta oscurità che si viveva nei campi di concentramento, brillavano anche luci che riflettevano la speranza che non tutto si stava perdendo. Una di queste luci è stato il padre Kolbe, che è arrivato anche a dare la propria vita per un altro prigioniero, dando così testimonianza di un grande amore.

Come giovani dobbiamo essere testimoni di questo amore nella realtà dove viviamo, affinché prima di tutto in noi trovino spazio gli ideali di impegno per il bene comune e soprattutto il rispetto per la vita e dignità di tutte le persone. Anche noi vogliamo ripetere come Massimiliano Kolbe: “Solo l’amore crea”.13707777_1052591174848118_5957182844776980534_n

 

Capuozzo, accontenta questo ragazzo

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Primo Levi

Emanuele Properzi ti insegna come si pubblicizza un libro

l libro che vi proponiamo questo mese e che troverete tra leletture consigliate è: Capuozzo, accontenta questo ragazzo di Angelo Picariello – la vita di Giovanni Palatucci

Recensione: Giovanni Palatucci nacque in Irpinia, a Montella (AV), il 31 maggio 1909 da Felice e Angelina Molinari. Dopo una formazione familiare fondata sui valori cristiani della vita, conseguì il diploma liceale a Benevento e successivamente, si laureò in Giurisprudenza a Torino. Superati gli esami da procuratore legale, nonostante il parere contrario del padre che lo avrebbe voluto avvocato nel luogo natio, frequentò a Roma il 14° corso per Vice Commissario di Pubblica Sicurezza. Il 15 novembre 1937 arrivò alla Questura di Fiume, dove gli fu affidata la direzione dell’Ufficio Stranieri con qualifica di Commissario. A seguito delle leggi razziali antisemitiche del 1938, lo videro impegnato nell’aiuto agli ebrei e a tutti coloro che, a causa dell’occupazione tedesca, si trovavano a transitare dal confine istriano verso luoghi più sicuri. A migliaia furono i perseguitati da lui soccorsi, con ogni stratagemma possibile; in particolare venivano orientati verso il campo di raccolta di Campagna (SA), dove era Vescovo lo zio, Mons. Giuseppe Maria Palatucci. La sua opera si fece ancor più intensa all’indomani dell’Armistizio (8 settembre 1943) con l’occupazione militare tedesca, quando Fiume venne annessa al Terzo Reich. In questo contesto di generale disfacimento politico, il giovane funzionario, divenne un punto di riferimento di umanità e salvezza per tutti i cittadini e particolarmente per i perseguitati politici e razziali. Circa seimila furono gli ebrei ed i perseguitati politici salvati in quegli anni. Malgrado i sospetti della polizia politica, Palatucci rimase al suo posto, esponendosi all’inevitabile arresto. Il 13 settembre 1944 fu arrestato dalla Gestapo e condotto al carcere di Trieste, dove venne condannato a morte; graziato, con la commutazione della pena, fu deportato il 22 settembre 1944 nel campo di sterminio di Dachau (Germania), con matricola 117826. Il 10 febbraio 1945 morì di stenti – da martire – a poche settimane dalla liberazione e fu sepolto in una fossa comune.

Dal libro:

  • “…L’infanzia di Giovanni fu caratterizzata dalle amorevoli attenzioni di genitori e parenti e da una formazione religiosa fatta di esempi, testimonianze concrete, non solo precetti da mandare a memoria. La preghiera scandiva le giornate e cementava l’unità familiare…” (pag.14).

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  • “…Insieme a Palatucci operavano quindi altre persone come lui caricate di compiti istituzionali e come lui capaci di privilegiare le ragioni della carità rispetto all’ottusa obbedienza alle disposizioni…” (pagg. 101 – 102).

