La storia si ripete

Da poco conclusosi il pellegrinaggio 2017 in Polonia, ripartiamo con una piccola intervista a M.Angela, una pellegrina della provincia di Bologna.

Leggendo la tua precedente testimonianza mi colpivano queste tue parole: “Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito…” Puoi spiegarci meglio la tua motivazione? Cosa hai provato durante e dopo aver visto Auschwitz e Birkenau? E c’è stato qualcosa che ha attirato maggiormente la tua attenzione in questi luoghi?

Sì, diciamo meglio che Auschwitz era la motivazione principale. Da molti anni mi interesso a quanto è avvenuto nei campi sia come passaggio fondamentale della storia del secolo scorso che nel significato più profondo del rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e i suoi impulsi più aggressivi, tra uomo e Dio, tra Dio e la storia. In questo Auschwitz è un caposaldo imprescindibile, un esempio assoluto. Avendo molta dimestichezza con Israele (ci sono andata tantissime volte) e avendo visitato più volte il memoriale della Shoa, lo Yad VaShem, a Gerusalemme – che tutti dovrebbero visitare anche chi va in pellegrinaggio cristiano – sapevo ciò che mi aspettava ma l’esperienza è stata diversa e molto più intensa. Le emozioni superficiali mi interessano poco perché non permangono; questi viaggi dovrebbero indurre la gente non solo a riflettere sul come e perché in un luogo così distruttivo della dignità umana – ancor prima di uccidere fisicamente – c’è stata gente che l’ha mantenuta e ha dato la vita per altri, ma a chiedersi come si è arrivati a tanto. Perché la storia si ripete e noi non ci accorgiamo, non diamo il giusto peso ai segni premonitori delle tragedie. E quando la situazione diventa troppo disperata non abbiamo la forza per reagire.

Ci sono poi grandi domande: certo dove era l’uomo ma anche dove era Dio. Come e se Dio interviene nella storia. Cosa sia la libertà e se e quanto l’uomo sia libero quando agisce – e per molto tempo – così come Auschwitz manifesta. Questioni non per addetti ai lavori o filosofi o teologi o storici ma per tutti noi, visto che Dio ci ha dato il cervello per ragionare. Potrei continuare per ore anzi forse dovrei. Non so se ho risposto alle tue domande. Mi piacerebbe però che si aprisse una possibilità di ragionamento comune, di approfondimento. Tra l’altro c’e’ una letteratura sterminata sull’argomento, io stessa ho una biblioteca piuttosto fornita, ci sono film non banali da vedere… Un abbraccio e anche grazie della possibilità che mi hai dato.

M.Angela F.

 

Matrimonio ad Auschwitz

Il 18 marzo 1944, nel campo di concentramento di Auschwitz,viene celebrato un matrimonio. Rudolf Friemel, era un prigioniero politico, Margarita Ferrer una francese. Erich Hackl ha riflettuto a lungo sul significato di questi destino straordinario. Ha esplorato gli archivi incontrato compagni del campo, i genitori. Con il matrimonio di Auschwitz, più di un testimone dice: una bella vista tentare di effettuare la letteratura un’esperienza pieno di amore e oblio.

Fu l’unico matrimonio celebrato nel Campo.  La coppia si conobbe in Spagna, dove Friemel combattè contro le forze del generale Franco nelle brigate internazionali. Dopo aver perso la guerra fuggirono in Francia dove si rincontrarono in un Campo di internamento. Furono poi separati quando la donna era gia’ in stato di gravidanza.

Margarita fu infine inviata ai lavori forzati in Germania. Friemel venne internato ad Auschwitz dove fu attivo nel movimento di resistenza. Come austriaco e meccanico delle SS ottenne con successo il permesso di legalizzare il suo rapporto con Margarita e la sposò nel Campo il 18 marzo 1944.

Rudolf, tentò di fuggire da Auschwitz ma fu catturato ed impiccato nel Campo il 30 dicembre del 1944, pochi giorni prima della liberazione insieme ad altri quattro fuggitivi. I nazisti gli fecero indossare la stessa camicia da sposo  indossata al suo matrimonio.

Margarita e il bambino riuscirono a sopravvivere alla guerra.

articolo tratto da: https://www.guida-auschwitz.org/blog/

14 agosto. Oggi ha vinto l’amore!

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San Massimiliano,

nelle tenebre di Auschwitz tu sei stato una luce,

hai donato fiducia e speranza ai tuoi compagni di prigionia,

hai donato tutto fino alla fine: la tua stessa vita, per amore.

Insieme a te, desidero pregare per la pace nel mondo,

per la giustizia, il rispetto della dignità e del valore di ogni persona.

San Massimiliano,

aiutami a diventare simile a te, strumento di comunione,

volto della tenerezza materna di Maria,

testimone di carità, voce che annuncia: «Solo l’amore crea».

