“Non si può tornare indietro”

“In un mondo caratterizzato da crescenti tensioni e da conflitti, dall’abbandono della cooperazione come elemento fondante della vita internazionale, Slovenia e Italia hanno saputo dimostrare che è possibile scegliere la via della cooperazione.

Nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale, un sopravvissuto ad Auschwitz, Roman Kent, ha osservato “non vogliamo che il nostro passato sia il futuro dei nostri figli”. Con questo spirito abbiamo affrontato le pagine del dopoguerra, per scriverne una nuova e nulla può far tornare indietro la storia che Slovenia e Italia hanno costruito, e costruiscono, insieme”.

Dall’intervento del Presidente Sergio Matterella a Gorizia – Nova Gorica, 08/02/2025

La bambina con la valigia

Mai più Auschwitz!

Ci troviamo all’entrata di Birkenau in attesa di partecipare alla Celebrazione dell’80° anniversario della liberazione del Campo di Auschwitz. Dagli inizi del mese di novembre abbiamo visto, davanti alla porta della morte, un grande movimento di operai, trattori, ruspe. Pian piano è sorta una grandissima struttura metallica, quella che oggi ci accoglie assieme a tantissime persone, ex detenuti, autorità e Capi di Stato, tra i quali anche Sergio Mattarella. Il tema scelto come scenografia è quello del treno, dei binari. Ci sarà la possibilità di ascoltare, forse per l’ultima volta, la testimonianza di prigionieri sopravvissuti  all’Olocausto. In questi mesi, anche in preparazione a questo anniversario, sono arrivate persone da tutto il mondo, tanti pullman, per lo più giovani e studenti.

Anche da noi, al Centro Massimiliano Kolbe, c’è stato un bel movimento di persone da accogliere e accompagnare alla mostra di Marian Kołodzej, gruppi o singoli. Ieri mattina abbiamo accolto in casa la giornalista di Rai 1, Stefania Battistini, per una intervista ad Anna Odi. Anna viene chiamata l’ultima prigioniera di Auschwitz. Figlia di ex prigionieri, alla fine della guerra i genitori avevano trovato lavoro (paradossalmente) presso il Museo di Auschwitz, il padre come guardiano del campo, la mamma come guida (ci ha mostrato una foto in cui  accompagna  Aldo Moro nella vista al Campo).  Non avendo una casa, è stata offerta ai genitori inizialmente proprio una casa vicino alla porta di  Birkenau, dove è nata la sorella maggiore. Poi è stata  data loro la possibilità di trasferirsi in alcuni locali dell’amministrazione del Campo, dove Anna è nata . È cresciuta tra le baracche di Auschwitz- Birkenau. Poi Auschwitz è diventato il suo campo di lavoro, si dedica all’archivio, a catalogare gli oggetti che ancora si trovano, a trovare nomi di persone scomparse.  Anna ha vissuto con i genitori in quella casa e ancora vive nella stessa casa, per questo è chiamata l’ultima prigioniera di Auschwitz.

Ieri anche papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus, ha esortato a non dimenticare o negare  l’orrore dello sterminio di milioni di persone ebree o di altre fedi e nazionalità. Il ricordo deve portare l’umanità’ a non ripetere  gli stessi errori.  Anche Marian Kołodziej  spesso era scoraggiato e deluso perché dopo 50 anni sembrava  che nulla fosse cambiato. Oggi si ha la stessa impressione, tutto un mondo in guerra. Quando impareremo a far tesoro della storia? Ma intanto partecipiamo commosse a questa importante celebrazione, pensando anche, grate, a San Massimiliano Kolbe, al suo messaggio di perdono e amore.

Anna e Maria Angela

Il link alla diretta/differita delle Celebrazioni:

Aspettando la Giornata della Memoria

In occasione degli ottant’anni dalla liberazione di Auschwitz, Rai Cultura propone il viaggio di avvicinamento di Pif ai campi di concentramento e sterminio, dentro ai luoghi e alle memorie dell’Olocausto con le testimonianze dei sopravvissuti. Sei puntate interamente dedicate al Giorno della Memoria, in onda da lunedì 20 a venerdì 24 e poi lunedì 27 gennaio alle 20.20 su Rai 3.