 

  • “…In tanti l’avvertono del rischio. Palatucci capisce la drammaticità della situazione…crescono in lui timori sull’affidabilità di chi lo circonda. Ma non si arrende. Nè interrompe la sua attività di salvataggio, pur nella consapevolezza che il controllo tedesco è sempre più stringente…” (pag.223).
  • “Racconta un compagno di prigionia: ‘Con Palatucci eravamo diventati amici…ricordo che una volta parlando di sé si disse dispiaciuto per essere lì. A Fiume avevano ancora bisogno di lui e c’era ancora tanta gente da aiutare. Era abbattuto, ma non disperato. Eppure persino in quella condizione di prostrazione, il suo pensiero andava agli altri, a chi, venendo a mancare lui, aveva perso un sicuro punto di riferimento.’…” (pag. 264).
  • “… Ricorda l’ebrea Elsa Herskovitz Blasich: ‘Era un santo, non aveva paura, aiutava tutti ed era molto ben voluto…La disponibilità del commissario Palatucci era nota, ha dato tutto il possibile aiuto agli ebrei fiumani e in seguito anche a quelli jugoslavi riusciti a riparare in Italia, sfuggendo alla morte’…” (pag.107).

                                                                                                                                              Buona lettura!

 

Silenzio e lacrime

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“Dal profondo a te grido, o Signore; 
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore” (Sal 130).

Anche noi ad Auschwitz, nel silenzio, per chiedere la grazia delle lacrime, per scendere nella cella dell’amore, per non dimenticare.

Guarda il video del pellegrinaggio del Papa su: https://www.youtube.com/watch?v=Gqqs_pmolK0

Papa Francesco ad Auschwitz. La grazia di piangere.

Domani mattina il Papa visiterà il lager di Auschwitz e Birkenau: non pronuncerà discorsi, rimarrà in silenzio e pregherà in privato da solo nella cella di san Massimiliano Kolbe. “Da solo, entrare,pregare.. E che il Signore mi dia la grazia di piangere”.

 

Ad Auschwitz il Papa incontrerà dieci superstiti del campo di concentramento che gli consegneranno una candela che egli accenderà. Poi nel blocco attiguo, dove venne ucciso san Massimiliano Kolbe, il Papa farà una visita in silenzio da solo nella sua cella. «Il 29 luglio, giorno della visita – ha sottolineato Lombardi – esattamente 75 anni prima, era stata pronunciata la sua condanna a morte». All’uscita firma il libro di onore, «probabilmente saranno le uniche parole che avremo del Papa a Auschwitz», ha chiosato il portavoce. Alle 10.30, Francesco si trasferisce nel vicino campo di Birkenau, a tre chilometri di distanza, dove visita un monumento di vittime delle nazioni, alla presenza di un migliaio di ospiti, passa davanti alle targhe commemorative nelle diverse lingue, depone una candela accesa, «e incontra 25 giusti delle nazioni». Qui un rabbino canterà in ebraico il salmo 130, il «de profundis», che verrà poi letto in polacco da un parroco di un paese dove viveva una famiglia cattolica «che fu sterminata, tutti compresi i bambini, per aver ospitato ebrei, e per i quali è stata avviata una causa di beatificazione».

dal sito di vatican insider vaticano

Ho scelto di lavorare all’ombra del camino

Arrivano alla spicciolata la mattina presto, imbacuccati nelle loro giacche a vento in questo gennaiIMG_0032o nemmeno così freddo per ora, anche se qui in Polonia le strade sono già imbiancate. Passano dal retro, superano un cancello con una sbarra abbassata per l’entrata degli autoveicoli e si dirigono verso gli edifici in mattoni rossi. Camminando, sfilano accanto a una tozza ciminiera: è il crematorio di una camera a gas. Qualche metro più avanti la porta di ingresso agli uffici: sono i Blocchi di un lager e loro sono le persone che hanno scelto di lavorare “all’ombra del camino” ad Auschwitz, in quello che fu il campo di concentramento diventato simbolo in tutto il mondo dello sterminio perpetrato dai nazisti e della Shoah…  Tra coloro che lavorano all’interno dell’ex campo di concentramento si alternano poco meno di 300 guide-educatori (ogni giorno ce ne sono a disposizione circa 100) che fanno da ponte tra la Storia narrata dai luoghi e dai reperti conservati qui e le storie dei sopravvissuti che ancora tornano in questi posti. Guide che, con i racconti e le spiegazioni, svolgono a loro volta un lavoro di testimonianza, inquadrando il contesto e tramandando la Memoria della Shoah alle future generazioni. “Perché anche i luoghi sono delle fonti, ma ovviamente non parlano da soli”, ci spiega Jadwiga Pinderska-Lech, responsabile delle pubblicazioni del Museo, che accompagna anche i gruppi italiani. “Se uno entra per esempio a Birkenau, vede i binari, vede i chilometri della recinzione, tante baracche, le macerie delle camere a gas… ma se viene impreparato capisce pochissime cose. La possibilità di ritrovarsi qua e poter riflettere qualche minuto secondo me è molto importante e spinge le persone a cercare di più, a leggere di più e a conoscere meglio la storia di Auschwitz”.