San Massimiliano Kolbe, prega per noi!

Ripartiamo… dalla Polonia

Tante le testimonianze del viaggio in Polonia di questa estate. Riportiamo solo alcune voci. Nel link la photogallery.

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Tanto avrei da scrivere sul mio pellegrinaggio in Polonia, ma mi limito ad esporre l’essenziale. La speranza e l’amore: accompagnati nel pellegrinaggio da tre grandi santi polacchi e visitando i luoghi della loro vita, in questa terra di grandi tormenti e dolori, tutto mi ha parlato di speranza e di amore. Nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, vive testimonianze di immani atrocità, nel mio intimo ho sentito la forza della speranza; nel bunker della morte san Massimiliano Kolbe, a seguito del suo  grande atto d’amore, con la sua presenza, con la sua fede , attraverso la preghiera e i canti ha donato ai fratelli la “speranza”; davanti alla sua cella, sotterranea e così buia,  ho vissuto nel mio intimo sentimenti di speranza, amore e di resurrezione, non di morte. Visitando poi i campi di concentramento e vedendo tutto il male commesso, nel mio cuore ho percepito anche forte e vivo un grande sentimento d’amore: ho subito notato la natura, verde, rigogliosa e bellissima nei campi di Birkenau, proprio dove sono ubicati i forni crematori e dove noi con tanto  raccoglimento abbiamo pregato e meditato la via lucis; mi è balzato subito all’occhio il contrasto tra il male che trasuda dal quel terreno martoriato e la viva presenza dell’amore di Dio che si riscontra nella bellezza della natura proprio in quel luogo, mi sono detta: è l’amore, è la speranza, è Dio che parla che ci dice che alla fine il bene, l’amore vincono sempre. Sono  molto contenta, ringrazio il Signore per le grazie ricevute, per il sapore di “buono” che mi porto ora nel cuore, per le tre perle che mi ha donato e sulle quali mi ritrovo a meditare per migliorarmi. Prima della partenza una mia amica mi ha detto: dal pellegrinaggio con le missionarie si ritorna diversi, rinnovati, al mio rientro l’ho ringraziata e ho confermato quanto lei mi aveva anticipato. Grazie missionarie, grazie Padre Tomasz e ad ogni compagno di viaggio, con tutto il cuore.  Maria Grazia di Verona

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…Voglio dire che sono stata molto contenta del viaggio della compagnia e di voi organizzatrici perché mi ha fatto vedere e apprezzare cose per le quali, sinceramente, non mi sarei unita al viaggio. Il mio unico scopo era Auschwitz lo avrai capito.. infatti ho sofferto un poco di esserci stata così poco tempo.. ci ritornerò certamente. Comunque grazie di tutto veramente e arrivederci.   Maria Angela F.

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Ciao Lucia, grazie a te a Tiziana e alle missionarie polacche per il bel viaggio organizzato molto bene, i posti visitati non si possono scordare. Riguardo ai campi di concentramento bisogna visitarli per capire gli orrori commessi contro un popolo colpevole solo di credere ai propri ideali. Grazie ancora, saluti, Gabriele B.

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E’ stato un viaggio intenso e interessantissimo.  L’accoglienza  veramente splendida. Il gruppo che si è  formato veramente unito e in amicizia, non poteva essere diverso visto i protettori che ci accompagnavano.  Non abbiamo nessuna rimostranze da fare.  Tutto è andato oltre le aspettative. Un grazie particolare alle missionarie che ci hanno accolto, a voi e anche ai compagni di viaggio. Vista la perfetta organizzazione speriamo in altre opportunità. Un saluto e un abbraccio,  Sergio e Marisa S.

 

Guarda la photogallery del viaggio in Polonia 2017

 

Edith Stein, patrona d’Europa

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«Il pomeriggio del 2 agosto 1942 due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare suor Stein insieme alla sorella Rosa. Destinazione: il campo di smistamento di Westerbork, nel nord dell’Olanda. Edith non volle che fosse fatto nulla per salvarla. Nel lasciare il monastero aveva preso la sorella per mano, dicendo soltanto: “Vieni, andiamo, per il nostro popolo”.

Un commerciante ebreo di Colonia, riuscito a fuggire, ricorda: “Suor Benedetta andava fra le donne come un angelo consolatore, calmando le une, incoraggiando le altre. Molte madri sembravano cadute in una sorta di prostrazione, prossima alla follia; rimanevano a gemere come inebetite, trascurando i figli. Suor Benedetta si occupò dei bimbi piccoli, li lavò, li pettinò, procurò loro il nutrimento e le cure indispensabili. Per tutto il tempo in cui stette al campo dispensò intorno un aiuto così caritatevole che, a ripensarci, sconvolge…”.

