Dalla Polonia per la pace

Si moltiplicano le iniziative in favore della pace, tutta la nazione polacca segue con attenzione e preoccupazione l’evolversi della guerra in Ucraina. Ai nostri confini si accolgono i profughi, ci sono campagne di raccolte viveri e beni di prima necessità. Forse anche noi come Centro apriremo prossimamente le porte a chi ne avrà bisogno, a questo riguardo siamo in contatto con le autorità statali e con la Caritas polacca. Così tante anche le iniziative di preghiera nella nostra parrocchia di Harmęże e, come comunità, nella nostra cappella. Massimiliano Kolbe ci aiuti a uscire presto da questa inutile e drammatica guerra.

Le missionarie di Harmęże

BIRKENAU, 27 GENNAIO

Andare ai Campi di Auschwitz – Birkenau il giorno della memoria è un’esperienza sicuramente unica, ancora di più andarci al mattino presto, quando non c’è nessuno, quando l’unica voce che puoi sentire è quella del silenzio.

In questi luoghi simbolo della memoria delle vittime innocenti di ieri e di oggi camminiamo e recitiamo una preghiera sottovoce, per le vittime, per i carnefici, per la pace, affinché non succeda mai più, mai più!

Le missionarie di Harmęże

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Oggi alle ore 16.00 verrà trasmesso in streaming sul sito ufficiale del Campo di Auschwitz un incontro a porte chiuse con testimonianze di alcune persone sopravvissute. In lingua inglese e polacca.

Su: http://www.auschwitz.org/en/ o direttamente https://www.youtube.com/watch?v=IWJcuWDVgUE 

77th Anniversary of the Liberation of Auschwitz [LIVE – ENGLISH]

PACE

«Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti…

…E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace». 

papa Francesco Messaggio #Giornatamondialepace

Auguri per un Anno 2022 di giustizia e pace per tutti!

Museo di Auschwitz, dicembre 2021

14 DICEMBRE

Ogni mese affidiamo a san Massimiliano Kolbe i desideri, le speranze, le richieste di preghiera che molte persone ci inviano da tutto il mondo. Sulle nostre labbra e nel cuore tanti nomi, tanti volti, tante situazioni. E l’invocazione che tutta questa violenza non venga dimenticata e, soprattutto, non si ripeta mai più.

le missionarie del Centro di Harmęże

Museo o luogo della memoria?

“Non tutti accettano la denominazione di Museo Statale di Auschwitz-Birkenau. Alcuni ritengono che l’ex-Campo rimanga soprattutto un cimitero, altri che sia un luogo della memoria, un monumento, altri ancora che sia un Istituto del ricordo, un Centro di educazione e di studio sul destino delle persone uccise in questo luogo. In realtà, il Museo svolge contemporaneamente tutte queste funzioni, dato che esse non si escludono, anzi si integrano a vicenda”.

E per noi? Cos’è per noi Auschwitz, cosa significa per noi quel luogo? Che esperienza abbiamo fatto, come ne siamo usciti? Intanto cerchiamo di conoscerne un po’ di più la storia.

SUBITO DOPO LA CREAZIONE

Alcuni mesi dopo la fine della guerra e la liberazione dei campi nazisti, un gruppo di ex-prigionieri polacchi incominciò a diffondere pubblicamente l’idea di commemorare le vittime di Auschwitz. Non appena fu possibile, parte di loro visitò il terreno dell’ex-Campo per mettere in salvo gli edifici e le rovine rimaste. Essi spinsero alla organizzazione della cosiddetta Difesa Permanente del Campo di Auschwitz e accolsero le migliaia di pellegrini che in massa cominciarono ad accorrere per ritrovare tracce dei loro cari, pregare e rendere onore a coloro che vi furono sterminati. Gli ex-prigionieri, ancora prima della creazione ufficiale del Museo, prepararono, in questo luogo, la prima mostra che venne inaugurata il 14 Giugno 1947. Alla cerimonia di apertura della mostra presero parte 50 mila persone, tra cui: ex-prigionieri, famiglie degli uccisi, pellegrini da quasi tutta la Polonia, delegazioni delle autorità polacche e anche rappresentanti della Commissione Generale d’Inchiesta sui Crimini Tedeschi e della Commissione Storica Centrale Ebraica insieme ai delegati delle ambasciate britannica, cecoslovacca e francese.