I candidati vengono scelti in base ai loro studi, poi sostengono tre prove e se promossi, dopo aver ottenuto il permesso del Presidente della Regione, possono cominciare a lavorare. La loro denominazione esatta da qualche tempo non è più “guida”, ma “educatore”. Al Museo di Auschwitz-Birkenau le visite guidate sono obbligatorie per tutti i gruppi organizzati, la grande maggioranza tra coloro che arrivano in pullman ai tornelli di ingresso. La tradizione di accompagnare i visitatori all’interno del campo è di lunga data, è cominciata nel 1947: “Le prime guide qui erano proprio i sopravvissuti – spiega Andrzej Kacorzyk, vicedirettore del Museo – tante persone che ora lo fanno sono legate ‘emozionalmente’ a questa consuetudine, perché sono figli o nipoti degli ex deportati o di quelli che lavoravano qui negli anni ’40-’50-’60”. Molti tra gli educatori hanno scelto di essere qui per vicende legate alla propria storia, come Malgorzata Domzal (che gli italiani che accompagna chiamano Margherita): “Metà della mia famiglia è stata uccisa qua, anche mio nonno, fucilato al Muro della Morte perché membro della resistenza”. Tutti si sentono investiti della missione e del dovere di trasmettere la Memoria per far sì che nulla sia dimenticato: “Mi sento come obbligata a gridare ad alta voce tutto quello che è successo”, spiega ancora Margherita…

Reportage tratto dal Corriere della Sera

 

Infanzia miserabile

Infanzia miserabile, catena
che ti lega al nemico e alla forca.
Miserabile infanzia, che dentro il
suo squallore già distingue il bene e il male.
Laggiù dove l’infanzia dolcemente
riposa nelle piccole aiuole di un parco
laggiù, in quella casa, qualcosa si è spezzato
quando su me è caduto il disprezzo:
laggiù, nei giardini o nei fiori
o sul seno materno, dove io sono nato
per piangere…
Alla luce di una candela m’addormento
forse per capire un giorno
che io ero una ben piccola cosa,
piccola come il coro dei 30.000,
come la loro vita che dorme
laggiù nei campi,
che dorme e si sveglierà,
aprirà gli occhi
e per non vedere troppo
si lascerà riprendere dal sonno…

Zanus Zachenburg 19/07/1929 – Auschwitz 18/12/1943

Viaggio apostolico di Papa Francesco

«Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace ed incontro tra i popoli», ha twittato Papa Francesco per la Giornata della Memoria 2015, e ora visiterà per la prima volta la «valle oscura della morte».

Papa Francesco il prossimo 29 luglio sarà ad Auschwitz e al campo di Birkenau. Lo ha ufficializzato il Vaticano, rendendo noto nel dettaglio il programma del viaggio del Papa in Polonia dal 27 al 31 luglio in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Bergoglio visiterà il campo di concentramento di Auschwitz il 29 alle 9.30.Quindi sarà a Birkenau. Nel corso della sua visita pastorale in Polonia, dunque, il Pontefice visiterà il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau nel quale persero la vita quasi un milione e mezzo di persone. La storica visita – che segue quelle di san Giovanni Paolo II il 7 giugno 1979 e Benedetto XVI, il 28 maggio 2006 – è inserita nel programma ufficiale del viaggio apostolico di Papa Francesco in Polonia che si terrà dal 27 al 31 luglio prossimi.

da: Il sole 24ore

Il programma della visita del Papa in Polonia su sito vaticano

Vorrei

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Dagli scritti di padre Luigi Faccenda, fondatore dell’Istituto delle Missionarie e dei Missionari dell’Immacolata padre Kolbe.

