La forza della debolezza

meditazioniEcco il colpo di scena. In mezzo alla derisione generale, i due malfattori si mettono a discutere tra di loro. Il buon ladrone dice: “non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perchè riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”                (Lc 23,40-41)

di Padre Serafino Tognetti – Ed.Shalom

Egli è nella nostra condanna, ma mentre noi paghiamo per le nostre azioni, egli non ha fatto nulla di male. Si è messo nella nostra condanna, pur potendo farne a meno. Questo stesso gesto lo compirà, duemila anni dopo, san Massimiliano Maria Kolbe. Pur potendo farne a meno, si offrì di morire al posto di un altro. Il vero gesto eroico di Kolbe non fu nei confronti dell’uomo di cui prese il posto, ma nel fatto che andò giù nel bunker con altri dieci sorteggiati a morire di fame e di sete. Entrò nella stessa condanna, mentre poteva starsene fuori, e li accompagnò alla morte, come aveva fatto il Signore Gesù…

Quei dieci condannati a morte nel bunker della fame al tempo di padre Massimiliano Kolbe morirono tutti in grazia di Dio, pregando e cantando salmi e il Santo fu l’ultimo a morire. Kolbe riuscì a fare quello che aveva fatto Gesù sulla croce con l’ultimo ladrone. Inoltre, questi non erano neanche colpevoli, mentre il buon ladrone sì. Non erano colpevoli e stavano morendo. San Massimiliano li portò dalla maledizione, dalla morte nell’odio, al perdono, alla morte nell’amore.

Ma chi può fare questo? Solo Gesù! E Gesù, in quel momento, viveva in lui.

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