“Caro marziano, …se dovessi scegliere un solo punto di vista per spiegare come siamo fatti noi umani, negli abissi peggiori ma, per contrasto, anche in alcuni dei nostri aspetti più nobili, inevitabilmente sceglierei le storie che ruotano attorno a un giorno preciso: il 27 gennaio. È una data che rimanda ad eventi di inimmaginabile dolore, di odio bestiale e smisurato, ma anche ad alcuni dei più grandi gesti d’amore che si possono raccontare…”. (Da Caro Marziano – Speciale Il Giorno della Memoria – 20/01/2025)

Nell’ottantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, Pif torna a racconta la storia di Tatiana Bucci, rivisitando insieme a lei i luoghi (Fiume e Trieste) da cui fu deportata insieme ai suoi familiari, le ultime strade e gli ultimi edifici, che vide prima di salire sul treno che condusse lei e sua sorella Andra davanti a Josef Mengele.

Il video: https://www.raiplay.it/video/2025/01/Caro-Marziano—Speciale-Il-giorno-della-memoria—Tatiana-Bucci—Puntata-del-20012025-5d0cb70e-9b4d-4f17-9020-86cf92fdf079.html

foto aned toscana

Ci saranno, in questa settimana, molti altri appuntamenti sulla Rai e sulle reti Mediaset.

Pellegrinaggi in Polonia

Per chi desidera incontrare Massimiliano Kolbe, Giovanni Paolo II, Faustina Kowalska ed Edith Stein nella terra dove hanno vissuto e dato la vita.

“Non so bene che cosa mi aspettavo prima della partenza per questo viaggio in terra polacca. Sapevo che non sarebbe stato un semplice girovagare fra paesaggi naturali e siti religiosi, ma non immaginavo nemmeno che avrei portato a casa uno scrigno di emozioni così forti e coinvolgenti…” (Lucia Riva VR)

Rinascita e ricordo

Si è da poco concluso il pellegrinaggio in Polonia di un gruppo di giovani degli Stati Uniti accolto presso il Centro Massimiliano Kolbe di Harmęże. Un bella e forte esperienza raccontata da Jeremy.

I miei amici ed io abbiamo intrapreso quello che è stato per me, probabilmente, il viaggio spirituale più importante che abbia mai sperimentato prima. Sono sicuro di parlare anche a nome degli altri quando dico che il viaggio continua. Ritornando a Los Angeles, quando ci siamo salutati, ho sentito una grande tristezza. La gioia e l’intimità della preghiera comunitaria, dei viaggi e della fraternità, erano ormai giunte al termine e dovevamo tornare alla nostra vita quotidiana. Ma Dio aveva in mente qualcos’altro.

Nel pensare a questa testimonianza ho sentito una grande pace. La mia mente sembrava essere piena non solo del passato, ma anche di riflessioni profonde, e la domanda: “A partire da qui, dove andiamo?”. Non potevo fare a meno di chiedermi se il Signore mi avesse dato un’opportunità attraverso la quale, essendo a casa da solo e sveglio nel silenzio della notte, potesse parlarmi. Mentre sto scrivendo, questa è la quarta notte in cui mi ritrovo completamente sveglio, sto sentendo forte la presenza di Dio.

Ciò che ho ricevuto da questo viaggio è stata una triplice lezione. La prima è stata una conferma che, nonostante la attitudine umana di tendere verso il male, Dio ha reso ogni cosa buona. Seconda: la presenza di Dio negli altri anche nei momenti più difficili. Terza: un invito a considerare più profondamente molte cose, tra queste l’amore per gli altri, evitare l’indifferenza.

