Portami ad Auschwitz: la sclerosi non ferma il desiderio

L’ ambulanza dei desideri è un’iniziativa che è presente in Italia da poco meno di due anni, mentre all’estero lo è da da lungo tempo. E’ un progetto che impegna enti privati e volontari per trasformare ogni desiderio in realtà, che sia un giro al parco o, un incontro con un lontano parente o, un viaggio vero e proprio, come quello di Giorgio Foglia, affetto da sclerosi multipla. 

Un “desiderio antico” che ha origine nei più profondi meandri dello spirito e che anche una ‘malattia che scarna il corpo’ è incapace di spegnere: sembra essere questo il significato del viaggio di Giorgio Foglia, protagonista di una storia che parla proprio di quel desiderio realizzato….
Ex imbianchino ormai “forzatamente pensionato”, come lui stesso racconta nel documentario, Giorgio non ha scelto di visitare il celebre campo di concentramento solo per la sua importanza storica ma per le profonde affinità con la propria condizione.  
Il suo è stato innanzitutto un viaggio interiore.  Come i deportati, lui si è solo “trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non ho fatto nulla per meritare questo. Non ho stuprato, ucciso, rubato… mmh, forse rubato sì, ma non cose importanti, dai!”, scherza. Parlando della sclerosi multipla che lo affligge, Giorgio la paragona a una prigione, una “corazza che mi intrappola, una non-presenza. Ogni giorno sento che qualcosa scivola via senza che io possa fare nulla”.
Parole sofferenti, pronunciate con malinconia, eppure con occhi vividi . È con una sottile ironia, questa capacità di non abbattersi e scherzare sulla propria condizione, che la forza di Giorgio è esternata. La sua come quella della sua famiglia. Molto toccante nel documentario la scena dello scambio della sigaretta (la ‘paglia’) tra padre e figlio.
Ma no papà, tu non sei in prigione. Non più.”   “Lo sono Alberto. D’altronde è questo il significato, la ragione per cui siamo qui.”  L’idea di realizzare un docu-film sul viaggio è partita da Anmic, come racconta Mariagrazia Villa. “Volevamo dare a Giorgio e ai suoi compagni di viaggio un ricordo speciale di questa esperienza. Abbiamo deciso di condividerlo con la città solo in un secondo momento”.

http://www.parmateneo.it

 

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