Vorrei portarti nel carcere di Pawiak e ad Auschwitz, nel campo di sterminio, il campo degli orrori e della morte. Vorrei che tu lo vedessi con quanta calma accetta i soprusi, le sevizie, le torture. Come sorride, quando viene bastonato e come incoraggia i suoi compagni di sventura parlando loro di Dio, di Maria, di amore e di perdono.

Sì, vorrei che tu lo vedessi, nella cella della fame, confortare quei condannati a morte, consolarli, confessarli, sorridere e baciarli.

Vorrei… Oh, come vorrei che tu vedessi il suo volto sorridente, mentre fissa, con quei suoi occhi celestiali, il feroce carnefice che gli inietta nel braccio il veleno che lo porta a ricevere dalla mano di Maria la corona rossa, la corona del martirio.

Vorrei  farti vedere il volto bagnato di lacrime di gioia: e sono giovani, donne, uomini e ragazzi che piangono di riconoscenza, perché da padre Kolbe hanno ottenuto la forza per vincere il peccato…

Vorrei ripeterti testimonianze a non finire di persone che, incontrando padre Kolbe, hanno incontrato la Madonna, hanno incontrato la salvezza.

 

 

Vivo grazie a Kolbe

Negli anni 80, Angela Esposito è stata testimone auricolare ad Assisi ad un convegno dei giovani a cui ha partecipato il padre di famiglia – Francesco Gajowniczek – salvato dal martire polacco.

Francesco ritornando a casa, a guerra finita, ha trovato la moglie, ma non i figli morti sotto il bombardamento. Si è disperato. Gli sembrava che lo scambio non avesse prodotti i frutti. Ha vissuto momenti dolorosi, bui, carichi di molta sofferenza e Francesco si teneva lontano dai frati.Poi  è uscito dal tunnel (penso di poter dire così) quando ha maturato questa riflessione: alla domanda “perchè sono ritornato?”, ha dato questa risposta:

“Ho avuto salva la vita perchè devo raccontare quanto accaduto” 

Franciszek Gajowniczek

Kolbe uscì dalle fila, rischiando di essere ucciso sull’istante, per chiedere al Lagerfhurer di sostituirmi. Non era immaginabile che la proposta fosse accettata, anzi molto più probabile che il prete fosse aggiunto ai dieci selezionati per morire insieme di fame e di sete. Invece no! Contro il regolamento, Kolbe mi salvò la vita”. Quel momento segnò la storia…

Quello che vado dicendo da quarant’anni è che io ho visto in faccia un uomo più forte della morte. I miei occhi si sono incontrati con i suoi. I suoi brillavano e io piangevo. Amico, bisogna provare per credere che lo stupore non è sufficiente a interpretare i fatti. Altra cosa certa: io sono vivo perché Padre Kolbe mi ha amato. Se non mi avesse amato, nemmeno Dio mi avrebbe scelto. Lei la chiama fortuna.Io ho capito, invece, che Qualcuno ha pensato a p. Kolbe, a me e alla mia famiglia…

Nessuna guerra ha insegnato a non fare la guerra. Maestri di pace sono coloro che preferiscono morire, piuttosto che far morire. Oggi come ieri”.
tratto da:http://www.vocazionefrancescana.org/2014/08/s-massimiliano-kolbe-un-uomo-per-un.html

Addio Elie Wiesel A-7713

Sighetu Marmației (Romania), 30 settembre 1928 – Boston, 2 luglio 2016

Un testimone, uno scrittore, un difensore della Memoria “ad ogni costo”, premio Nobel per la pace, ha voluto e saputo rompere in tanti momenti il silenzio e il negazionismo che avvolgeva la Shoah. Riposi in pace tra le braccia di quel Dio silenzioso, “pendente sulla forca” e “bruciato nel fuoco” dei forni crematori di Auschwitz. 
elie wiesel

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai” (La notte, 1ª ed. originale 1958).

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«Forse Dio ha versato più di due lacrime durante la tragedia del suo popolo. Ma gli uomini, insensibili come sono, hanno rifiutato di ascoltare il rumore di queste lacrime cadute sulla
terra»  (midrash ebraico).

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