Cosa rimane del pellegrinaggio in Polonia 2014

Alcuni pensieri inviati alle Missionarie da partecipanti al pellegrinaggio in Polonia nell’agosto 2014:

(030) Birkenau

Non potrò mai smettere di ringraziare Dio Amore per il dono che mi ha elargito durante il mese di agosto. Calpestare i luoghi di morte dei campi con l’inevitabile pensiero: “Dio, perché?”. Perché permettere all’uomo tante atrocità? Ma da quelle “atrocità “si è realizzato il comandamento nuovo di Gesù: “Non c’è Amore più grande di chi dà la vita”; troppo grande, alto, immenso capire il dolore offerto per Amore! Come Gesù ha dato la Sua vita per noi, così padre Kolbe l’ha data per Gesù in quell’uomo. E’ senz’altro qualcosa di soprannaturale pensare alla casa delle missionarie situata a pochi km dal luogo della morte per eccellenza… come anche alla Chiesa che ha preso il posto della casa delle SS.

Carlo

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E’ stato un pellegrinaggio unico, forte, profondo, intenso, doloroso… pieno di amore vero. Vi ringrazio anche per l’invito riguardo la condivisione della preghiera della coroncina a san Massimiliano Kolbe e la lettura della meditazione, mi fa cosa assai gradita. Grazie a voi ora nel mio cuore c’è la Polonia.

Maria

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Ringrazio voi tutte per la fraterna accoglienza e l’assidua assistenza prestata nel corso del pellegrinaggio. Auschwitz e Birkenau sono al di la di ogni immaginazione: soltanto visitandoli fisicamente si può ancora percepire l’immane dolore e disperazione che ancora permeano quei luoghi. Il santuario sulla collina di Jasna Gora a Czestochowa è assolutamente un luogo da visitare almeno una volta nella vita. La missione di Harmeze: un luogo di pace e raccoglimento in cui ritornare ogni sera. Ancora un grazie di cuore a tutte voi: riceverò con piacere le riflessioni mensili che vorrete spedirmi.

Luigi

Guarda le foto del pellegrinaggio 2014

La vittoria mediante la fede e l’amore

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II – 7 giugno 1979 presso il campo di concentramento di Brzezinka (Polonia):

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4).

Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf.Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza.Questa vittoria per la fede e per l’amore l’ha riportata in questo luogo un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Lodz; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Brzezinka. Non potevo non venire qui come Papa.

In Polonia tra fede e storia

polonia agosto 201511 agosto 2015, il conto alla rovescia è finito, si parte! Sono in aeroporto con 57 compagni di viaggio provenienti da diverse città delle Marche, da Padova, Bologna, Verona Genova, Benevento, sono tutti tranquilli, felici! Abbiamo consegnato le valigie, siamo già in zona partenza. Porto nel cuore gli amici dell’anno scorso e gli amici della “cella dell’Amore”, il 14 agosto ci saremo anche noi a portare le vostre preghiere, le vostre intenzioni, i vostri desideri… il vostro grazie al padre Kolbe.

Sono passati 74 anni e tu Massimiliano sei vicino, sei presente con amore di padre, come avevi promesso: “Carissimi figli, quando sarò in cielo e sarò al sicuro, lavorerò con tutte e due le mani!”. Grazie san Massimiliano, aiutaci a ricordare sempre che “l’odio non è una forza creatrice, che solo l’amore crea!”.

A presto!    

Lucia

Davanti al blocco 11

filipe_bloco11

In questo blocco, numero 11, è morto san Massimiliano Kolbe nel 1941. Padre Kolbe, prigioniero numero 16.670, è stato un francescano che si era offerto per morire di fame al posto di un altro prigioniero, Franciszek Gajowniczek, che aveva una famiglia ed è poi sopravvissuto ad Auschwitz .

Anche dove sembrava esserci solo il male, l’odio, la crudeltà, anche l’amore era lì. Padre Kolbe, come altri preti uccisi nei campi di concentramento, ha incoraggiato i prigionieri e ha pregato con loro. Ha dato parole di conforto e di speranza. Non sono un grande devoto dei santi, ma ammiro alcuni in particolare. Padre Kolbe è uno di loro. Per me, i santi sono amici, fratelli, modelli di vita. Sarei in grado di fare lo stesso? Dare la vita per una persona sconosciuta in un luogo in cui la cosa più naturale sarebbe fare tutto il possibile per salvare la propria vita?

Dove non sembrava esserci più la speranza, Kolbe ha dimostrato che “solo l’amore crea”. Ha sostenuto molti altri uomini e i sopravvissuti hanno raccontato la sua storia. Nel luogo dove la disumanizzazione è stata trasformata in istituzione, Kolbe ha umanizzato coloro che ha incontrato sulla sua strada. Fino all’ultimo respiro.

Filipe

Mai più come prima

30.08.14 Auschwitz (11)All’uscita dal cancello di Auschwitz ci sentiamo cambiati dentro. Com’è stato possibile tutto questo? Dov’era finita l’umanità? E Kolbe, qual è stato il suo segreto per un gesto così grande, così inaspettato, così apparentemente “assurdo”? Dalla cella dell’amore si odono ancora voci, e il canto di una preghiera, anticipo di paradiso, promessa di felicità. Torniamo a casa ma… mai più come prima.

Lucia