Edith Stein, patrona d’Europa

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«Il pomeriggio del 2 agosto 1942 due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare suor Stein insieme alla sorella Rosa. Destinazione: il campo di smistamento di Westerbork, nel nord dell’Olanda. Edith non volle che fosse fatto nulla per salvarla. Nel lasciare il monastero aveva preso la sorella per mano, dicendo soltanto: “Vieni, andiamo, per il nostro popolo”.

Un commerciante ebreo di Colonia, riuscito a fuggire, ricorda: “Suor Benedetta andava fra le donne come un angelo consolatore, calmando le une, incoraggiando le altre. Molte madri sembravano cadute in una sorta di prostrazione, prossima alla follia; rimanevano a gemere come inebetite, trascurando i figli. Suor Benedetta si occupò dei bimbi piccoli, li lavò, li pettinò, procurò loro il nutrimento e le cure indispensabili. Per tutto il tempo in cui stette al campo dispensò intorno un aiuto così caritatevole che, a ripensarci, sconvolge…”.

Da Westerbork, il 7 agosto viene trasferita nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Edith appare calma e tranquilla, con in mano il rosario, rifiuta di togliersi l’abito del Carmelo e porta su di esso la stella dei deportati di fede giudaica: “Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto…”.

Il 9 agosto, con la sorella Rosa, varca la soglia della camera a gas. Non ha ancora compiuto 51 anni. Le sue ceneri saranno disperse al vento, come per Massimiliano Kolbe.

(tratto dal libro: Con la croce sul cuore, Edith Stein, di Maria Di Lorenzo)

 

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