Fare memoria vuol dire…

papa… vengo quindi a inginocchiarmi a questo Golgota dei nostri tempi, a queste tombe in gran parte senza nomeAuschwitz è un luogo che non si può solamente visitare. In tale visita bisogna pensare con paura dove si trovano le frontiere dell’odio”.

(Giovanni Paolo II)

La Canzone del Bambino nel Vento Auschwitz (video con scene dal film La vita è bella)

Ma Cristo non poteva perdonare i nostri peccati con un sorriso?

Condividiamo la testimonianza di Mauricio Artieda (dal sito di Aleteia)

Inizio col dire che non ci troviamo di fronte a una domanda facile. Si è scritto molto sul tema e con questo articolo non pretendo di esaurire la ricchezza e la complessità di un problema teologico che ha affascinato – non senza qualche grattacapo – gran parte dei teologi cristiani fin dall’inizio del cristianesimo. Questo problema, ad ogni modo, non è patrimonio esclusivo dell’alta teologia, ma una domanda che potrebbe porre anche un bambino: “Papà, perché è morto sulla croce, non era forse Dio?”cruz

Cosa rispondereste se vostro figlio vi ponesse questa domanda? Ci avete mai pensato?

Ho letto molti libri sul tema, ma non vorrei compiere un percorso storico-teologico per cercare di offrire una risposta. È importante conoscere le argomentazioni e le ragioni che ci offre la teologia per illuminare la nostra ragione, perché dobbiamo aver chiaro fin dall’inizio che ci troviamo davanti a un mistero che probabilmente non arriveremo mai a comprendere completamente. Attenzione, per “mistero” non mi riferisco a una realtà incomprensibile e chiusa in sé; in termini cristiani, il mistero è una realtà che supera la capacità intellettuale umana ma che grazie alla Rivelazione è rimasta semiaperta, rivelando quanto basta per farci sapere che ciò che si nasconde è maggiore di ciò che si mostra, e che anche se possiamo addentrarci e arrivare a conoscere alcune delle sue pieghe, ogni conoscenza che si avvicina alla verità sarà sempre una Grazia e mai una conquista personale.

Detto questo – che era molto importante –, voglio raccontarvi un’esperienza personale che mi ha commosso profondamente e mi ha aiutato a farmi un’idea più chiara del senso della croce di Cristo. È avvenuta qualche mese fa quando ho avuto l’opportunità di conoscere Auschwitz, uno dei campi di concentramento nazisti più noti della II Guerra Mondiale. In quel luogo sono morti milioni di persone, per la maggior parte ebrei, ma anche cristiani e persone di altre religioni. Per chi non lo sapesse, lì è morto in modo eroico anche San Massimiliano Kolbe. continua a leggere...

La mia prima volta ad Auschwitz: pianto e preghiera

La testimonianza di Maria das GraçasVolontaria dell’Immacolata padre Kolbe brasiliana

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La mia prima visita al campo di concentramento di Auschwitz con la guida e altre persone è stato molto bella ma ho sentito il bisogno di ritornare alla cella del padre Kolbe da solaDesideravo stare lì, in silenzio e sentire più intensamente la sua presenza. Volevo ricordare il suo gesto, l’offerta totale, il suo sacrificio supremo, pensare alle sue ceneri che sparse nel campo di concentramento avevano trasformato quel posto di sofferenza e angustia in un luogo di pace e resurrezione. In quel momento, davanti alla sua cella, ho potuto conversare con lui, parlare della mia gioia di stare lì, sentendo la sua presenza. L’emozione è stata molto forte, sembrava che il mio cuore stesse per esplodere.

In quel momento ho pianto. Pianto e pregato. POLONIA 343Ho pregato per tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, mi hanno aiutata a conoscere e amare questo santo che un giorno ha trasformato radicalmente la mia vita. In quei pochi minuti di fronte alla sua cella ho fatto memoria di tutto ciò che avevo ascoltato sul suo conto: la sua debolezza causata dalla malattia, in contrasto con la sua forza interiore che ha reso meno pesante la sua sofferenza e il dolore dei suoi compagni prigionieri nel campo di concentramento.

