La mia prima volta ad Auschwitz: pianto e preghiera

La testimonianza di Maria das GraçasVolontaria dell’Immacolata padre Kolbe brasiliana

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La mia prima visita al campo di concentramento di Auschwitz con la guida e altre persone è stato molto bella ma ho sentito il bisogno di ritornare alla cella del padre Kolbe da solaDesideravo stare lì, in silenzio e sentire più intensamente la sua presenza. Volevo ricordare il suo gesto, l’offerta totale, il suo sacrificio supremo, pensare alle sue ceneri che sparse nel campo di concentramento avevano trasformato quel posto di sofferenza e angustia in un luogo di pace e resurrezione. In quel momento, davanti alla sua cella, ho potuto conversare con lui, parlare della mia gioia di stare lì, sentendo la sua presenza. L’emozione è stata molto forte, sembrava che il mio cuore stesse per esplodere.

In quel momento ho pianto. Pianto e pregato. POLONIA 343Ho pregato per tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, mi hanno aiutata a conoscere e amare questo santo che un giorno ha trasformato radicalmente la mia vita. In quei pochi minuti di fronte alla sua cella ho fatto memoria di tutto ciò che avevo ascoltato sul suo conto: la sua debolezza causata dalla malattia, in contrasto con la sua forza interiore che ha reso meno pesante la sua sofferenza e il dolore dei suoi compagni prigionieri nel campo di concentramento.

Ho ricordato il suo gesto d’amore, la “trasformazione” della cella della morte in un luogo di preghiere e canti, sentivo dentro di me come un fuoco. Nella mia camera, al rientro al Centro di Harmęże, ho pianto. Sono passata più volte di fronte al campo di concentramento di Auschwitz, nel pomeriggio c’era sempre un tramonto meraviglioso.

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Ho pensato che migliaia di vite sono state sacrificate per risorgere alla vita, quella vera, dove non c’è più dolore. Ritorno in Brasile con questo fuoco d’amore che brucia nel cuore. Un fuoco che mi dà il coraggio di testimoniare a tutti che solo l’amore crea e salva l’uomo.

Maria das Graças Emidio Cera


Intervista a padre Raffaele di Muro

Padre Raffaele Di Muro, Ofm Conv., è direttore della cattedra Kolbiana al “Seraphicum” di Roma e Assistente Internazionale della “Milizia dell’Immacolata

Per il 2°anno consecutivo Lei è stato guida spirituale del pellegrinaggio in Polonia, oltre che pellegrino. Il suo donarsi agli altri, cosa lascia invece in Lei?

Hai usato la giusta espressione. Il donarsi lascia sempre qualcosa dentro. Cerco di donare ai fratelli che accompagno quanto ho nel cuore, la spiritualità di san Massimiliano e degli altri protagonisti della santità polacca, cerco di far comprendere che è davvero possibile e reale aspirare ad un cammino di perfezione cristiana. Il mio intento è quello di “disegnare” itinerari percorribili sulla base del vissuto dei santi che incontriamo. Ciò che a me rimane è la risposta dei pellegrini, le loro sensazioni e le risonanze che mi offrono. E’ meraviglioso contemplare quanto il Signore compie nei cuori di ognuno. Alla fine sono io ad essere il più ricco di tutti perché attingo all’esempio dei santi di cui parlo e a quello dei fratelli e delle sorelle che ho accompagnato.

Il fatto di ritornare nuovamente ad Auschwitz come è stato da Lei vissuto rispetto allo scorso anno? Quali sensazioni ha provato?

Quando si frequenta un luogo più volte subentra una certa abitudine o addirittura noia. Con Auschwitz non è così. Ogni volta che visito quei luoghi terribili il cuore cade nel silenzio e nella tenebra. Mi sento come sospeso, muto, con la preghiera che sgorga a fatica. Mi sento agghiacciato, sgomento, ma anche colpito dall’esempio dei martiri che, come Kolbe e la Stein, hanno fatto trionfare l’amore. Ciò che mi sconvolge è che l’umanità non ha ancora imparato a crescere partendo dagli orrori di Auschwitz. Dopo ogni visita è come se Kolbe mi dicesse: non c’è tenebra o dolore in cui l’amore non possa vincere.

