Esperienze che lasciano il segno

Quaranta studenti di una scuola superiore di Forlì hanno visitato recentemente i campi di concentramento tramite il Progetto Promemoria Auschwitz 2019.

94304_1_xnl“Abbiamo deciso di rivolgere questa lettera anche agli studenti, perché era anche un modo per trasmettere quello che abbiamo imparato, non solo sui campi di concentramento ma anche sull’umanità delle persone: siamo noi che decidiamo come porci davanti alle cose, come studiare certe materie, ma non solo. Noi viviamo nell’ambito scolastico, ma non è solo questo che influenza come siamo e come saremo”.

“La cosa più impressionante è che nei campi di concentramento era tutto perfetto: tutto pensato nei minimi dettagli, è veramente una grande fabbrica del male”, riflette Francesca Pagliai, compagna di scuola di Martina, della sezione 4D. “Non solo per uccidere, ma per umiliare. Tutto è perfettamente uguale, per far sì che si annullasse proprio la persona. Inoltre abbiamo visitato Birkenau in una giornata in cui era freddo e c’era una fitta nebbia: abbiamo vissuto ancora di più l’atmosfera spettrale. E poi i binari che portano dentro al campo di concentramento di Auschwitz: lì capisci che davvero quello che vedi nei film, nelle fiction, che leggi nei libri, non è qualcosa di inventato per fare impressione, è proprio la realtà”.

“Mi ha colpito che tutto questo sia stato fatto da uomini contro altri uomini, togliendogli l’umanità” continua Martina. “Ad Auschwitz abbiamo visto gli effetti personali di coloro che sono stati nei campi di concentramento. Il campo di Birkenau, poi, è rimasto proprio così com’era: ci siamo trovati in mezzo a dove sono stati loro.

All’interno del progetto, infatti, era compreso anche uno spettacolo, “La scelta”: “Mi ha colpito molto, perché abbiamo capito che dopo questa tragedia ne sono successe altre, come la guerra della Ex Jugoslavia, di cui quasi mai si sente parlare” ha raccontato Martina. “Anche lì sono successe cose atroci. L’Europa aveva giurato che non sarebbe successo più, e invece è successo di nuovo. Vedere quello spettacolo prima di visitare i campi di concentramento mi ha proprio colpito. Si chiamava “La scelta”, secondo me, perché alla fine dello spettacolo ci hanno coinvolto, parlandoci delle tre parole più dette al mondo. Le prime due sono “ok” e “coca-cola”, la terza l’hanno chiesta a noi, ma non siamo riusciti a indovinarla. È “non posso”, ci hanno detto. E hanno chiuso lo spettacolo chiedendoci proprio “Non posso, o non voglio?”».

Una lezione per la vita, che i ragazzi hanno appreso e vogliono condividere con tutta la loro città.

tratto da: www.forlitoday.it

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