Ho ricordato il suo gesto d’amore, la “trasformazione” della cella della morte in un luogo di preghiere e canti, sentivo dentro di me come un fuoco. Nella mia camera, al rientro al Centro di Harmęże, ho pianto. Sono passata più volte di fronte al campo di concentramento di Auschwitz, nel pomeriggio c’era sempre un tramonto meraviglioso.

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Ho pensato che migliaia di vite sono state sacrificate per risorgere alla vita, quella vera, dove non c’è più dolore. Ritorno in Brasile con questo fuoco d’amore che brucia nel cuore. Un fuoco che mi dà il coraggio di testimoniare a tutti che solo l’amore crea e salva l’uomo.

Maria das Graças Emidio Cera


Intervista a padre Raffaele di Muro

Padre Raffaele Di Muro, Ofm Conv., è direttore della cattedra Kolbiana al “Seraphicum” di Roma e Assistente Internazionale della “Milizia dell’Immacolata

Per il 2°anno consecutivo Lei è stato guida spirituale del pellegrinaggio in Polonia, oltre che pellegrino. Il suo donarsi agli altri, cosa lascia invece in Lei?

Hai usato la giusta espressione. Il donarsi lascia sempre qualcosa dentro. Cerco di donare ai fratelli che accompagno quanto ho nel cuore, la spiritualità di san Massimiliano e degli altri protagonisti della santità polacca, cerco di far comprendere che è davvero possibile e reale aspirare ad un cammino di perfezione cristiana. Il mio intento è quello di “disegnare” itinerari percorribili sulla base del vissuto dei santi che incontriamo. Ciò che a me rimane è la risposta dei pellegrini, le loro sensazioni e le risonanze che mi offrono. E’ meraviglioso contemplare quanto il Signore compie nei cuori di ognuno. Alla fine sono io ad essere il più ricco di tutti perché attingo all’esempio dei santi di cui parlo e a quello dei fratelli e delle sorelle che ho accompagnato.

Il fatto di ritornare nuovamente ad Auschwitz come è stato da Lei vissuto rispetto allo scorso anno? Quali sensazioni ha provato?

Quando si frequenta un luogo più volte subentra una certa abitudine o addirittura noia. Con Auschwitz non è così. Ogni volta che visito quei luoghi terribili il cuore cade nel silenzio e nella tenebra. Mi sento come sospeso, muto, con la preghiera che sgorga a fatica. Mi sento agghiacciato, sgomento, ma anche colpito dall’esempio dei martiri che, come Kolbe e la Stein, hanno fatto trionfare l’amore. Ciò che mi sconvolge è che l’umanità non ha ancora imparato a crescere partendo dagli orrori di Auschwitz. Dopo ogni visita è come se Kolbe mi dicesse: non c’è tenebra o dolore in cui l’amore non possa vincere.

Il 14 agosto è un giorno importante per Lei e per la Vs.Comunità. Trovarsi all’interno della cella proprio in questa giornata penso sia stata un’esperienza molte forte. Ci può dire qualcosa a riguardo?

Quest’anno abbiamo ricevuto il grande dono di sostare nella cella in cui Massimiliano è morto. Il cuore e la mente sono stati attraversati da fiumi di dolore. Anche in questo luogo Kolbe ha portato la speranza. Pensavo alla sua fede, alla sua vita, alla sua testimonianza. Pensavo al miracolo dell’amore avvenuto quel famoso 14 agosto. Mi sono detto: grazie, padre Massimiliano! Il tuo esempio mi dona forza nell’affrontare i momenti di prova in cui, anche per vicende irrisorie, perdo la pace. Aiutami a portare ovunque speranza e amore. Nella cella del martirio contemplavo l’Immacolata che ha accompagnato il santo polacco e suoi fratelli proprio come ha fatto con Gesù sul Calvario. Lei accompagna ciascuno sui Golgota della nostra vita.

Quest’anno avete anche celebrato la Messa in un posto particolare, ce ne può parlare?