Il 14 agosto è un giorno importante per Lei e per la Vs.Comunità. Trovarsi all’interno della cella proprio in questa giornata penso sia stata un’esperienza molte forte. Ci può dire qualcosa a riguardo?

Quest’anno abbiamo ricevuto il grande dono di sostare nella cella in cui Massimiliano è morto. Il cuore e la mente sono stati attraversati da fiumi di dolore. Anche in questo luogo Kolbe ha portato la speranza. Pensavo alla sua fede, alla sua vita, alla sua testimonianza. Pensavo al miracolo dell’amore avvenuto quel famoso 14 agosto. Mi sono detto: grazie, padre Massimiliano! Il tuo esempio mi dona forza nell’affrontare i momenti di prova in cui, anche per vicende irrisorie, perdo la pace. Aiutami a portare ovunque speranza e amore. Nella cella del martirio contemplavo l’Immacolata che ha accompagnato il santo polacco e suoi fratelli proprio come ha fatto con Gesù sul Calvario. Lei accompagna ciascuno sui Golgota della nostra vita.

Quest’anno avete anche celebrato la Messa in un posto particolare, ce ne può parlare?

Abbiamo celebrato la Messa in quella che è oggi una chiesa, ma che un tempo14.08.15 Parr.Brzezinka (7) era la caserma dalla quale partivano dalle SS gli ordini di morte. E’ stato un momento significativo. Un luogo di program-mazione di sterminio è oggi il trionfo dell’amore di Cristo. Lì dove venivano impartiti comandi terribili, oggi viene celebrato il sacrificio eucaristico. Anche in questo caso ho pensato: la carità di Cristo vince sempre e non c’è odio che possa fermarla. Non lasciamo che il nostro cuore sia invaso dal pessimismo e dallo scoraggia-mento al cospetto delle tragedie dell’umanità. L’amore vince sempre, ma noi dobbiamo dare il massimo contributo perché questo accada.

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“Ci credi davvero?”

Galleria

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Testimonianza resa da Edoardo Gniadek tratta dal libro Il Santo di Auschwitz di  Patricia Treece. “Dopo qualche giorno padre Kolbe fu messo nella nostra cella.Indossava l’abito francescano ed era senza barba. La presenza di padre Kolbe, così diverso da noi … Continua a leggere

Pensieri ed emozioni dal viaggio 2015


Alcuni pensieri raccolti dalle Missionarie ad alcuni partecipanti al pellegrinaggio in Polonia 2015:

Mi sono talmente emozionata ieri che non avevo parole… sono rimasta in silenzio fino a sera… non riuscivo a parlare e il mio pensiero correva a san Massimiliano Kolbe …   santo tanto conosciuto, ma anche a santa Benedetta della Croce, a come lei aveva capito che dalla Croce c’è la salvezza… Ho pensato a tutta questa sofferenza e atrocità che abbiamo visto, sentito… cose che non si possono neppure pensare o immaginare, ma che sono avvenute… Non posso non pensare a quanta redenzione, a quanta salvezza perché è sofferenza unita a quella di Cristo…Benedetta aveva capito questo e per questo è andata incontro alla morte. Non ho potuto non pensare agli Auschwitz di oggi, usiamo armi diverse ma sempre armi, il male è ancora tanto, il demonio lavora ancora… ma non vince, è Gesù Cristo che vince…certo è un mistero grande che ci sfugge, che non riusciamo a capire ma da queste grandi sofferenze continua la redenzione del mondo intero.