NASCITA DEL MUSEO

Il 2 Luglio 1947 il Parlamento polacco approvò la delibera di salvaguardia nel tempo dei terreni e degli edifici dell’ex-Campo e ratificò la nascita del Museo Statale di Oświęcim-Brzezinka. Questo nome, nel 1999, venne modificato in Museo Statale di Auschwitz- -Birkenau in Oświęcim.

http://auschwitz.org/en/more/italian/

Scarica le informazioni di base su Auschwitz in lingua italiana

L’ultimo Amen

Una testimonianza che fa venire i brividi quella di Bruno Borgowiec, numero 1.192 ad Auschwitz, il prigioniero interprete che assistette alle ultime ore di vita di Kolbe e dei suoi compagni condannati a morire nel bunker della fame. “Pregavano e cantavano”, ma per chi come noi ha visitato il Campo ed è entrato nella cella non c’erano invece parole, solo un gesto: piegare le ginocchia e chinare il capo.

«Si può dire che la presenza di padre Massimiliano nel bunker fu necessaria per gli altri. Stavano impazzendo al pensiero che non sarebbero più tornati alle loro famiglie, alle loro case, e gridavano e imprecavano per la disperazione. Egli riuscì a pacificarli ed essi iniziarono a rassegnarsi. Con il suo dono di consolazione, prolungo le vite dei condannati, di solito cosi psicologicamente distrutti che morivano in pochi giorni. Per risollevare il loro spirito, li incoraggiava dicendo che il fuggitivo poteva ancora essere ritrovato e che sarebbero stati rilasciati.

Affinché potessero unirsi a lui, pregava ad alta voce. Le porte della cella erano di quercia, e grazie al silenzio e all’acustica, la voce di Kolbe in preghiera si estendeva anche alle altre celle dove i prigionieri potevano udirla bene. Anche questi ultimi si univano a lui. Da allora in poi, ogni giorno, dalla cella dove si trovavano queste povere anime e alla quale si univano le altre celle, si poteva udire la recita delle preghiere, il Rosario, gli inni. Padre Kolbe li guidava e gli altri rispondevano in coro. Poiché queste preghiere e inni risuonavano in ogni parte del bunker, io avevo l’impressione di essere in una chiesa».

In punta di piedi

Le risonanze di alcuni giovani di Bologna in visita ai Musei di Auschwitz-Birkenau dopo un tempo di riflessione e preparazione in Italia. Un’esperienza che lascia sempre il segno.

Dopo aver dedicato un anno intero a cercare di comprendere i motivi che hanno portato l’uomo ad elaborare una vera e propria macchina di distruzione dell’uomo, il viaggio ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau ha coronato la fine di questo percorso. È difficile pensare come, anche al termine di questa esperienza, le domande sul come e sul perché sia potuto succedere tutto questo non abbiano ancora trovato una reale risposta. Nonostante questa frustrazione, l’affetto, la premura e la generosità di tutte le persone che abbiamo incontrato lungo la strada hanno reso questa intensa esperienza un po’ meno faticosa, riempiendo i nostri cuori di sincera gratitudine e di speranza che, anche in tempi bui, sia sempre possibile compiere del bene.

ILARIA

Mentre stavamo camminando dentro il campo di Birkenau, all’improvviso, nel silenzio, abbiamo visto un cervo che correva. È stato qualcosa di bello e inaspettato che contrastava in maniera forte con il luogo in cui ci trovavamo. Ed è proprio così che descriverei il nostro viaggio, come un gioco di contrasti. Le persone che abbiamo incontrato, i luoghi che abbiamo visto, i racconti che ci hanno trasmesso, tutto sottolineava questa lotta tra amore e orrore. E pur restando ben consapevole e sensibile davanti a ciò che è accaduto, ogni persona incontrata è stata come una piccola fiammella di luce e gioia che non mi sarei mai aspettata di trovare. Così, il nostro viaggio è stato questo: ricercare il bene laddove c’è stato tanto male e vedere che resiste, e vedere che è vivo.

LAURA

Le emozioni che ho provato durante la visita ai campi di Auschwitz sono state molteplici. Innanzitutto l’attesa precedente alla visita era molto grande perché finalmente mi sono potuto recare in luogo tanto visto nei libri e in televisione. Appena siamo arrivati, quando davanti ai miei occhi è apparso il campo, ho avuto la sensazione di essere anche io parte della Storia. Durante la visita ai campi, il pensiero che mi ha accompagnato senza mai abbandonarmi neanche per un istante è che ovunque io facessi un passo lì poteva aver trovato la morte ingiustamente una persona, e questo ti porta quasi a voler camminare in punta di piedi per rispetto. Sono stato molto contento di aver visto una notevole affluenza di persone nel visitare i campi, questo significa che un luogo di morte può diventare un luogo di diffusione e di conoscenza.

FABRIZIO