Da Westerbork, il 7 agosto viene trasferita nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Edith appare calma e tranquilla, con in mano il rosario, rifiuta di togliersi l’abito del Carmelo e porta su di esso la stella dei deportati di fede giudaica: “Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto…”.

Il 9 agosto, con la sorella Rosa, varca la soglia della camera a gas. Non ha ancora compiuto 51 anni. Le sue ceneri saranno disperse al vento, come per Massimiliano Kolbe.

(tratto dal libro: Con la croce sul cuore, Edith Stein, di Maria Di Lorenzo)

 

Un grande rispetto

La testimonianza dell’amica Inès – Brasile

Ricordo che quando ero piccola, sentivo parlare del campo di concentramento, dei prigionieri, dei tedeschi che avevano avuto questa assurda idea di costruire un luogo solo per lo sterminio di persone. Più grande ho cominciato a fare ricerche, ho letto libri, ho visto film, ho incontrato ex prigionieri…

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ma ora sono qui e incontro un mondo che non avrei mai immaginato di vedere e di trovare…

sento di voler camminare in silenzio con un grande rispetto e di pregare.

Ora so che esiste un grido per tutta l’umanità:

 

 

“Non permettiamo che l’uomo distrugga l’uomo”.

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Dalla parte dell’altro

Una testimonianza dall’Argentina

Visitando il campo di Auschwitz rimane solo il silenzio, per il grande dolore incontrato, respirato, ascoltato e visto…  graciela auschwitzPerò non un silenzio passivo, ma quello che ti parla nel profondo del cuore e ti dice la sofferenza e la abnegazione vissuta da tanti uomini, donne e bambini, giovani e anziani. In me è risuonata con insistenza la parola superbia: come diventa facile non vedere l’altro, addirittura calpestarlo. Anche se non viviamo in un campo di concentramento anche noi possiamo vivere e agire calpestando l’altro, nel nostro quotidiano. Padre Massimiliano Kolbe mi dice di stare dalla parte dell’altro, per amarlo, accompagnarlo, per avere cura, per riconoscere la sua dignità, anche di fronte a tante ingiustizie. Sono grata per essere stata qui e spero di poter ritornare.

Hasta pronto, Graciela 

 

 

Solo tre parole

Tre parole hanno accompagnato questo mio viaggio in terra polacca: ascolto,coraggio e offerta. Sono tre termini che esprimono azione, ma che hanno un denominatore comune: uscire da sé.  Ad Auschwitz, prima di tutto, si impara ad ascoltare con gli occhi, con le mani e con le orecchie… qui tutto parla di passato che si intreccia indissolubilmente con il presente, passato fatto di sofferenza, ma anche e soprattutto di risurrezione…
Per recarsi qui è necessario il coraggio di voler vedere la realtà, con tutte le sue contraddizioni e disarmonie, ma anche l’audacia di volerle superare con la forza della speranza. Da ultimo e, per me indispensabile come Volontaria dell’Immacolata Padre Kolbe, Auschwitz ci educa all’offerta di noi stessi, delle nostre abilità, così come delle nostre fragilità, quale dono agli altri, perché attraverso di noi, davvero, si possa concretizzare ancora la Risurrezione di Gesù. Maria è la nostra guida, sempre!

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Pace e gioia,
Antonella

Silenzio e preghiera

Padre Raffaele di Muro, Presidente della M.I. International, reduce dall’incontro dei Volontari dell’Immacolata Padre Kolbe, che si è tenuto a Harmeze (presso Auschwitz), dal 13 al 18 luglio 2017, ha rilasciato un suo pensiero dopo essere stato a visitare insieme ai partecipanti VIPK i luoghi del martirio di padre Kolbe.

Come accade ormai da tempo, ho avuto la gioia di accompagnare i fratelli in questi posti terribili, nei quali, però, ha trionfato l’amore grazie alla testimonianza di S.Massimiliano. È stato molto commovente sostare in raccoglimento nella cella del blocco 11 in cui Kolbe ha dato la vita, mente i volontari deponevano un fiore. Solo il silenzio poteva aiutare a vivere quel momento così altamente contemplativo. Solo la commozione poteva sottolineare il dolore che in quel luogo Kolbe e i suoi compagni hanno sperimentato.
La visita orante al muro della morte o delle fucilazioni e alla piazza dell’appello hanno completato un passaggio importante da parte dei Volontari, che hanno fatto esperienza di come l’amore può vincere anche tra la barbarie dell’uomo e in posti in cui regnano odio e disperazione. Anche questa volta Kolbe ha fatto scuola, anche questa volta al dolore si è sostituita la certezza che vivendo nella carità del Signore e dell’Immacolata non c’è luogo o tempo che non possa trasformarsi in amore.

p. Raffaele Di Muro

 

 

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