Suor Erminia

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Avevo visto tanti film
ne avevo sentito parlare tanto di Auschwitz, ma camminare su quelle strade è stato diverso… mi ha colpito l’annientamento dell’uomo e ho pensato che anche oggi a volte applichiamo le stesse regole in alcuni settori nel mondo del lavoro… ma come è possibile?Camminando lì ho avuto come l’impressione di non camminare da solo, ma che accanto a me stessero camminando tante persone, i morti, coloro che hanno vissuto lì… camminavano accanto a me, a noi, per farci vedere quello che avevano vissuto… non so se questo è bello o brutto ma per me è stata una bella esperienza che mi fa dire che non dobbiamo dimenticare, dobbiamo ricordare quello che è successo ad Auschwitz perché può succedere ancora, magari in altri modi ma sempre con l’annientamento dell’uomo. Non mi è facile fare sintesi di ciò che ho sentito, devo ripensare e meditare per far tesoro di quello che ho visto, sentito e vissuto… È mio desiderio che come Milizia si possa fare un passo in più…

Giovanni

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E’ stato un viaggio formativo. Questi sono stati i giorni delle nostre ferie che servono anche a riformarci per poi riportare nelle nostre famiglie e nei luoghi di lavoro un modo diverso di vivere…

Abbiamo un desiderio grande persino per i nostri figli, vorremmo anche per loro un viaggio come questo. Padre Kolbe è stato grande non solo perché ha pregato per gli uccisi, ma addirittura per gli uccisori. Sento che questa è la parte più dura da portare a casa; in questo assomiglia al Signore che è morto per tutti, per i buoni ma anche per quelli che stanno dall’altra parte… ripeto, è la parte più difficile, è un pane molto duro… Spesso faccio arrabbiare mio marito che è diacono, chiedendogli, “ma tu hai pensato per chi ti offri? perché la tua missionarietà è più grande della tua famiglia“… non si può arrivare all’ultimo senza pensarci … ma ho capito che è un offerta che si deve vivere ogni giorno… Il nostro desiderio è quello di poter ritornare…

Luisa

L’Amore non ha misura

L’Amore non ha misura e questo mi sconcerta ancora, anche alla mia età perché il Signore continua a ripetermelo mentre io vorrei conservare la mia indipendenza… anche in questi giorni il Signore me lo ha ripetuto e allora mi sono detto: “Mario, nella tua vecchiaia convinciti, lasciati andare!”.

Sì, questo senza misura mi ha colpito profondamente. Ho letto l’esperienza del padre Kolbe sotto questa espressione, lui ha incarnato l’amore senza 14.08.15 Auschwitz (40)misura ed è stata la cosa più bella che ci ha lasciato. In questo amore senza misura ci sono quelle piccole cose quotidiane della vita comunitaria perché mentre voi conoscete la vita della famiglia il dialogo e il rispetto tra marito e moglie, il dialogo e il rispetto tra genitori e figli, anche per me che vivo in una fraternità ci deve essere quel dialogo, quella stima reciproca per poter creare insieme quella fraternità che il Signore ci chiede. Amore senza misura, che comprende anche il perdono.

Nel campo di concentramento oltre il padre Kolbe, luce che ha illuminato il buio, ci sono state anche altre persone. Auschwitz è stata una visita che avrei interrotto -è stato troppo forte! – bellissimo è stato quando nella cella mi sono inginocchiato davanti a quel cero che testimoniava l’offerta di padre Kolbe. Ma quel gesto ho voluto ripeterlo anche davanti al muro della fucilazione, per riconoscere in tutti quei condannati dei miei fratelli… Sono scene di una tragicità enorme!

Non abbiate paura! credo che questa frase che ha aperto il nostro viaggio, diventerà più carne in me, più esperienza di vita: “Io Signore con te non ho paura!”.

Padre Mario

La vittoria dell’amore sull’odio

Dall’omelia di Padre Raffaele di Muro – 14 agosto 2015 presso il campo di Auschwitz

Ricordando oggi San Massimiliano Kolbe noi celebriamo la vittoria dell’amore sull’odio, sulla barbarie dell’uomo. Eravamo sconvolti, vedevo i vostri volti durante la visita nell’immaginare le sofferenze di tanta gente. Quando si tocca con mano la barbarie lì ad Auschwitz si rimane sconvolti, però si rimane positivamente sconvolti nel pensare a Massimiliano Kolbe e nel pensare al suo dono d’amore, alla vittoria dell’amore.

