
Ci troviamo all’entrata di Birkenau in attesa di partecipare alla Celebrazione dell’80° anniversario della liberazione del Campo di Auschwitz. Dagli inizi del mese di novembre abbiamo visto, davanti alla porta della morte, un grande movimento di operai, trattori, ruspe. Pian piano è sorta una grandissima struttura metallica, quella che oggi ci accoglie assieme a tantissime persone, ex detenuti, autorità e Capi di Stato, tra i quali anche Sergio Mattarella. Il tema scelto come scenografia è quello del treno, dei binari. Ci sarà la possibilità di ascoltare, forse per l’ultima volta, la testimonianza di prigionieri sopravvissuti all’Olocausto. In questi mesi, anche in preparazione a questo anniversario, sono arrivate persone da tutto il mondo, tanti pullman, per lo più giovani e studenti.
Anche da noi, al Centro Massimiliano Kolbe, c’è stato un bel movimento di persone da accogliere e accompagnare alla mostra di Marian Kołodzej, gruppi o singoli. Ieri mattina abbiamo accolto in casa la giornalista di Rai 1, Stefania Battistini, per una intervista ad Anna Odi. Anna viene chiamata l’ultima prigioniera di Auschwitz. Figlia di ex prigionieri, alla fine della guerra i genitori avevano trovato lavoro (paradossalmente) presso il Museo di Auschwitz, il padre come guardiano del campo, la mamma come guida (ci ha mostrato una foto in cui accompagna Aldo Moro nella vista al Campo). Non avendo una casa, è stata offerta ai genitori inizialmente proprio una casa vicino alla porta di Birkenau, dove è nata la sorella maggiore. Poi è stata data loro la possibilità di trasferirsi in alcuni locali dell’amministrazione del Campo, dove Anna è nata . È cresciuta tra le baracche di Auschwitz- Birkenau. Poi Auschwitz è diventato il suo campo di lavoro, si dedica all’archivio, a catalogare gli oggetti che ancora si trovano, a trovare nomi di persone scomparse. Anna ha vissuto con i genitori in quella casa e ancora vive nella stessa casa, per questo è chiamata l’ultima prigioniera di Auschwitz.
Ieri anche papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus, ha esortato a non dimenticare o negare l’orrore dello sterminio di milioni di persone ebree o di altre fedi e nazionalità. Il ricordo deve portare l’umanità’ a non ripetere gli stessi errori. Anche Marian Kołodziej spesso era scoraggiato e deluso perché dopo 50 anni sembrava che nulla fosse cambiato. Oggi si ha la stessa impressione, tutto un mondo in guerra. Quando impareremo a far tesoro della storia? Ma intanto partecipiamo commosse a questa importante celebrazione, pensando anche, grate, a San Massimiliano Kolbe, al suo messaggio di perdono e amore.
Anna e Maria Angela



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