Attraversare la porta della misericordia – 1°parte

La missionaria Lucia ha conosciuto al Cenacolo di Borgonuovo, P.Luca Garbinetto della Pia Società San Gaetano. Il Padre era reduce da un viaggio a Cracovia, dove è stato ospite di alcuni amici religiosi Guanelliani. Dopo aver visitato insieme a padre Jarek e ad Antonella i luoghi dell’Olocausto, ha affidato al nostro blog la sua testimonianza.

Il secondo giorno, al mattino, la tanto attesa visita al campo di Auschwitz – Birkenau. Per me era il santuario principale da visitare. Fin da piccolo ho letto e ascoltato tanto del dramma dell’Olocausto; ho visto film che mi hanno commosso e, porto nel cuore, questa terribile pagina della storia assieme a tanti suoi testimoni che mi hanno aperto un modo nuovo di pensare e guardare Dio: Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Etty Hillesum, Dietrich Bonhoeffer… e i racconti di uomini e donne meno conosciuti, ma non meno santificati da tanta sofferenza. Sono andato ad Auschwitz senza aspettarmi nuove notizie o particolari novità: era come se conoscessi già tutto… ma ancora non avevo calpestato quella terra santa e miei occhi non avevano contemplato i segni del martirio, dell’incarnazione culminata nella croce. E così ho camminato due ore in silenzio. Tanto silenzio, ad Auschwitz. Le parole di padre Jarek erano rispettose, ed esprimevano la sua personale ricerca, dura e profonda insieme: ‘avevo promesso di non tornarci più, invece sono già almeno 20 volte che vengo!’. Siamo arrivati alle 10, un po’ tardi, c’era parecchia gente tra le baracche: ma non mi distraevano molto. I miei occhi, i miei orecchi erano tutti per quel silenzio, per le tracce degli innocenti sfregiati nella loro dignità. Morti, passati per un camino. La prima reliquia dopo le ceneri, raccolti nell’urna, sono stati i capelli delle donne, tagliati e ammucchiati per farne tessuto da vendere. I capelli sono parte vivace della bellezza delle donne. Tagliati e venduti. Poi i volti, nelle foto, di tanti uomini e donne, che provavano a rivendicare la propria dignità davanti a macchine fotografiche che li riducevano a criminali e a numeri. Le date parlavano di pochi mesi o addirittura settimane nel campo; forse era meglio così, starci da vivi era una tortura. 

14.08.15 Auschwitz (95)C’erano 5 gradi sotto zero quel giorno… e io vestito di tutto punto avevo freddo: pensavo a loro, nell’inconsistente divisa a strisce, oppure nudi e ammucchiati nel fieno, nelle brande. Il block 10, quello degli esperimenti; il cortile per le fucilazioni e l’impressionante anello a cui si agganciavano sospesi da terra i prigionieri, perché morissero soffocati. E poi il block 11, e giù giù in fondo le celle di isolamento, il buio, l’ultima tappa… e lì un cero acceso. E’ la cella 18, quella di padre Massimiliano Kolbe. Era proprio lì, che pregava e cantava, stremato, cercando di dare vita ai compagni ormai già morti, oltre che di dare la sua vita per il padre di famiglia al posto del quale si è offerto per amore. All’angolo più oscuro di questa macchina perfetta di sterminio, brilla la luce del cero pasquale… L’ha donato papa Wojtyla.

…. continua

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