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La notizia del dono della vita da parte di Massimiliano si espande subito nel campo di Auschtwitz 1 e tanta gente trova il coraggio di vivere perchè capisce che c’è la possibilità che l’amore vinca. Massimiliano ha fatto vincere l’amore.

Massimiliano giunge al campo di Auschtwitz il 28 maggio e viene registrato il 29 maggio 1941, morirà pochi mesi dopo. Che cosa fa nel campo da fine maggio fino al 14 di agosto? Grazie a Dio, alcuni testimoni sopravvivono e ci raccontano quello che faceva nel campo. Ha fatto dei lavori umilissimi, innanzi tutto era tra quanti portava i cadaveri al crematorio e quando vedeva queste povere persone sfilare, quando erano già morte Massimiliano le benediceva, le accompagnava. E un testimone racconta che con lui portava i morti nel crematorio ed era assolutamente scioccato, traumatizzato da questa esperienza e Massimiliano cerca di dare coraggio a questo suo fratello che poi sopravvive e potrà raccontare. Massimiliano dava coraggio a quanti lavoravano con lui, dà coraggio a quanti facevano i lavori più difficili, più dolorosi, più aberranti.

Il segreto di Massimiliano è donare amore, si vuole conformare a Cristo Crocifisso e vuole donare e portare quell’amore che Cristo avrebbe portato nel campo. Quando qualcuno chiede: “Ma dov’era Dio?” Era in Massimiliano Kolbe e trasmetteva amore in lui. Era lì nel campo: Massimiliano portava l’amore di Cristo, l’amore che si diffondeva momento dopo momento, che dava coraggio. La sua testimonianza dura ancora oggi, il suo segreto era proprio questo: Io divento grande nell’amore se questo amore so trasmettere passo dopo passo.

Per le strade di Birkenau

I miei piedi camminano senza direzione, come tanti altri in tempo di guerra. I miei occhi cercano attentamente i segni della presenza di qualcosa di cui un giorno ho sentito parlare e che non ho mai visto… laghetti, piccole case con i loro fiori, immagini di una fede forte e mai saccheggiata. Uccelli in volo, vento che soffia, che spinge verso altri sguardi, al di là dei colori, dei suoni, delle immagini… lontani ma vicini, di una realtà tanto conosciuta ma che ancora necessita di essere approfondita, acquisita, fatta mia. I pensieri vagano dentro, i sentimenti si mescolano con le immagini che si trasformano in fotografie.

Un presupposto per trovare il sentiero che molti uomini e donne, assetati di libertà, hanno percorso con i loro piedi stanchi, maltrattati, umiliati… trasportando corpi umani, morti, senza vita, senza luce, opachi… tanti volti noti e tanti altri irriconoscibili… I miei piedi inseguono le strade verso il campo di concentramento di Birkenau, un luogo immenso, vuoto, che urla un silenzio che risuona e penetra nel più intimo delle mie viscere, nel più profondo del mio essere. Un grido distorto, che ancora non riesco a decifrare completamente, tante voci assieme, tante parole con molteplici significati, gesti di solidarietà ma anche di violenza, di ingiustizia, di morte e anche di vita e di risurrezione.

Toccando quel suolo, continuo ad andare, cercando di registrare tutti gli angoli incontrati e contemplati con la mia visione così limitata delle cose e delle situazioni. I miei occhi si meravigliano per lo spettacolo della natura, che nasce ogni giorno in quella medesima strada percorsa da piedi sconosciuti e allo stesso tempo così familiari. È autunno, gli alberi cominciano a perdere le foglie, quelle mezze rosse si mescolano con la terra calpestata e sofferta della Polonia.