Abbiamo celebrato la Messa in quella che è oggi una chiesa, ma che un tempo14.08.15 Parr.Brzezinka (7) era la caserma dalla quale partivano dalle SS gli ordini di morte. E’ stato un momento significativo. Un luogo di program-mazione di sterminio è oggi il trionfo dell’amore di Cristo. Lì dove venivano impartiti comandi terribili, oggi viene celebrato il sacrificio eucaristico. Anche in questo caso ho pensato: la carità di Cristo vince sempre e non c’è odio che possa fermarla. Non lasciamo che il nostro cuore sia invaso dal pessimismo e dallo scoraggia-mento al cospetto delle tragedie dell’umanità. L’amore vince sempre, ma noi dobbiamo dare il massimo contributo perché questo accada.

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Arrivederci al prossimo pellegrinaggio

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie di Harmęże da alcuni partecipanti al “viaggio e spiritualità” 2015 in Polonia:

Debora,  Daniele  e  Mattia

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Ogni pellegrinaggio è sempre un DONO di Dio.
Gesù Buono insieme alla nostra Mamma carissima, non finiscono MAI di stupirci e di ricaricarci per ritornare al quotidiano con nuovo ardore e nuova consapevolezza.
La consapevolezza che possiamo essere, se lo vogliamo, anche noi, per tutti quelli che ci sono accanto, un dono d’amore, come lo è stato san Massimiliano Maria Kolbe.
La sua sofferenza, la sofferenza di tanti nei campi di sterminio, era perché coloro che venivano dopo, potessero essere felici… e “coloro” siamo noi.
Maria Pacilio

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… arrivederci a presto con lo spirito dei pellegrini di Auschwitz.
Czestochowa e Birkenau: il bene ed il male assoluto; non riesco a dimenticare i due luoghi assolutamente diversi tra loro ma opera entrambi dello spirito umano che può scegliere una parte o l’altra nell’assoluta libertà che il Padre celeste ci ha concesso…
Luigi e Simonetta

“Ci credi davvero?”

Galleria

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Testimonianza resa da Edoardo Gniadek tratta dal libro Il Santo di Auschwitz di  Patricia Treece. “Dopo qualche giorno padre Kolbe fu messo nella nostra cella.Indossava l’abito francescano ed era senza barba. La presenza di padre Kolbe, così diverso da noi … Continua a leggere

Pensieri ed emozioni dal viaggio 2015


Alcuni pensieri raccolti dalle Missionarie ad alcuni partecipanti al pellegrinaggio in Polonia 2015:

Mi sono talmente emozionata ieri che non avevo parole… sono rimasta in silenzio fino a sera… non riuscivo a parlare e il mio pensiero correva a san Massimiliano Kolbe …   santo tanto conosciuto, ma anche a santa Benedetta della Croce, a come lei aveva capito che dalla Croce c’è la salvezza… Ho pensato a tutta questa sofferenza e atrocità che abbiamo visto, sentito… cose che non si possono neppure pensare o immaginare, ma che sono avvenute… Non posso non pensare a quanta redenzione, a quanta salvezza perché è sofferenza unita a quella di Cristo…Benedetta aveva capito questo e per questo è andata incontro alla morte. Non ho potuto non pensare agli Auschwitz di oggi, usiamo armi diverse ma sempre armi, il male è ancora tanto, il demonio lavora ancora… ma non vince, è Gesù Cristo che vince…certo è un mistero grande che ci sfugge, che non riusciamo a capire ma da queste grandi sofferenze continua la redenzione del mondo intero.