Sul primo punto ho riflettuto sulla capacità degli esseri umani di tendere ugualmente verso il grande bene e il grande male. Questo l’ho sentito mentre visitavamo per tre giorni i campi di Auschwitz-Birkenau. Il primo giorno siamo abbiamo visto in modo molto forte i grandi orrori dell’occupazione nazista e della loro soluzione finale. Il secondo giorno abbiamo pregato in silenzio le stazioni della Via Crucis nel Campo di Birkenau, riflettendo ancora una volta sulla sofferenza, la discriminazione, la disumanità. Abbiamo pregato affinché tali crimini non possano ripetersi mai più e per il riposo delle anime di coloro che erano morti. Il terzo giorno abbiamo partecipato, presso il Muro della Morte ad Auschwitz, alla processione e alla messa in onore di San Massimiliano, vicino alla cella dove morì.

Molto spesso, in casi di tragedia e di morte, la risposta naturale è semplicemente trattarle come l’indicibile. Trattarle con il silenzio e l’auspicio che non debbano accadere mai più. Ma penso che, in un vero spirito di fede, non dobbiamo fuggire dalle domande più profonde. Potremmo non avere una risposta assoluta, ma penso che dobbiamo essere aperti a considerarle. Come ha osservato l’autore Elie Wiesel nel suo scritto “Notte”, è sorta la domanda su dove fosse Dio in questi campi. Non so se ci sia una risposta assoluta e soddisfacente a questa domanda, ma penso che pregiudizio e discriminazione cancellino l’individuo e portino a vedere solo una classe o un gruppo. Durante il nostro tour la guida ci ha detto che una delle guardie, quando è stata intervistata e interrogata su come avesse potuto uccidere così tante persone, ha risposto: “Non ho ucciso nessuno. Solo ebrei”. Ha guardato il popolo ebraico e non ha visto persone con il loro valore e la loro storia, tanto meno la presenza di Dio in loro, ma semplicemente una classe, un gruppo, un ebreo.

Auschwitz per me è stato una conferma che pregiudizio, discriminazione, indifferenza e genocidio si sono verificati non una volta ma troppe volte nella storia umana. Ho pensato che l’opposto dell’amore potrebbe non essere l’odio, ma l’indifferenza. Molti di questi ufficiali potrebbero aver semplicemente eseguito gli ordini, indifferenti agli effetti. Mentre siamo tutti fondamentalmente buoni, creazione di Dio, siamo tutti capaci di indifferenza e pregiudizio che, se lasciati incontrollati, possono portare a un grande male. Si dice che non ci sia santo senza passato e nessun peccatore senza futuro. Ciò che questo pellegrinaggio ha evidenziato è questa verità.

Prima di andare ad Auschwitz il nostro pellegrinaggio aveva ripercorso le orme di Santa Faustina Kowalska, San Giovanni Paolo II e San Massimiliano Kolbe. La Divina Misericordia ci ricorda che tutti meritano di essere salvati, non importa quanto si siano allontanati da Dio. Ci viene detto che padre Kolbe vedeva la presenza di Dio non solo nei suoi compagni di prigionia, non provava tanto odio per i suoi persecutori ma tanta pietà.

L’altra lezione è mettere tutto questo in pratica. Come guardiamo alle persone che commettono crimini indicibili e riconosciamo in loro la creazione di Dio? Come ci mettiamo alla prova per superare i pregiudizi? Come bilanciamo la giustizia legittima con la misericordia e l’amore per i nemici? Penso che fornire una risposta assoluta qui sarebbe una semplificazione eccessiva di queste difficili domande. In ogni caso, una lezione che abbiamo imparato da San Massimiliano Kolbe è che non siamo tutti chiamati a un compito arduo come il suo, piuttosto è nei piccoli incontri quotidiani che possiamo mettere in pratica questi temi e lasciare che la misericordia e l’amore ci guidino sempre. Nei giorni successivi al pellegrinaggio mi sono chiesto chi avrei dovuto perdonare o a chi avrei dovuto chiedere scusa. A quali aspetti della mia vita sono indifferente? Mi sembra di riuscire a vedere Cristo in molte persone, prima sarebbe stato difficile.

Questo pellegrinaggio per me è stato come una rinascita, una chiamata a ricordare chi siamo e ciò che siamo chiamati a fare. Sono eternamente grato per questo viaggio e per tutti coloro che lo hanno pensato e organizzato. Dio vi benedica.

Jeremy Hernandez-Lum Tong