Come tanti altri esseri umani, porto con me la mia storia… e una piccola sacca, con alcuni effetti personali. Anche i prigionieri di Auschwitz II portavano con sé le loro borse, grandi o piccole, riempite di oggetti che potevano essere utili per una nuova vita. Di fatto, essi non sapevano dove stavano andando: il treno corre sulla ferrovia, il fumo si confonde con le nuvole, nell’oscurità dei vagoni manca l’aria… occhi si incontrano riflettendo gli stessi sentimenti: paura, incertezze, angustie… Erano stati ingannati! I miei piedi raggiungono Birkenau, quella terra grigia e silenziosa in cui furono assassinati circa un milione di ebrei, 75 mila polacchi, 21 mila zingari, 15 mila prigionieri di guerra. Tutto ebbe inizio nel 1942.

Lourdes Crespan

Non dimenticherò…

viaggio Polonia 2015

Emanuela, Debora, Daniela, Francesca

Ti porto con me, nel mio cuore, Polonia, terra martoriata ma che ha sempre saputo rialzarsi.

Non dimenticherò la sofferenza che ho provato nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau.
Non dimenticherò chi ci ha accolto a braccia aperte: Maria Angela,
Maria del Carmen, Paola e Angela.
Non dimenticherò i magnifici paesaggi di campagna, il verde brillante dell’erba, le cicogne che sono diventate le nostre mascotte e le casette magnifiche.
Non dimenticherò la bellissima Cracovia…
Non dimenticherò la cucina polacca che dopo il primo impatto me ne sono innamorata.
E’ stata una bellissima esperienza che spero di ripetere.
Ringrazio di cuore la dolce e simpatica Emanuela, e la nostra spacciatrice di caramelle Lucia che con grande responsabilità ci hanno accompagnato.

Daniela

Viaggio e spiritualità, Polonia 2015 (le foto)

Cosa rimane del pellegrinaggio in Polonia 2014

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie da partecipanti al pellegrinaggio in Polonia nell’agosto 2014:

(030) Birkenau

Non potrò mai smettere di ringraziare Dio Amore per il dono che mi ha elargito durante il mese di agosto. Calpestare i luoghi di morte dei campi con l’inevitabile pensiero: “Dio, perché?”. Perché permettere all’uomo tante atrocità? Ma da quelle “atrocità “si è realizzato il comandamento nuovo di Gesù: “Non c’è Amore più grande di chi dà la vita”; troppo grande, alto, immenso capire il dolore offerto per Amore! Come Gesù ha dato la Sua vita per noi, così padre Kolbe l’ha data per Gesù in quell’uomo. E’ senz’altro qualcosa di soprannaturale pensare alla casa delle missionarie situata a pochi km dal luogo della morte per eccellenza… come anche alla Chiesa che ha preso il posto della casa delle SS.

Carlo

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E’ stato un pellegrinaggio unico, forte, profondo, intenso, doloroso… pieno di amore vero. Vi ringrazio anche per l’invito riguardo la condivisione della preghiera della coroncina a san Massimiliano Kolbe e la lettura della meditazione, mi fa cosa assai gradita. Grazie a voi ora nel mio cuore c’è la Polonia.

Maria

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Ringrazio voi tutte per la fraterna accoglienza e l’assidua assistenza prestata nel corso del pellegrinaggio. Auschwitz e Birkenau sono al di la di ogni immaginazione: soltanto visitandoli fisicamente si può ancora percepire l’immane dolore e disperazione che ancora permeano quei luoghi. Il santuario sulla collina di Jasna Gora a Czestochowa è assolutamente un luogo da visitare almeno una volta nella vita. La missione di Harmeze: un luogo di pace e raccoglimento in cui ritornare ogni sera. Ancora un grazie di cuore a tutte voi: riceverò con piacere le riflessioni mensili che vorrete spedirmi.

Luigi

Guarda le foto del pellegrinaggio 2014

La vittoria mediante la fede e l’amore

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II – 7 giugno 1979 presso il campo di concentramento di Brzezinka (Polonia):

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4).

Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf.Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza.Questa vittoria per la fede e per l’amore l’ha riportata in questo luogo un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Lodz; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Brzezinka. Non potevo non venire qui come Papa.