Suor Erminia

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Avevo visto tanti film
ne avevo sentito parlare tanto di Auschwitz, ma camminare su quelle strade è stato diverso… mi ha colpito l’annientamento dell’uomo e ho pensato che anche oggi a volte applichiamo le stesse regole in alcuni settori nel mondo del lavoro… ma come è possibile?Camminando lì ho avuto come l’impressione di non camminare da solo, ma che accanto a me stessero camminando tante persone, i morti, coloro che hanno vissuto lì… camminavano accanto a me, a noi, per farci vedere quello che avevano vissuto… non so se questo è bello o brutto ma per me è stata una bella esperienza che mi fa dire che non dobbiamo dimenticare, dobbiamo ricordare quello che è successo ad Auschwitz perché può succedere ancora, magari in altri modi ma sempre con l’annientamento dell’uomo. Non mi è facile fare sintesi di ciò che ho sentito, devo ripensare e meditare per far tesoro di quello che ho visto, sentito e vissuto… È mio desiderio che come Milizia si possa fare un passo in più…

Giovanni

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E’ stato un viaggio formativo. Questi sono stati i giorni delle nostre ferie che servono anche a riformarci per poi riportare nelle nostre famiglie e nei luoghi di lavoro un modo diverso di vivere…

Abbiamo un desiderio grande persino per i nostri figli, vorremmo anche per loro un viaggio come questo. Padre Kolbe è stato grande non solo perché ha pregato per gli uccisi, ma addirittura per gli uccisori. Sento che questa è la parte più dura da portare a casa; in questo assomiglia al Signore che è morto per tutti, per i buoni ma anche per quelli che stanno dall’altra parte… ripeto, è la parte più difficile, è un pane molto duro… Spesso faccio arrabbiare mio marito che è diacono, chiedendogli, “ma tu hai pensato per chi ti offri? perché la tua missionarietà è più grande della tua famiglia“… non si può arrivare all’ultimo senza pensarci … ma ho capito che è un offerta che si deve vivere ogni giorno… Il nostro desiderio è quello di poter ritornare…

Luisa

L’Amore non ha misura

L’Amore non ha misura e questo mi sconcerta ancora, anche alla mia età perché il Signore continua a ripetermelo mentre io vorrei conservare la mia indipendenza… anche in questi giorni il Signore me lo ha ripetuto e allora mi sono detto: “Mario, nella tua vecchiaia convinciti, lasciati andare!”.

Sì, questo senza misura mi ha colpito profondamente. Ho letto l’esperienza del padre Kolbe sotto questa espressione, lui ha incarnato l’amore senza 14.08.15 Auschwitz (40)misura ed è stata la cosa più bella che ci ha lasciato. In questo amore senza misura ci sono quelle piccole cose quotidiane della vita comunitaria perché mentre voi conoscete la vita della famiglia il dialogo e il rispetto tra marito e moglie, il dialogo e il rispetto tra genitori e figli, anche per me che vivo in una fraternità ci deve essere quel dialogo, quella stima reciproca per poter creare insieme quella fraternità che il Signore ci chiede. Amore senza misura, che comprende anche il perdono.

Nel campo di concentramento oltre il padre Kolbe, luce che ha illuminato il buio, ci sono state anche altre persone. Auschwitz è stata una visita che avrei interrotto -è stato troppo forte! – bellissimo è stato quando nella cella mi sono inginocchiato davanti a quel cero che testimoniava l’offerta di padre Kolbe. Ma quel gesto ho voluto ripeterlo anche davanti al muro della fucilazione, per riconoscere in tutti quei condannati dei miei fratelli… Sono scene di una tragicità enorme!

Non abbiate paura! credo che questa frase che ha aperto il nostro viaggio, diventerà più carne in me, più esperienza di vita: “Io Signore con te non ho paura!”.

Padre Mario

La gioia in un grazie

Le meditazioni kolbiane vengono inviate mensilmente dalle missionarie della Polonia a chiunque  lo desideri, come parte dell’iniziativa La cella dell’amore.

E-mail spedite alle Missionarie di Harmęże (Polonia):

Le meditazioni mi aiutano ad andare avanti nelle difficoltà del quotidiano e di quanto è importante fidarsi di Gesù e Maria, grazie, grazie di vero cuore.

Morena

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Grazie ancora per le meditazioni e per questo “filo” che, attraverso la preghiera, ci tiene uniti. A presto.

Sonia

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Grazie per queste perle che mensilmente ci inviate. Oltre ad essere un modo per rimanere in contatto con tutte voi è anche un modo per approfondire la spiritualità mariana e sentirci sempre più uniti.

Carlo