14 ottobre 2023

Come ogni 14 del mese le missionarie andranno oggi al Campo di Auschwitz presso la cella dove Massimiliano Kolbe rispose all’odio, a un violenza inaudita con un gesto d’amore, di umanità. E pregheranno per la pace, per quei “volti” segnati in queste ore dalla sofferenza e dalla paura, dalle lacrime del lutto, senza guardare alla loro carta d’identità.

Scatti di una giornata da ricordare

Non è stata una giornata qualunque, l’abbiamo vissuta insieme a tante persone, pellegrine come noi, partite dal Centro di Harmęże, incamminate direzione Campo di Auschwitz, o meglio, verso quella cella del blocco 11 diventata negli anni il nostro “santuario” dove riporre domande, preghiere, speranze. Con noi anche tanti sacerdoti, frati, e vescovi che hanno anche ricordato e invitato a conoscere il nostro progetto della Cella dell’amore, per tenere viva la memoria di san Massimiliano Kolbe, della carità vissuta nei suoi giorni di prigionia, del suo gesto d’amore. Tanti motivi per dire grazie, per essere state testimoni di questa giornata da ricordare.

Anna M. e missionarie di Harmęże

14 agosto 2023

Una memoria, una festa speciale per tutti “noi pellegrini ad Auschwitz”. Ritorniamo in questa giornata, con gratitudine e commozione, nella cella dove Kolbe ha donato la sua vita per amore, con il pensiero e con il cuore possiamo farlo. Le missionarie di Harmęże e alcuni amici che andranno oggi al Campo hanno detto che ci porteranno con loro… Fermiamoci nella cella e ascoltiamo quel messaggio che Massimiliano vuole rivolgere a ciascuno/a di noi.

“Tutto è compiuto”

“Correva orami un’eternità da quel tramonto rosso, quando la porta ferrata del bunker della fame si era chiusa, inesorabile, alle nostre spalle. Gli ultimi aliti di vita andavano lentamente spegnendosi, anche nei pochi sopravvissuti, come ogni giorno più si spegnevano lentamente le loro voci, che avevano già riempito gli antri del sotterraneo di canti e preghiere” (dal libro “A tu per tu con padre Kolbe”, padre L. Faccenda).

https://www.kolbemission.org/it/san-massimiliano-kolbe/la-cella-dell-amore/

Pescatore di perle

La memoria non può limitarsi a registrare solo il male sofferto, ma deve far emergere anche il bene vissuto e ricevuto, ed edificare sul passato.

Nel 1970 Bejski fu nominato presidente della Commissione dei Giusti istituita nel 1963 presso il Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme. Questo sarebbe stato il suo compito: ricordare il bene ricevuto durante il genocidio e cercare, trovare, onorare coloro che avevano salvato la sua vita e quella di tanti ebrei condannati, mettendo a rischio la propria.
Egli continuò a occupare tale carica fino al 1995.
Il suo ruolo fu quello di ”pescatore di perle” come lo definisce Nissim, cioè di ricercatore infaticabile in tutti i paesi che erano stati coinvolti dalla guerra e dalla tragedia ebraica, di uomini (più di 14.000) spesso non celebrati dalla storia, che gratuitamente, in nome della giustizia l’avevano illuminata con la loro presenza e azione, capace di contrastare la paura e il flusso del male, salvando migliaia di esseri umani dall’annientamento.