Ma Cristo non poteva perdonare i nostri peccati con un sorriso?

Condividiamo la testimonianza di Mauricio Artieda (dal sito di Aleteia)

Inizio col dire che non ci troviamo di fronte a una domanda facile. Si è scritto molto sul tema e con questo articolo non pretendo di esaurire la ricchezza e la complessità di un problema teologico che ha affascinato – non senza qualche grattacapo – gran parte dei teologi cristiani fin dall’inizio del cristianesimo. Questo problema, ad ogni modo, non è patrimonio esclusivo dell’alta teologia, ma una domanda che potrebbe porre anche un bambino: “Papà, perché è morto sulla croce, non era forse Dio?”cruz

Cosa rispondereste se vostro figlio vi ponesse questa domanda? Ci avete mai pensato?

Ho letto molti libri sul tema, ma non vorrei compiere un percorso storico-teologico per cercare di offrire una risposta. È importante conoscere le argomentazioni e le ragioni che ci offre la teologia per illuminare la nostra ragione, perché dobbiamo aver chiaro fin dall’inizio che ci troviamo davanti a un mistero che probabilmente non arriveremo mai a comprendere completamente. Attenzione, per “mistero” non mi riferisco a una realtà incomprensibile e chiusa in sé; in termini cristiani, il mistero è una realtà che supera la capacità intellettuale umana ma che grazie alla Rivelazione è rimasta semiaperta, rivelando quanto basta per farci sapere che ciò che si nasconde è maggiore di ciò che si mostra, e che anche se possiamo addentrarci e arrivare a conoscere alcune delle sue pieghe, ogni conoscenza che si avvicina alla verità sarà sempre una Grazia e mai una conquista personale.

Detto questo – che era molto importante –, voglio raccontarvi un’esperienza personale che mi ha commosso profondamente e mi ha aiutato a farmi un’idea più chiara del senso della croce di Cristo. È avvenuta qualche mese fa quando ho avuto l’opportunità di conoscere Auschwitz, uno dei campi di concentramento nazisti più noti della II Guerra Mondiale. In quel luogo sono morti milioni di persone, per la maggior parte ebrei, ma anche cristiani e persone di altre religioni. Per chi non lo sapesse, lì è morto in modo eroico anche San Massimiliano Kolbe. continua a leggere...

Lettera dal carcere

E-mail spedita da un carcere in Polonia alle Missionarie di Harmęże:

Non so se vi rendete conto di quanto sia importante per me ciò che avete fatto.

Mi vergogno ad ammettere che ho sentito parlare di san Massimiliano Kolbe per la prima volta da voi. Sono una persona credente ma da molti anni ho trascurato la mia fede; in qualche modo era come se provassi a dimenticarmi di Dio. Mi vergogno di dire questo proprio a voi che, invece, avete consacrato tutta la vita al Signore.

Dopo aver ricevuto la vostra lettera ho fatto un esame di coscienza cercando di capire il perché del mio allontanamento da Dio e non so rispondermi. Con la vostra benevolenza e con il vostro venirmi incontro mi avete fatto sentire uno “strano disagio” perché, pur avendo tanto tempo a disposizione, non ho mai saputo trovare un momento per pregare. Per questo mi sono riproposto di chiedervi la coroncina per poter essere presente in quel “santuario” (la cella di san Massimiliano). Ancora una volta ringrazio voi missionarie per avermi dato una scossa e per avermi fatto ricordare di Dio.

Con stima.

P.K.